Studi e ricerche

OPG…OPG… La disumanizzazione dell’essere umano

Giovanni Giusto
15 Novembre 2013
2 commenti
OPG…OPG… La disumanizzazione dell’essere umano

6.3.1 PRESA IN CARICO SERVIZI

 

PRESA IN CARICO SERVIZI

 

2005

2006

2007

2008

2009

TOTALE

Si

11

16

12

17

22

78

No

2

0

4

8

3

17

diff. ling.

0

0

0

0

1

1

TOTALE

13

16

16

25

26

96

 

“I servizi psichiatrici pubblici conoscono bene le persone che sono entrate in OPG, per avere avuto per molti anni contatti, e non facili, con costoro. Il caso di un individuo che esordisca all’attenzione dei servizi con un atto criminale è molto rara” (Merzagora Betsos, 2002, p.119).

L’81% (78 su 96) delle donne internate risulta seguita dai servizi di salute mentale prima della commissione del reato per il quale sono state inviate in O.P.G., mentre il 18% (17 su 96) non era seguito. Questo dato è significativo e deve far riflettere sulla reale presenza dei servizi territoriali e su come sia possibile riconoscere le situazione problematiche e le persone ad alto rischio prima ancora che il problema emerga, al fine di poter ritagliare programmi di intervento preventivo adeguati.

6.3.2 UTILIZZO SOSTANZE

 

UTILIZZO SOSTANZE

 

2005

2006

2007

2008

2009

TOTALE

Alcool

5

1

4

2

2

14

Droghe

0

1

1

3

0

5

alcool – droghe

0

3

1

5

2

11

No

8

11

10

15

22

66

TOTALE

13

16

16

25

26

96

 

 

L’utilizzo di sostanze riguarda il 31% (30 casi su 96) delle donne internate. Dall’analisi è emerso che 14 casi su 30 rientrano nei disturbi dell’asse I così suddivisi: 6 donne riportavano un disturbo psicotico, 4 casi disturbo delirante, 4 casi disturbi dell’umore. Nell’asse II, invece, vi sono 16 casi di cui: 2 casi appartenenti al cluster A e ben 14 casi al cluster B. Il disturbo borderline di personalità rappresenta la maggioranza con 10 casi su 14.

Gulotta (2005, p. 179) afferma che: “Il disturbo mentale è un fattore di rischio di violenza, che la correlazione fra violenza e malattia mentale è significativa ma bassa, che il rischio di porre in essere un comportamento aggressivo è maggiormente correlato al fatto che i sintomi del disturbo diagnosticato siano attivi, e infine, che l’assunzione di droghe, in quei soggetti affetti da disturbo mentale, aumenta la probabilità di emissione di comportamenti violenti”.

6.3.3 DIAGNOSI CLINICA

 

ASSE I

DISTURBO PSICOTICO

disturbo psicotico breve
disturbo psicotico breve
disturbo psicotico cronico
disturbo psicotico cronico
psicosi paranoide cronica deliri persecuzione e riferimento schizoaffettivo personalità buon compenso clinico
psicosi cronica con disturbo personalità paranoide, ritardo mentale borderline, utilizzo sostanze
disturbo psicotico NAS con stess ambientale, allontanamento paese e cultura
disturbo psicotico con screzio paranoideo
disturbo psicotico in fase di cronicizzazione
TOTALE

9

 

 

SCHIZOFRENIA

Schizofrenia, utilizzo sostanze
schizofrenia
schizofrenia ad orientamento paranoideo
schizofrenia di tipo paranoideo
schizofrenia residuale cronica con esacerbazioni acute e fughe piromania
schizofrenia paranoide
schizofenia di tipo paranoide
schizofrenia
schizofrenia paranoide in fase di remissione
schizofrenia di tipo indifferenziato con epilessia
schizofrenia di tipo paranoideo con lieve ritardo sviluppo psicofisico, subì molestie sessuali a 8 anni
schizofrenia di tipo paranoide
schizofrenia paranoide
psicosi cronicizzata di tipo schizofrenico
schizofrenia paranoide
schizofrenia paranoide
schizofrenia paranoide cronica
schizofrenia paranoide
schizofrenia paranoide
schizofrenia indifferenziata
TOTALE

20

 

DISTURBO DELIRANTE

disturbo delirante di tipo misto
disturbo delirante cronico e depressione psicotica, utilizzo sostanze
sindrome delirante di tipo persecutorio
disturbo delirante, utilizzo sostanze
disturbo delirante contenuti mistici e religiosi e megalomanici, tematiche messianiche e persecutorie, particolare dono percepire e scoprire malefatte
disturbo delirante cronico
disturbo delirante di tipo misto e concomitante disturbo depressivo maggiore, episodio ricorrente grado moderato (asse I) su base disturbo paranoide personalità pre-morboso (asse II)
disturbo delirante di tipo somatico
disturbo delirante tipo misto (grandezza e persecutorio)
psicosi delirante cronica
disturbo delirante (natura organica ex alcolista)
disturbo delirante cronico di tipo paranoideo con tratti personalità paranoide
disturbo delirante di persecuzione
psicosi delirante di tipo persecutorio (cronica)
disturbo delirante cronico
bouffé delirante
TOTALE

16

 

DISTURBO SCHIZOAFFETTIVO

disturbo schizoaffettivo compenso, utilizzo sostanze
disturbo schizoaffettivo, utilizzo sostanze
psicosi schizoaffettiva con deliri riferimento e persecutori, alterazione affettività con periodici momenti depressivi alternati da grave eccitamento maniacale 
schizoaffettivo di personalità, utilizzo sostanze
schizoaffettivo di personalità con tratti fobici, epatopatia, HIV, dipendenza sostanze alcoliche
disturbo schizoaffettivo in remissione parziale in personalità NAS borderline e paranoide
disturbo schizoafettivo di tipo bipolare
grave disturbo schizoaffettivo
disturbo schizoaffettivo bipolare
disturbo schizoaffettivo con abuso sostanze stupefacenti ed alcool
TOTALE

10

 

DISTURBO DELL’UMORE

DISTURBI DEPRESSIVI

sindrome depressione maggiore in remissione
depressione maggiore episodio singolo grave con sintomi psicotici, ritardo mentale lieve
disturbo depressivo maggiore con episodi ripetuti di abuso sostanze alcoliche e tentativi suicidio
disturbo depressivo NAS con disturbo depressivo post- psicotico schizofrenico
depressione ansiosa instabilità emotiva, utilizzo sostanze
TOTALE

5

DISTURBI BIPOLARI

disturbo bipolare I
disturbo bipolare I
disturbo depressivo bipolare
sintomatologia ipomaniacale, utilizzo sostanze
TOTALE

4

TOTALE

9

TOTALE ASSE I

64

 

 

ASSE II

CLUSTER A

DISTURBO PARANOIDE DI PERSONALITÁ

disturbo paranoide di personalità, utilizzo sostanze
disturbo paranoide di personalità
disturbo paranoide di personalità
TOTALE

3

DISTURBO SCHIZOIDE DI PERSONALITÁ

disturbo schizoide di personalità con marcata antisocialità in tossicodipendente sieropositiva
TOTALE

1

DISTURBO SCHIZOTIPICO DI PERSONALITÁ

disturbo schizotipico di personalità cronico e reazione psicotica transitoria
disturbo schizotipico in cui si è organizzata una psicosi paranoide che si manifesta come una atendenza compulsiva nell’agire nell’affermazione di sé
TOTALE

2

TOTALE CLUSTER A

6

 

 

CLUSTER B

DISTURBO ANTISOCIALE DI PERSONALITÁ

disturbo antisociale di personalità
Disturbo antisociale, trauma cranico, cefalee ricorrenti, utilizzo sostanze
TOTALE

2

DISTURBO BORDERLINE DI PERSONALITÁ

Disturbo borderline di personalità con lieve deficit intellettivo
disturbo borderline di personalità
disturbo borderline di personalità con ritardo mentale lieve, crisi pantolclastiche, utilizzo di sostanze.
disturbo borderline di personalità con misti elementi di tipo istrionico, narcisistico di personalità, epilessia generalizzata non convulsiva, ritardo mentale moderato, utilizzo sostanze.
disturbo borderline di personalità, episodio depressivo con tratti compulsivi e abuso sostanze
disturbo borderline di personalità con abuso sostanze e discontrollo degli impulsi
disturbo borderline di personalità con tratti paranoidei e antisociali
disturbo borderline di personalità con tratti istrionici ed episodi discontrollo emotivo
disturbo borderline di personalità con aggressività verbale e fisica, epatopatia cronica, toxoplasmosi cerebrale, HIV, HCV, utilizzo sostanze.
disturbo borderline di personalità con utilizzo sostanze
disturbo borderline di personalità abuso alcolico e disturbo alimentare (anoressia, bulimia)
Disturbo borderline di personalità, tossicodipendente
disturbo borderline di personalità con utilizzo sostanze
disturbo borderline di personalità con tratti ossessivi compulsivi a volte grave e da componente ansiosa-umorale
disturbo borderline di personalità
disturbo borderline di personalità
disturbo borderline di personalità con pregresso abuso sostanze alcoliche
disturbo borderline di personalità con ritardo mentale moderato
disturbo borderline di personalità
TOTALE

19

DISTURBO ISTRIONICO DI PERSONALITÁ

disturbo istrionico con intercorrenti episodi di ipomaniacalità
disturbo istrionico di personalità, sclerosa multipla, ritardo mentale modesto, utilizzo sostanze
TOTALE

2

DISTURBO MISTO DI PERSONALITÁ

disturbo misto di personalità (borderline e antisociale) e disturbo alcool e sostanze
disturbo misto di personalità con tratti borderline e istrionici ed episodi di discontrollo emotivo
disturbo di personalità emotivamente instabile di tipo impulsivo con marcati tratti antisociali, ritardo mentale lieve, abuso alcool
TOTALE

3

TOTALE CLUSTER B

26

TOTALE ASSE II

32

“Che nell’OPG siano particolarmente rappresentate le diagnosi di psicosi non stupisce, poiché sono comunque gli psicotici che hanno maggiori possibilità di ricevere una valutazione di incapacità di intendere e di volere, prodromica alla prognosi di pericolosità ed all’internamento. Stupiscono, piuttosto, le percentuali non esigue di soggetti con altre diagnosi che si ritrovano in questi istituti.

Una ricerca abbastanza recente condotta su 118 pazienti selezionati fra gli internati nei tre OPG del Centro-Nord (Reggio Emilia, Montelupo Fiorentino, Castiglione delle Stiviere) ha evidenziato che si tratta in grande maggioranza di soggetti psicotici, che hanno commesso gravi reati contro la persona, spesso recidivi (Merzagora Betsos, 2002).

Dal grafico si evince che il 67% (64 casi su 96) delle donne internate presenta un disturbo psichiatrico inquadrabile nell’asse I, inoltre in 14 casi è riscontrabile una comorbidità (evidenziata in viola in tabella). Il 33% (32 casi su 96) riguarda l’asse II, in 22 casi si evidenzia anche una comorbidità, 3 casi cluster A e 19 cluster B.

ASSE I

disturbo psicotico

9

Schizofrenia

20

disturbo delirante

16

disturbo schizoaffettivo

10

disturbo dell’ umore

9

TOTALE ASSE I

64

Dal grafico si evince che la diagnosi di schizofrenia riguarda il 31% (20 casi su 64), a seguire il disturbo delirante con il 25% (16 casi su 64), il disturbo schizoaffettivo con il 16% (10 casi su 64), il disturbo dell’umore e il disturbo psicotico entrambi rappresentati dal 14% (9 casi su 64).

Dal grafico si evidenzia che per l’asse II, la maggior parte dei disturbi di personalità l’81% (26 casi su 32) sono inquadrabili nel cluster B, mentre il rimanente 19% (6 casi su 32) si riferisce al cluster A.

ASSE II

CLUSTER A

disturbo paranoide di personalità

3

disturbo schizoide di personalità

1

disturbo schizotipico di personalità

2

TOTALE CLUSTER A

6

Per quanto riguarda il cluster A sono presenti: 3 casi di disturbo paranoide di personalità, 2 casi di disturbo schizotipico di personalità e 1 caso di disturbo schizoide di personalità.

CLUSTER B

disturbo antisociale di personalità

2

disturbo borderline di personalità

19

disturbo istrionico di personalità

2

disturbo misto di personalità

3

TOTALE CLUSTER B

26

TOTALE ASSE II

32

Nel cluster B i risultati appaiono più interessanti, il 72% (19 casi su 32) riporta un disturbo borderline di personalità, il disturbo misto di personalità con il 12% (3 casi su 32) e sia il disturbo antisociale di personalità che il disturbo istrionico di personalità con l’8% (2 casi su 32).

Dal grafico è possibile notare che non è presente la diagnosi clinica di disturbo narcisistico di personalità.

 

–  VITTIME DEL REATO

 

VITTIME DI REATO:

 

VITTIME DI OMICIDIO

 

VITTIME DI OMICIDIO

Madre

4

Padre

1

strage famiglia

1

Nonna

1

Coniuge

4

Figli

7

Nipotina

1

altri

1

n.p.

3

TOTALE

23

 

Dal grafico si evince che su 23 casi di reato di omicidio (art. 575 c.p.), 7 casi sono stati commessi nei confronti dei figli.

L’infanticidio è commesso da madri che sentono il figlio come una propaggine di sé e dunque ritengono di poter disporre della sua vita : io l’ho creato e io lo posso distruggere (De Pasquali, 2007). Le donne che commettono questo tipo di reato hanno una personalità immatura e si sentono inadeguate a svolgere il ruolo materno, con tutte le responsabilità connesse.

La diagnosi clinica di disturbo dell’umore di tipo depressivo, sono presenti 2 casi, può emergere per il fatto che la madre, sentendosi incapace d’accudire il piccolo, lo considera un infelice, in quanto generato da lei e da lei dipendente. La donna si identifica col bambino e proietta su di lui le sue angosce: uccidendo lui uccide in realtà se stessa (De Pasquali, 2007, p. 68).

È presente 1 caso di disturbo bordeline di personalità, le donne in cui è riscontrabile questo tipo di diagnosi sono incapaci di provare empatia e la cui mancanza di compassione e di istinto materno porta, in momenti di confusione mentale, alla soppressione del neonato, col quale la madre non è riuscita a stabilire la benché minima relazione.

Inoltre, relative al reato di infanticidio sono presenti le seguenti diagnosi: 1 caso disturbo psicotico NAS, 1 caso schizofrenia paranoide, 1 caso disturbo delirante e 1 caso disturbo schizoaffettivo.

A seguire vi sono 4 casi di matricidio: 2 compiuti da donne con diagnosi clinica di schizofrenia, 1 caso di disturbo schizoaffettivo e 1 caso di disturbo schizotipico di personalità.

Per quanto riguarda il soggetto con diagnosi di schizofrenia compie il matricidio perchè incapace di rompere il legame simbiotico con la madre se non attraverso l’annientamento fisico.

La figura paterna, invece, è assente o di scarso valore e finisce per rinchiudere il matricida nell’ambito ristretto del potere materno (Costanzo, Barducci & Bruno, 1988).

La madre viene vissuta come una figura connotata da un enorme potere, intrusiva, soffocante, castrante qualsiasi iniziativa, di ostacolo ad ogni possibilità di evoluzione. Il soggetto che compie matricidio è caratterizzato da una personalità rimasta infantile, dipendente, scarsa di autonomia psichica, incapace di sostenere i pesi della vita e le scelte che ne conseguono, scelte che rimandano a valori paterni, ad assunzione di responsabilità e ad un rapporto adulto col mondo sociale e con l’autorità (Costanzo, Barducci & Bruno, 1988).

Per liberarsi da questa sorta di giogo psichico il soggetto compie l’omicidio, un gesto estremo di auto-affermazione, col quale tuttavia non riesce a scindere l’indissolubile legame materno che fantasticamente continua a persistere anche dopo la morte della genitrice (De Pasquali, 2005).

A seguire il delitto di uxoricidio 4 casi.

Inoltre, un caso in cui la vittima è il padre; le donne uccidono il padre come emblema di un potere vuoto, di norme e consuetudini che esse non accettano più, un padre che spesso si dimostra inconsistente e prepotente (Kantzà, 2005).

I

VITTIME DI TENTATO OMICIDIO

 

VITTIME DI TENTATO OMICIDIO

Madre

1

Padre

2

Coniuge

2

Figli

1

Sorella

1

Altri

5

n.p.

1

TOTALE

13

Dal grafico si riscontra che le vittime di tentato omicidio (art. 56-575 c.p.) sono in 5 casi su 13 all’esterno del nucleo familiare, a seguire vi sono il padre e il coniuge 2 casi ciascuno.

TIPOLOGIA DEL REATO

TIPOLOGIA DEL REATO

REATI CONTRO LA PERSONA

omicidio art. 575 c.p.

23

tentato omicidio art. 56-575 c.p.

13

maltrattamenti in famiglia art. 572 c.p.

12

lesioni personali art. 582

15

sequestro persona art. 605 c.p.

1

calunnia art. 368 c.p.

1

minacce art. 612 c.p.

1

circonvenzione persone incapaci art. 643 c.p.

1

violenza privata art. art. 610 c.p.

1

violazione domicilio art. 614 c.p.

2

disastro doloso art. 434 c.p.

1

strage art. 422 c.p.

1

TOTALE

72

REATI CONTRO IL PATRIMONIO

rapina art. 628 c.p.

6

tentata rapina art. 56-628 c.p.

4

danneggiamento art. 635 c.p.

2

incendio art. 423 c.p.

5

tentato incendio 56-423 c.p.

1

furto art. 624

3

TOTALE

21

REATI CONTRO LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

inosservanza provv.ti A.G. art. 650 c.p.

1

resistenza pubblico ufficiale art. 337 c.p.

2

TOTALE

3

La ricerca di Russo su 169 dimittendi dall’OPG di Barcellona Pozzo di Gotto stabiliva che nel 39,5% dei casi si trattava di autori di omicidio o tentato omicidio, e in un altro 20,12% di autori comunque di reati violenti; fra i 118 internati nei tre OPG del Centro Nord studiati da Fioritti et al., in circa metà dei casi (42,7%) il reato che aveva condotto all’internamento era l’omicidio, e solo nel 20,5% dei casi non si trattava di reati contro la persona (Merzagora Betsos, 2002).

Dal grafico si riscontra che il 75% (72 casi su 96) riguarda i reati commessi contro la persona, il 22% (21 casi su 96) i reati contro il patrimonio e il 3% (3 casi su 96) i reati contro la Pubblica Amministrazione.

Nella tabella –TIPOLOGIA DEL REATO-  nel caso in cui il soggetto è imputato di più reati ho considerato quello più grave. La gravità è valutata in base alla durata della pena da scontare.

Nella tabella ho suddiviso i reati contro la persona:

DURATA DELLA MISURA

 

Dalla tabella –DURATA DELLA MISURA- è possibile constatare che manca una correlazione del tipo di reato e della sua gravità con il periodo di permanenza, questa dipende, invece, dal riesame della pericolosità sociale.

L’art. 207 c.p. stabilisce il principio per cui le misure di sicurezza, una volta applicate, non possono essere revocate se le persone ad esse sottoposte non hanno cessato di essere socialmente pericolose.

Il giudizio di cessazione o permanenza della pericolosità è effettuato dal magistrato di sorveglianza in due casi:

–          riesame obbligatorio (ai sensi dell’articolo 208 c.p.), da attuarsi quando è decorso il periodo minimo di applicazione della misura di sicurezza stabilito dalla legge;

–          riesame eventuale (ai sensi del comma 4 dell’art. 69 O.P.), da attuarsi, su richiesta del P.M.  o su istanza dell’interessato, in funzione di una revoca anticipata della misura in corso di esecuzione.

La pericolosità sociale dell’internato è da ricercarsi prevalentemente in una condizione psichica di patologia mentale, il magistrato non potrà prescindere dall’acquisizione di valutazioni medico- legali in relazione all’evoluzione delle condizioni del soggetto dal momento dell’internamento a quello in cui viene effettuato il riesame.

Le valutazioni potranno essere fornite da un indagine peritale specificatamente disposta ovvero da dettagliata relazione tecnica dei sanitari preposti all’istituto di internamento.

Il magistrato, inoltre, non potrà tener conto esclusivamente dei dati di natura psichiatrica, ma dovrà portare la sua attenzione anche su altri elementi indicati dagli articoli 203 e 133 c.p., sul comportamento tenuto nel periodo di privazione della libertà e sulle concrete possibilità di reinserimento sociale.

Assumono particolare importanza la relazione dell’U.E.P.E. e quella, eventuale, del Servizio di salute mentale della A.S.L. del luogo in cui l’interessato abbia operato prima dell’internamento o in cui andrà a risiedere dopo la dimissione (Canepa & Merlo, 2006).

Il magistrato di sorveglianza  provvede alla acquisizione degli elementi istruttori e alla loro valutazione nel quadro del procedimento di sorveglianza.

Con l’ordinanza terminativa, il magistrato può:

–          confermare la permanenza della pericolosità sociale e, di conseguenza, prorogare (nel caso di riesame obbligatorio) o non revocare anticipatamente (nel caso di riesame eventuale) la misura di sicurezza;

–          dichiarare cessata la pericolosità e, conseguentemente, revocare la misura di sicurezza;

–          dichiarare che la pericolosità del soggetto è aumentata o diminuita e, di conseguenza, trasformare la misura di sicurezza in pejus, passando da una misura non detentiva ad una detentiva o in melius, passando da una misura detentiva ad una non detentiva (Canepa & Merlo, 2006).


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2 risposte.

  1. Alfio ha detto:

    Soffro di disturbi bipolari e a causa di questi disturbi sono stato denunciato per atti persecutori e lesioni personali. Io non ricordo la vicenda ma cosa può accadere in fase processuale?

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