Studi e ricerche

OPG…OPG… La disumanizzazione dell’essere umano

Giovanni Giusto
15 Novembre 2013
2 commenti
OPG…OPG… La disumanizzazione dell’essere umano

4.1 SCHIZOFRENIA E COMPORTAMENTI CRIMINALI

 

L’inquadramento clinico delle psicosi non sempre risulta facile e talvolta ardue sono le valutazioni in ambito medico-forense.

Le divergenze sono riscontrabili a partire dai due più noti sistemi classificatori l’I.C.D-10 e il D.S.M.-IV-TR (2001).

Nell’I.C.D.-10 sono riconosciute le quattro forme classiche (F20.0; F20.1; F20.2; F20.6). Sono inoltre previste, nel gruppo della schizofrenia, la schizofrenia indifferenziata (F20.3), la Depressione post-schizofrenica (F20.4) e la schizofrenia residua (F20.5). Separate dalla schizofrenia vengono annoverate la Sindrome schizotipica (F21), le Sindromi deliranti persistenti (F22), le Sindromi psicotiche acute e transitorie (F23), la Sindrome delirante indotta (F24), le Sindromi schizo-affettive (F25).

Nel D.S.M.-IV-TR (2001) nel gruppo della schizofrenia sono previsti quattro sottotipi:

F20.0x Tipo Paranoide

F20.1x Tipo Disorganizzato

F20.2x Tipo Catatonico

F20.3x Tipo Indifferenziato

F20.5x Tipo Residuo

Categorie a se stanti sono:

F20.8 Disturbo schizofreniforme

F25.x Schizoaffettivo

F22.0 Delirante

Una loro collocazione autonoma hanno, tra gli altri, il Disturbo schizofreniforme, quello schizoaffettivo, quello delirante, il Disturbo psicotico breve, il Disturbo psicotico condiviso, il Disturbo psicotico indotto da sostanze e i Disturbi di personalità schizotipico e schizoide (Fornari, 2008).

A partire da questa premessa necessaria esaminiamo ora le psicosi schizofreniche.

Un esordio subdolo e oligosintomatico sotto il profilo clinico, non significa “silenzio” della malattia sotto il profilo criminologico.

Infatti, nella “fase medico-legale” della malattia, intendendo per tale il periodo prodromico della psicosi in cui ancora non sono del tutto evidenti i segni che, a quadro conclamato, serviranno a porre diagnosi certa di schizofrenia, ma in cui avvengono “i reati sintomo” o “atti dissociati” (Fornari, 2008).

Questi “folli gesti” sono considerati talora un “atto di liberazione” o “tentativo di difesa” della propria individualità; essi, in realtà, non sono altro che l’espressione di turbe psicopatologiche.

Il compito del perito è comprendere il significato del sintomo e del comportamento , in un’ottica di indagine che segua due criteri fondamentali: l’uno longitudinale e l’altro trasversale (Fornari, 2008).

“Il primo consente, attraverso un accurato studio anamnestico-critico, di seguire nel tempo il divenire della personalità del soggetto, di afferrare se e quando si sono stabilite modificazioni significative del quadro di base. Il secondo criterio documenta analiticamente il quadro sintomatologico al momento dell’indagine. Il che permette poi un utile confronto con quanto raccolto in base al metodo longitudinale e aiuta a mettere in luce il momento, la ragione, la situazione in cui sono avvenuti una frattura più o meno stridente e sconcertante nel fluire armonico di quella personalità e un chiaro deterioramento del suo funzionamento nelle attività connesse al ruolo sociale” (Fornari, 2008, p. 566).

Nel corso delle fasi attive o floride (fase di scompenso acuto, bouffée delirante acuta)  per la peculiare compromissione dell’Io e del rapporto con il reale, la commissione di azioni violente verso cose o persone diviene più probabile: in presenza di situazioni deliranti o allucinatorie, quando il controllo di coscienza è intensamente e globalmente compromesso, quando i sintomi psicotici prevalgono, il rischio di aggressioni, di violenze su cose o persone, di incendi, di lesioni, di omicidi aumenta (Ponti, 2008). Si tratta di delitti spesso immotivati, imprevedibili, che possono talora esplodere fulmineamente, nel corso di bouffées deliranti con stato confusionale, eccitazione psicomotoria, intensissimi fenomeni allucinatori: l’esplosione aggressiva è di solito la conseguenza dell’atmosfera minacciosa o terrificante che assume per il soggetto con disturbo mentale la realtà che egli percepisce come mutata (Ponti, 2008).

L’aggressività può essere diretta conseguenza di un delirio, ad esempio di un immotivato timore nei confronti del prossimo da cui egli si sente minacciato; oppure, possono realizzarsi delitti di natura estremamente violenta, sotto la spinta di allucinazioni imperative.

Con elevata frequenza sono esposti al rischio di aggressioni i familiari e chi vive a contatto con il soggetto; ma talvolta sono oggetto di violenze anche persone del tutto estranee.

L’omicidio commesso dalla persona con disturbo mentale, nel momento in cui vi è l’esistenza di danneggiamento del cadavere; l’ustione del cadavere fino alla sua totale o parziale carbonizzazione; il cannibalismo; possono costituire un motivo di sospetto di presenza di patologia di mente nell’autore, se connotato da disorganizzazione ed evidenti incongruenze comportamentali concomitanti o immediatamente successive (il fuggire afinalistico ed in coordinato, il mostrarsi indifferenti verso eventuali testimoni al fatto, il lasciare palesi tracce sul luogo del delitto, l’assistere assorti, indifferenti e muti al rinvenimento del cadavere , l’ammettere spontaneamente le proprie responsabilità, l’esporre in maniera confusa e disordinata il succedersi degli eventi) (Fornari, 2008).

Per quanto riguarda il mezzo utilizzato, i soggetti patologici si servono soprattutto delle mani, di armi bianche, di corpi contundenti e di veleno: un numero molto esiguo usa armi da fuoco.

Molte persone con disturbo mentale hanno ingerito, prima del reato, alcol o sostanze stupefacenti (Fornari, 2008).

L’osservazione clinica condotta nell’immediatezza del fatto o in un periodo di poco successivo può non consentire la rilevazione di tutti quei disturbi patologici psichici propri della schizofrenia, che invece riemergeranno più avanti nel tempo e vanno incontro ad una loro evoluzione. In tale situazione si verifica una decongestione,una deplezione psicotica dovuta al fatto che nel passaggio all’atto il soggetto ha scaricato il suo fervore psicopatologico e quindi la sua produzione psicotica (Fornari, 2008).

In fase di scompenso i disturbi psicopatologici di più frequente riscontro sono: sindromi confusionali; bouffées deliranti acute; brevi esperienze di derealizzazione. Attraverso l’evoluzione dell’episodio acuto o la sua trasformazione in altri quadri psicopatologici sarà possibile accertare la  diagnosi.

Ai fini dell’imputabilità è rilevante l’omicidio-impulso, in cui i quadri di patologia mentale sopra menzionati assumono un preciso significato a livello criminogenetico e criminodinamico, ciò non sussiste, invece, nel caso dell’omicidio-progetto connotato dalla premeditazione e dall’intenzionalità, come ad esempio negli omicidi mafiosi e terroristici.

È importante sottolineare un’unica eccezione relativa al reato progettato e lucidamente premeditato dal delirante di persecuzione o di gelosia o di riforma o di grandezza e di colpa e di indegnità.

I reati contro la persona, possono venir commessi nella fase medico-legale della malattia schizofrenica, in quella condizione che in psicopatologia prende il nome di “stato d’animo delirante” o Wahnstimmung: quadro tipico di un esordio schizofrenico o schizo-affettivo (Fornari, 2008).

“Esso consiste in una sensazione angosciosa terribile di una progressiva e indefinibile trasformazione del mondo, di un cambiamento degli atteggiamenti degli Altri che assumono sinistri, misteriosi e, al contempo, inafferrabili significati” (Fornari, 2008, p. 569).

In questo stato d’animo possono presentarsi allucinazioni uditive e visive importanti in campo criminologo.

Le più pericolose sono le allucinazioni acustiche a contenuto minaccioso, accusatore, ingiurioso e soprattutto le allucinazioni psichiche (imperative), che impongono cioè al soggetto atti di ogni specie, e quindi anche ripugnanti, pericolosi, violenti (Mastronardi, 2001).

Le allucinazioni visive, invece, assumono importanza criminogena quando sono a contenuto minaccioso e terrificante e, determinando stati di angoscia, possono spingere il soggetto ad atti di violenza di ogni genere (Mastronardi, 2001).

Nei deliri, ovvero un insieme di idee incorreggibili e dal contenuto patologico, il soggetto non riconosce il contenuto morboso ma ritiene che siano veritieri.

Il delirio si manifesta su base interpretativa (con o senza allucinazioni), intuitiva (intuizione o aspirazione delirante, come nel delirio mistico-religioso, come nel delirio mistico-religioso) o immaginativa (delirio assurdo e sconnesso) (Fornari, 2008).

In base al contenuto si distinguono (Fornari, 2008):

  • delirio di rovina, colpa, autoaccusa, fino alla sindrome di Cotard (o delirio di negazione. Si riscontrano nelle depressioni endogene o maggiori;
  • di persecuzione, di riferimento e di nocumento (come nelle schizofrenie paranoidi e nelle sindromi paranoidi in genere);
  • di trasformazione cosmica e di autotrasformazione (come nella schizofrenia ebefrenica);
  • di gelosia (come nella paranoia alcolica);
  • di grandezza e di riforma, come nelle sindromi paranoidi.

A partire da una idea delirante primaria, il soggetto può elaborare un costrutto delirante che spesso impressiona per la lucidità del discorso e per la sua consequenzialità (Mastronardi, 2001).

Il delirio di persecuzione è il più importante da un punto di vista criminologico, poiché il soggetto si crede vittima di insidie, raggiri, condanne, tentativi di avvelenamento da parte dei parenti, amici e di conseguenza reagisce aggredendo (Mastronardi, 2001).

In questo tipo di delirio, i persecutori sono agli inizi ignoti e il soggetto  schizofrenico va alla ricerca degli stessi. Nel momento in cui crede di averne individuato anche solo uno, il passaggio all’atto è molto probabile (Fornari, 2008).

Tutti i deliri possono dare origine ad attività delittuose, meno criminogenetici però sono i deliri scientifici, di grandezza, genealogici, proprio per la possibilità che essi hanno di “autoesaurirsi” o di “incistarsi” in una produttività “fredda”; tranne che il soggetto, alla ricerca di una spiegazione del suo stato, identifichi in precisi soggetti i responsabili del suo “fallimento” come “scienziato” o come “inventore”; allora il delirio si riattiva (“caldo” o “florido”) e coinvolge sempre più il paziente in tematiche che esigono la punizione dei persecutori, dei diffamatori che egli è convinto essere la causa del suo male (Fornari, 2008).

Di notevole importanza, inoltre, sono: il delirio di querela, di rivendicazione ed il delirio di gelosia per le reazioni violente cui dà luogo e che spesso conducono all’omicidio (Mastronardi, 2001).

I comportamenti non aggressivi ma semplicemente bizzarri, incongrui e strani sono ben più comuni in tutti i tipi di schizofrenia specie nelle forme residuali e possono sfociare in: furti malamente compiuti e non organizzati, stolidi reati impulsivi, esibizionismo, danneggiamenti, disturbo della quiete pubblica, ingiurie, oltraggi: delitti indicativi soprattutto di impoverimento della personalità, deterioramento, difetto di critica e di giudizio, dovuti alla cronicizzazione del disturbo (Ponti, 2008).

Solo una piccola minoranza di psicotici, ciò nonostante  è socialmente pericolosa. Nella maggioranza dei casi, se i pazienti nelle fasi acute vengono controllati con adeguati farmaci specifici e supervisione adeguata, di solito è possibile evitare azioni irresponsabilmente catastrofiche o violente. Situazioni pericolose possono verificarsi quando un episodio acuto di psicosi insorge o si ripete in un individuo che non sia sotto il controllo del terapista o che non abbia parenti da chiamare in causa per farlo curare (West, 1990).

Ai fini dell’imputabilità il perito dovrà accertare il vizio totale o parziale, a seconda del disturbo psicopatologico, dell’entità della sintomatologia esistente al momento del fatto, del grado di destrutturazione e disgregazione psicotica presente nella personalità del periziando (Fornari, 2008).


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2 risposte.

  1. Alfio ha detto:

    Soffro di disturbi bipolari e a causa di questi disturbi sono stato denunciato per atti persecutori e lesioni personali. Io non ricordo la vicenda ma cosa può accadere in fase processuale?

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