Vaso di Pandora

Nuove tecnologie, democrazia e diritti: la sfida di governare il cambiamento

Dopo che le nuove tecnologie si sono ampiamente estese ci si chiede quale sia il loro impatto sulla vita delle persone e delle comunità. La loro diffusione è pervasiva, sta interessando ogni ambito e produce profondi cambiamenti in sanità, nei rapporti con le amministrazioni, il commercio, il turismo, il mondo bancario, assicurativo. 

Ancora da determinare è come tutto questo incida sull’organizzazione sociale, la qualità della vita e il benessere ma anche quale sia la capacità delle persone di adattarsi a questa rivoluzione carica di pericoli e potenzialità. Il rischio è legato all’utilizzo ma anche all’esclusione. In altre parole si dà per scontato che tutti accedano al nuovo mondo tecnologico considerato come unico ma ciò non è vero. In ambito sanitario, tanto per fare un esempio, solo la metà della popolazione è in possesso del Fascicolo Sanitario Elettronico.

Ogni tecnica tende ad imporsi perché funziona e così soppianta altri approcci. Con questa evidenza devono confrontarsi le organizzazioni, ma anche etica, politica e legge. È stato così per il vapore, l’elettricità, il telefono, la televisione ed è così per internet e l’intelligenza artificiale. Rispetto al passato la potenza di queste ultime è assai elevata e pertanto può essere ancora più difficile la loro regolamentazione, specie se ad esempio come nelle telecomunicazioni e televisioni, non si sono definiti limiti e conflitti di interessi in ambito economico e politico. Posizioni antitecnologiche e il luddismo, non possono fermare il processo e tuttavia vanno considerate, come contrasto al pensiero unico. 

Tecnologie pervasive e trasformazioni sociali

La tecnologia assume funzioni sostitutive dell’essere umano oppure formative, integrative o migliorative e persino creative delle potenzialità delle persone. Si pensi alle nuove professioni collegate ad internet e agli effetti dell’Intelligenza Artificiale e al contempo quelle che rischiano di essere superate e non più necessarie.

Siamo all’interno di una rivoluzione che, a mio avviso, è molto interessante ma va vista con un pensiero critico. La velocità dei cambiamenti è tale da superare le capacità adattative delle persone e i tentativi normativi. La scoperta scientifica è quasi automaticamente applicazione tecnica e viceversa. Gli approcci legislativi devono essere indirizzati ai gestori delle piattaforme e ai cittadini, tutti e non solo ai minori.

Salute mentale, dipendenze e qualità delle piattaforme digitali

In un precedente contributo avevo evidenziato alcune delle correlazioni tra nuove tecnologie e funzionamento mentale, in particolare nei minori.  Da più parti viene indicato un ruolo delle nuove tecnologie nell’aumento delle manifestazioni neuropsichiatriche, delle dipendenze e del gioco patologico, la privazione del sonno, aumento dei suicidi, isolamento sociale. Questo ha portato in diversi Paesi ad intraprendere azioni legislative e ad indicare la necessità di interventi educativi che non devono essere alternativi ma cooperativi. 

Il tema della qualità delle piattaforme è cruciale sapendo che esse tendono a sfuggire ad ogni tentativo di regolamentazione. Questo è il problema principale per un uso sano, sicuro e utile. Il persistere dell’accesso in anonimato, l’uso di ogni linguaggio (compresi quelli di odio), la continua immissione di pubblicità e messaggi hanno pesanti effetti. Internet è un mondo, e come tale, al suo interno vi è di tutto, lecito e illecito, sano e malato. 

Per questo è importante definire chi può accedere (verifica identità ed età) e al contempo imporre regole su come debba essere progettata e costruita la piattaforma in modo da rendere trasparenti gli algoritmi, limitare tempo di permanenza e disincentivare l’utilizzo compulsivo e la dipendenza. A questo proposito è importante limitare lo scorrimento infinito, la riproduzione automatica e le notifiche intrusive, proibendole durante le ore notturne. Così immagini e linguaggi offensivi e di odio.

Algoritmi, responsabilità e tutela dei soggetti vulnerabili

Gli algoritmi non sono solo informativi, ma anche predittivi e orientativi, in grado di dare consigli e di rispondere a domande, promuovere comportamenti. Strumenti così concepiti devono avere precisi profili di responsabilità legale ed etica.  In particolare verso soggetti vulnerabili come i minori. Esula dalle mie competenze se siano possibili applicazioni di norme già esistenti (art. 2050 del Codice civile o altri) o se debbano esserne introdotte di nuove ma certamente il tema va affrontato. Essendo un mondo vi devono essere forme di tutela contro i reati, il cyberbullismo e l’esposizione a contenuti autolesionistici, sessuali o disturbanti con precise responsabilità dei gestori.

Potere tecnologico, interessi economici e democrazia

Come detto, le regole di accesso alle piattaforme, la verifica anagrafica e la tipologia di algoritmi dovrebbero essere orientati al rispetto dei diritti, della dignità, della salute. Ciò rischia di contrastare con altri scopi dei gestori come quelli del commercio, del controllo sociale, del condizionamento politico ed elettorale. È evidente come in questo periodo vi sia una convergenza di interessi tra negazionismo climatico, mantenimento delle fonti fossili, armi e nuove tecnologie. Vi è un processo di privatizzazione dei beni comuni, fonti energetiche, acqua, aria, spazio e fa parte di questo processo l’attacco alla democrazie, alla cooperazione multilaterale, a forme di regolazione internazionale.

Questo implica anche la creazione di cittadini orientati a sostenere queste politiche o perlomeno a tollerarle senza disturbare. Tanti input per creare confusione e indifferenza. Ciò è tanto più rilevante a fronte di un pianeta che per la prima volta nella sua esistenza vede una popolazione umana che raggiungerà i 10 miliardi al 2050 diviene cruciale il tema della disponibilità di risorse alimentari, energetiche, sanitarie. La tecnologia non è affatto neutrale e può essere alla base di razzie, guerre e ingiustizie.

È questo il nodo e al centro, già da ora, andrebbe posta la questione delle equilibrate e giuste co-esistenze umane e dei viventi sul pianeta, la tutela delle diverse forme di vita. A questo dovrebbero essere declinate le nuove tecnologie, uscendo dalla prospettiva che vede la vita nelle sue diverse forme come mera rappresentazione deumanizzata e non come prassi umane reciproche.

In sostanza si pone il problema etico, politico e democratico dell’uso di questi strumenti. 

Il ruolo degli adulti nella regolamentazione e nell’esempio educativo

A partire dagli adulti e non dai minori. Ad esempio la politica anche internazionale, nazionale viene comunicata direttamente dai leader tramite brevi post sui social. Anche quando si tratta di guerre o importanti decisioni pubbliche. La regolamentazione, etica, politica ed educativa dovrebbe partire dal mondo adulto, con forme di autolimitazione in base anche al buon senso e al galateo nelle attività quotidiane. Basta guardare i clienti dei ristoranti o i passeggeri dei treni. O addirittura vi è chi usa i telefoni durante la guida con conseguenze anche per la sicurezza. A tal fine basterebbe imporre che il cellulare vada riposto nel bagagliaio. Ancora i telefoni non dovrebbero essere nelle camere da letto e utilizzati nella notte. Lo stesso per molti siti che come i negozi dovrebbero avere orari di apertura/utilizzo.

Il mondo adulto è di riferimento e confronto (anche scontro) per quello dei giovani. La normativa non può essere incoerente. Il mondo adulto è impreparato quanto e forse di più di quello giovanile. Si è formato in un altro contesto e questo può essere un vantaggio. 

Lavoro, diritti e il costo nascosto dell’innovazione digitale

Vi è una narrazione distorta che alimenta l’idea del tecnologico come leggero, immateriale e libero quando invece è altamente energivoro e può associarsi a forme regressive e sfruttate di lavoro come accade con i rider o gli addetti al commercio on line. Questo apre il tema dell’unitarietà dei diritti e delle tutele. Lo si è già visto con il fordismo, le catene di montaggio. Lo ha rappresentato Charlie Chaplin in Tempi Moderni, Gianmaria Volontè in La classe operaia va in Paradiso di Elio Petri (1971). La vita nei call center, dei rider… restano frammenti nella destrutturazione dei diritti e della vita. Eppure le nuove tecnologie potrebbero essere essenziali per la lotta alle mafie, all’evasione fiscale, alla prevenzione degli incidenti sul lavoro, la qualità della vita. 

Educare all’uso consapevole delle tecnologie

I minori da potenziali vittime da proteggere possono essere i protagonisti di percorsi educativi nei quali è essenziale la formazione all’uso di tutti gli strumenti che ormai sono in ogni casa e pertanto accompagnano la crescita. Con essi dovranno confrontarsi per tutta la vita. Servono, quindi, percorsi formativi per i genitori e adulti e non solo dei minori al fine di creare una cittadinanza consapevole e critica. Il tema della partecipazione dei giovani alla vita pubblica è cruciale e pertanto il diritto di voto e la maggiore età andrebbe spostata a 16 anni.

Se è evidente, come suggerito da diverse società scientifiche, che la disponibilità di device non deve essere data nella fascia 0-3 anni, la visione proibizionista rischia di far percepire internet solo come pericolo e non come grande potenzialità, di creare norme punitive (multe ai genitori) inapplicabili e pertanto non utili, quando non dannose.  

Il tema è quello dell’educazione e del contesto dei diritti nel quale gli strumenti vengono usati. È fondamentale lo sviluppo del pensiero critico, delle potenzialità artistiche, sportive, culturali. Bisogna ripensare all’intersoggettività, all’inter-corporeità. Non si può regolare internet senza pensare ai corpi. 

Far seguire ad ogni ora passata su internet, 5 ore di attività motoria, culturale gruppale fondate sulla cooperazione, il rapporto tra pari, dialogo, forme innovative di didattica, giorni senza internet, peer e tutor. Bisogna trovare forme e occasioni regolari per stare assieme ed evitare la solitudine, l’abbandono, le povertà. Tutto questo correla poi con condotte disfunzionali e devianti. 

Pensiero critico, socialità e contrasto alla povertà educativa

Per questo credo sia necessario cogliere le dimensioni della povertà educativa e culturale dei ragazzi. Secondo indagini di Save The Children (2022), il 67,6% dei minori di 17 anni non è mai andato a teatro, il 62,8% non ha mai visitato un sito archeologico e il 49,9% non è mai entrato in un museo. Poi il 41% non è mai andato al cinema. Sono ancora molto attuali le parole di Tullio De Mauro su semianalfabetismo e analfabetismo di ritorno.

La scuola è sostanzialmente l’unica ad essere di tutti, poi ciascun minore inizia e svolge le proprie attività extrascolastiche. Mense, sport, gite scolastiche, teatro e attività espressive sono fondamentali ma devono essere gratuite e per tutti. Un grande peso ha la povertà dei genitori, delle famiglie e in generale degli adulti. È carente l’educazione alle relazioni affettive e sessuali, alla responsabilità, all’uso adeguato della rete, a stili di vita sani, alla conoscenza delle droghe, alcool e fumo. Gli adulti vanno dal lassismo al divieto assoluto, spesso dichiarato ma non praticato, incapaci di giusta misura, autorevolezza, equilibrio.

C’è bisogno di esempi positivi a scuola nel rapporto con i genitori, nei campetti di calcio per partecipare divertirsi, vincere e saper perdere. Di questa mala-education occorre tenere conto per comprendere come si creino circoli viziosi, tra fenomeni diversi, amplificati e talora potenziati dai social con non si limitano a diffonderli ma anche a crearli, formando insieme appartenenze e identità. Si realizza quello che viene definito l’effetto “Dunning-Kruger” nel quale la bassa cultura e l’influenza dei social media potenziano la presunzione individuale con un effetto moltiplicatore.

Cultura, relazioni e cittadinanza digitale

Per avere un utilizzo sano delle nuove tecnologie è essenziale investire nella cultura non solo come rappresentazione artistica, spettacolare e turistica, ma nella cultura della quotidianità, nelle relazioni familiari, di vicinato, di prossimità a partire dai primi anni di vita. 

Una volta erano spontanee ma oggi vanno coltivate, ricostituite, con un lavoro sociale, presenze, maestri di strada. Tutto questo in una situazione sociale dove sono molto diminuite le influenze della chiesa e dei partiti, ed è invece aumentato l’individualismo. Vi è una multiculturalità di prossimità da costruire, comprendere e conoscere per superare i pregiudizi al fine di una reciproca co-esistenza ed arricchimento. Internet è una grande scoperta che sta modificando ogni ambito della vita, del lavoro ma gli utilizzi sono in funzione della cultura di ciascuno o del gruppo di riferimento. Va aumentata l’educazione per un corretto e positivo utilizzo, altrimenti con uno scarso sapere critico, poca educazione al rispetto reciproco, l’anonimato e l’abbassamento della sensibilità etica le persone sono più facilmente manipolabili ed esprimono linguaggi di odio. Per le infrastrutture della socialità, convivialità servono investimenti e un’idea condivisa di responsabilità, benessere e coesistenza nelle diversità.

Un patto sociale per governare le nuove tecnologie

La regolamentazione può avvenire all’interno di un patto sociale con al centro non i consumatori di servizi, ma le persone tutte, anche di minore età, come titolari di diritti senza condizionamenti tecnologici manipolatori occulti o a sostengo di pratiche di sfruttamento e di sopraffazione.

Argomenti in questo articolo
Condividi

Lascia un commento

Leggi anche
cosa fare se lui si allontana
19 Luglio 2026

Cosa fare se lui si allontana: ecco come comportarsi

Poche situazioni generano tanta confusione quanto vedere una persona cambiare atteggiamento all’improvviso. Fino a poco tempo prima era presente, coinvolta, affettuosa. Poi qualcosa sembra modificarsi. I messaggi diventano più radi, le iniziative diminuiscono, le conversazioni…

Nasce Mymentis

L’eccellenza del benessere mentale, ovunque tu sia.

Scopri la nostra rivista

 Il Vaso di Pandora, dialoghi in psichiatria e scienze umane è una rivista quadrimestrale di psichiatria, filosofia e cultura, di argomento psichiatrico, nata nel 1993 da un’idea di Giovanni Giusto. E’ iscritta dal 2006 a The American Psychological Association (APA)

Attualità
Leggi tutti gli articoli
1 Luglio 2026

Quando si diventa davvero adulti?

Tempo di esami per i nostri ragazzi, e una delle tracce del tema di italiano si basa proprio su questa domanda: partendo dall'analisi del filosofo Furedi, che teorizza il termine "adultescenti" per indicare individui che…

Storie Illustrate
Leggi tutti gli articoli
8 Aprile 2023

Pensiamo per voi - di Niccolò Pizzorno

Leggendo l’articolo del Prof. Peciccia sull’ intelligenza artificiale, ho pesato di realizzare questa storia, di una pagina, basandomi sia sull’articolo che sul racconto “Ricordiamo per voi” di Philip K. Dick.

24 Febbraio 2023

Oltre la tempesta - di Niccolò Pizzorno

L’opera “oltre la tempesta” narra, tramite il medium del fumetto, dell’attività omonima organizzata tra le venticinque strutture dell’ l’intero raggruppamento, durante il periodo del lock down dovuto alla pandemia provocata dal virus Covid 19.

Pizz1 1.png
14 Settembre 2022

Lo dico a modo mio - di Niccolò Pizzorno

Breve storia basata su un paziente inserito presso la struttura "Villa Perla" (Residenza per Disabili, Ge). Vengono prese in analisi le strategie di comunicazione che l'ospite mette in atto nei confronti degli operatori.