Studi e ricerche

Binswanger e Freud quando si scrivevano

Carmelo Conforto
18 Gennaio 2014
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Binswanger e Freud quando si scrivevano

6) Partendo dall’inizio

Riprendo dall’introduzione di Gerhard Fichtner  alla Corrispondenza:

Cosa si aspettava Freud dal giovane Binswanger, di cui era di 25 anni più anziano e cosa di Freud  attirava Binswangwer?

Lo scambio epistolare, dal 1908 al 1938: (  proseguito da Binswanger con un’ultima lettera a Anna Freud l’11 gennaio 1940) suggerisce risposte a questo interrogativo e propone riflessioni profonde che i due si scambiano con molta  franchezza.

L’epistolario ha inizio dopo la prima visita di Binswanger a Freud nel gennaio 1907, invitato da Jung. Faceva parte dal 1906 della staff medica del Burgholzli, diretto da Eugen Bleuler e comprendente anche Karl Abraham, Max Eitingon e Hermann Numberg. Lavorando alla tesi con Jung il giovane Binswanger aveva letto con grande interesse  gli scritti di Freud e sicuramente attratto dagli studi di Jung sulla demenza precoce, dato di gran peso se si pensa che pochi anni dopo diverrà direttore del Bellevue a Kreuzlingen.

Nella corrispondenza dei primi anni Freud si  rivolge al giovane direttore considerando la sua già acquisita competenza professionale. Nella lettera del 28 gennaio 1909, Freud  affida un giovane paziente al Bellevue, paziente di cui interrompe il trattamento analitico

e lo affido a voi fino a che la depressione non abbia fatto il suo decorso.

Nella risposta Binswanger mostra la grande stima nel professore (come lo chiama) e la propria correttezza:

Va da se che io non lo forzo mai a parlarmi  di lui. Io penso di avervi ben compreso: non essendoci qui nessun approccio psicoanalitico, ciò non avrebbe avuto alcun senso.

In questi primi anni di conoscenza lo psichiatra svizzero è fedele discepolo della psicoanalisi, anche se non la conosceva se non attraverso gli scritti. In una lettera del 13 aprile 1909 scrive al “caro professore” (non più “onoratissimo professore”):

Ho letto con grande interesse l’analisi del piccolo Hans e ho imparato molto.  La rileggerò presto.

E’ in questa occasione che  invierà un manoscritto al maestro riguardante un  trattamento analitico con una paziente isterica, anche se più tardi scriverà che:

dieci anni di lavoro e delusioni sono stati il prezzo da pagare per giungere a riconoscere che solo una parte ben determinata dei nostri pazienti istituzionali trova vantaggio in un’analisi.
(Citato da Fichtner)

*

Mi fermo brevemente su questo primo scritto analitico, il caso Irma, utilizzando , oltre al carteggio, le considerazioni e le notizie cliniche riportate da Bianca Maria d’Ippolito (op.cit). Il lavoro di Binswanger si pone direttamente sulla scia di Freud (caso Dora) centrato sul “nesso tra malattia e memoria” (d’Ippolito, ibidem) in quanto sia Dora che Irma spostatono nel tempo accadimenti considerati di elevata pregnanza, dimenticano ambedue la fonte delle “conoscenze proibite” (ibidem).

Il giovane allievo chiede consiglio al maestro, è incerto, vi sono aspetti  che lo lasciano dubbioso,ad esempio l’apparente ingenuità della ragazza su temi sessuali, come la masturbazione.

Freud risponde (2 maggio 1909) proponendo un’accurata “supervisione” centrata sullo svelamento delle inacettabili pulsioni e fantasie orali, di prostituzione, di manipolazione del genitale maschile, attraverso un “elenco di   rigide corrispondenze simboliche” (ibidem),attento, sembra, a mantenere stabile e confermato il suo procedere analitico così come era avvenuto con Dora. Insomma, in modo da avere conferme del suo modello dal caso del suo allievo.
La disponibilità di Binswanger in quanto psichiatra istituzionale è comunque preziosa e Freud la riconosce anche intestando la missiva del 2 maggio 1909:
Caro collega!
Peraltro legge il manoscritto del giovane discepolo, lo commenta.

Qualche mese dopo (gennaio 1910)  Binswanger si reca per la seconda volta da Freud, partecipa a seminari e incontri del mercoledì, e trova14 prezioso l’intervento di Freud, poiché io ho potuto rendermi conto del suo senso critico e della sua capacità di dissipare la confusione con poche parole.
Poco oltre propone questo commento all’opera di Freud:
Occorre innanzi tutto sottolineare che per Freud la psicoanalisi dei nevrotici non è che una branca dell’opera della sua vita; è l’aspetto più studiato…Ma Freud considera sempre la psicoanalisi come una scienza totale, come il grande e nuovo mezzo di ricerca, che egli desidererebbe vedere applicato alla religione, alla storia e all’arte. Questa è la grandezza e la ricchezza dei suoi pensieri.

Nel 1912, proseguito l’intenso scambio epistolare in cui Freud propone a Binswanger i progressi del suo pensiero (ad esempio presentando il 20 aprile 1911 il lavoro su Schreber scrive: Questo rappresenterà un audace attacco al cuore della posizione nemica  a proposito del problema della paranoia) Binswanger mette al corrente Freud delle sue precarie condizioni di salute, intervento di appendicectomia ma, soprattutto, di un tumore al testicolo.
Risponde Freud (14 aprile 1912):
Io, un vecchio uomo che non dovrebbe lamentarsi ( e che ha deciso di non farlo) del fatto che la sua vita terminerà tra qualche anno, avverto come particolarmente doloroso quando uno  dei miei ragazzi fiorenti, uno di quelli che dovevano prolungare la mia vita, mi comunica che la sua vita è divenuta problematica.

*
E’ nel maggio 1912 che Freud fa visita a Kreuzlingen ove incontra Binswanger che ha recuperato la salute e che rinnova il legame tra i due.
Quello che mi ha colpito è una lettera di Freud a Ferenczi, a visita conclusa (citata da Fictner) da pochi giorni in cui scrive:

Voi conoscete Binswanger come estremamente corretto, serio e onesto, egli è poco dotato, lo sa ed è molto modesto.
Non so commentare la lettera, mi stupisce.

* Peraltro nello scritto di Binswanger a Freud del 29 giugno si rileva un salto di qualità nella comunicazione. Binswangwe ammette che sta facendo  una sorta d’analisi a Freud e aggiunge:

Sono stato molto colpito dalla rilettura della “Interpretazione dei sogni” per la vostra enorme volontà di potenza, più esattamente di dominatore degli uomini.

E Freud? Con il suo caratteristico tono risponde, il 4 luglio:

Caro dottore, sono molto sorpreso del contributo alla mia autoanalisi e io spero di apprendere qualcosa. A dire il vero io non oso contraddirvi per ciò che riguarda la volontà di potenza, ma io non ne sono al corrente…Io vi ringrazio di trovarmi così interessante.

Binswanger sta comunque proponendosi in maniera diversa con il maestro, iniziando a mostrare una posizione anche critica nei confronti delle proposte teoriche.
* Nel febbraio del 1913 i due si scambiano opinioni e punti di vista sul tema ancora
* recente del “Controtranfert”, comparso nel 1910 (L’avvenire della Psicoanalisi) e ripreso da Freud nel 1912 (Dinamica del transfert).
* Rispondendo a Binswanger così scrive Freud:

Il problema del contro-transfert a cui vi riferite è uno dei più difficili della tecnica psicoanalitica….
Ciò che si dona al paziente non deve mai essere un affetto spontaneo ma deve essere sempre espresso consapevolmente, in maggiore o minore quantità a seconda dei bisogni. In certe circostanze occorre  offrirne molto, ma mai sorto direttamente dall’inconscio dell’analista. Per me, questa è la regola.

Poi per qualche tempo riprende la collaborazione (più clinica che teorica) tra i due.
Cito ad esempio il carteggio tra i due a proposito di una gravissima ossessiva che si rivolge a Binswanger successivamente ad una analisi con Freud.
Le divergenze teoriche comunque sono ormai percepibili. A un manoscritto di Binswanger sugli aspetti fondamentali della psicologia Freud risponde  (20 agosto 1917):
* Molto istruttivo per me, molto meritevole, ma un punto mi provoca inquietudine. Cosa volete farne dell’inconscio, o piuttosto, come potete venirne fuori senza l’inconscio? Forse il demone filosofico vi ha preso tra le sue grinfie?

* Ancora una volta, come sarà ancora più evidente in seguito, la diversità delle impostazioni teoriche non incide sul loro rapporto.

* Nel 1919 Freud chiede aiuto a Binswanger a proposito del figlio Martin, prigioniero di guerra a Genova  a cui il neutrale psichiatra svizzero invierà denaro e appoggio, meritandosi l’esplicita gratitudine di Freud.
*  Così il rapporto tra i due prosegue tra manifestazioni di affettuosa amicizia e reciproche chiarificazioni sulle sempre più nette divergenze teoriche.
* Nel gennaio del 1920 Binswager scrive:
Voi mi chiedete quale è la mia posizione nei confronti della psicoanalisi. In una parola: nella pratica, come strumento terapeutico esclusivo, io non l’utilizzo, oggi come prima, che in caso di indicazioni precise; tuttavia ne faccio uso in tutti i casi come fondamento per la comprensione dei miei malati.

Punto di vista assolutamente illuminato, a mio parere per uno psichiatra che lavora con la patologia grave. E’ peraltro di quegli anni la stesura del contributo che sancirà la scelta di campo dello psichiatra svizzero, “Sulla fenomenologia” , lavoro celebrativo in onore di E. Bleuler (1922) e in cui, sulla scorta di Jaspers, Brentano, Husserl, sottolinea la fondamentalità della immedesimazione (empatia) (Einfuhlung)

con cui cogliamo direttamente gli accadimenti psichici altrui.

Come più volte affermerà alla psicoanalisi viene contestata la posizione di scienza della natura, centrata sulla teoria della libido.

L’affetto che lega i nostri comunque prescinde dalle divergenze teoriche, aspetto che non è mai apparso congeniale  a Freud.
* Alla fine del 1923 Binswnger apprende da Eitingon dell’operazione alla mascella e scrive (19 novembre 1923) alla figlia Anna:
*
La venerazione e l’amore che io avverto per vostro padre non sono diminuiti con gli anni ma, al contrario, aumentati. Io so d’altra parte che è dispiaciuto che io non abbia assunto un ruolo attivo e dirigente nel movimento psicoanalitico. …E’ dunque a voi che chiedo per facilitare un eventuale rifiuto….se la mia visita potrebbe procurare del piacere a vostro padre.
*
Freud si affretta a rispondere che la lettera gli ha procurato molto piacere e confermando la sua delusione per la rinuncia dell’amico a incarichi in ambito psicoanalitico, aggiunge:

Ma i nostri rapporti poggiano su motivazioni più solide, di un’altra natura  e sono indipendenti da queste considerazioni

Nel 1925  Binswanger riceve il lavoro su “Il tramonto del complesso edipico”e la riedizione della “ Interpretazione dei sogni”.
Risponde con molto calore e attenzione, certamente, ma anche con quel distacco mentale che gli consente di porre quesiti e considerazioni. Ecco la così significativa missiva, che riporto nei punti che più mi hanno colpito:

Nella vostra opera essa (L’interpretazione..) occupa lo stesso spazio centrale della “Critica della ragion pura” nell’opera di Kant…
Poi  prosegue ponendo interrogativi fondamentali, validi ancora oggi:
Sono stato sempre colpito dalla vostra osservazione per la quale l’analista deve mantenere il  proprio inconscio di fronte al suo analizzando quanto un apparecchio ricevente di fronte all’onda sonora.15
Mi sono sempre domandato sulla base di quale “capacità” o attitudine mentale voi fate derivare questa affermazione. La risposta:<<E’ sulla base dell’inconscio<e’ sulla=”” base=”” dell’inconscio=””>> non sarebbe una risposta  ma semplicemente un circolo vizioso. Voi dovete tuttavia ammettere che esiste una predisposizione mentale comune a tutti gli uomini e ammettere che se questa predisposizione funziona,se non è  disturbata da perturbazioni personali (inibizioni affettive) questo <<comprendere>> si instaura “de lui-meme”… Il problema di sapere che cosa mi mette nello stato di interpretare è per me più interessante del fare una interpretazione giusta e di imparare qualcosa di nuovo sull’inconscio dell’altro.   Ho ragione di supporre che voi non vi avete riflettuto del tutto e e che voi siete troppo incline a regalare questo problema alla filosofia?…. Io considero l’interpretazione  e la comprensione come un approfondimento altamente significativo dell’interpretazione e dell’analisi dette ermeneutiche ….messe in pratica da Schleiermacher e Dilthey… Per me il più grande enigma resta la coesistenza in voi di questa formidabile violenza del razionale con così tanto <<sentimento>.

Freud risponde che l’aver affermato di ascoltare l’inconscio dell’analizzato con il proprio inconscio è stato formulato in un senso modesto e “razionalista”
*
ma io so che ciò nasconde altri importanti problemi. Io volevo dire semplicemente che é necessario liberarsi dall’accentuazione conscia di ciò che ci attendiamo, e di conseguenza creare in noi le  medesime condizioni di quelle che esigiamo dai nostri analizzandi.16

Prosegue nell’evidenza del carteggio l’evidente rapporto di affettuosa amicizia e di commossa partecipazione a  avvenimenti luttuosi con le divergenze teoriche che non influiscono sulla loro umanità.
Mi ha particolarmente colpito la lettera di Binswanger del 7 ottobre 1926 in cui inizia scrivendo della stupita soddisfazione con cui ha saputo di essere stato inserito nell’Almanacco del 1927 dello Internationaler Pychoanalytischer  Verlag grazie al contributo Esperire, comprendere,interpretare in psicoanalisi,17 di cui accennerò l’argomento successivamente.

Ciò che  sorprende è che qualche riga dopo  egli riferisce la tragedia della morte improvvisa del quintogenito e che così profondamente commenta:

Anche se non è IN noi che qualcosa muore è qualcosa di NOI che è definitivamente morto e che non può essere rimpiazzato.  

Risponde Freud ricordando la morte della figlia Sophie e  quella del nipote Heinele:

dopo la quale non sopporto più i miei nipoti e ho perso il gusto di vivere.
Il mio destino assomiglia al vostro, neanch’io ho più avuto de  recrèation.

Torno al lavoro di Binswanger di cui  sottolineo i passaggi fondamentali.
*
Lo studio dell’uomo, centrato sul  comprendere ( Verstehen) e iniziato da Dilthey, ripreso da Jaspers, E.Stein, Scheler e da lui stesso, ha trovato nella psicoanalisi di Freud la fondazione di un autentico studio dell’umanità. Il contributo vuole essere un frammento di riflessione sul procedimento conoscitivo della psicoanalisi, partendo da quella che ritiene una direzione comune all’atto psicologico della percezione di sé e dell’altro, condotta ad esempio attraverso la percezione corporea (il LIEB di Edith Stein). Ad un altro livello si pone la conoscenza dell’uomo  attraverso la percezione linguistica, che è un sapere RAZIONALE e che si confronta con un diverso genere di esperienza   retta dalla UNITA’ INTUITIVA dell’altro, procedimento che la psicoanalisi assume come peculiare.

*  Cito alcuni passaggi:

Anche nel prendere conoscenza del contenuto di un sogno o di un frammento di storia di vita, la psicoanalisi non tiene conto soltanto del contenuto significativo razionale di ciò che ci è detto, ma sempre anche del contenuto psicologico intrinseco dell’espressione di chi parla…..Soltanto l’interpretazione dell’oggetto vivente si fonda sull’esperienza, a differenza dell’interpretazione delle scienze dello spirito, che presuppone sì un vastissimo sapere, ma non può essere praticata e convalidata in senso empirico…..Freud , in un modo precedentemente insospettato, attraverso un’osservazione sistematica invece che sporadica , è riuscito ad ampliare e ordinare i fondamenti sperimentali del comprendere,tanto che oggi siamo in grado di comprendere l’uomo fin dentro “profondità” tali che nessuna esperienza, o perlomeno nessuna esperienza scientifica era stata in grado di illuminare….Ciò che Freud chiama interpretare (Deuten) racchiude componenti che si riportano sia agli atti dell’esperienza sia agli atti della conclusione razionale, sia infine, agli atti dell’autentico comprendere psicologico.

Nell’ultima parte del lavoro Binswanger sottolinea come  aspetto fondamentale del procedere psicoanalitico la rivelazione di “una possibile serie di pensieri inconsci”, (ciò che regge il nostro pensare intuitivamente col paziente, sottolineo) e che l’autore descrive a proposito della sua paziente Gerda , prigioniera dell’angoscia di fronte alla possibilità che le si stacchi il tacco della scarpa da un lato e prigioniera di frammenti della sua storia di vita concretamente e temporalmente connessi , l’angoscia (inconscia) di essere strappata alla madre, l’angoscia di essere partorita, di partorire.

* Scrive:

Il comprendere psicologico …si pronuncia ..sul senso ideale secondo cui si articolano i contenuti intrinseci dei vissuti psichici di una persona. Anche se il materiale su cui si costituisce il comprendere non è esperito ma soltanto interpretato, anzi soltanto escogitato per via fantastica, anche in questo caso il comprendere resta sempre tale nel senso ben preciso che abbiamo illustrato.

Proseguono, dalla lettura dell’epistolario, la conferma della stima che Bleuler mantiene assai elevata nei confronti del maestro. Il 29 novembre del 1926 lo psichiatra propone  Freud come Membro Onorario alla Società Svizzera di Psichiatria  ( di cui è Presidente) al posto di Kraepelin, deceduto. Proposta accolta accompagnata dalle seguenti parole:
*
Noi vi preghiamo di considerare questa scelta come prova che gli psichiatri svizzeri sono stati i primi  ad accogliere la vostra dottrina e che ancora oggi apprezzano i vostri meriti eccezzionali riguardo ai progressi della scienza psichiatrica.

Freud risponde (4 Dicembre)

Io vi ringrazio…Il titolo onorifico mi lascia freddo ma io non sono insensibile al suo valore di sintomo come prova della scomparsa progressiva delle resistenze tra gli psichiatri.

Poi, nuovamente, il lavoro di Binswanger “Sogno  ed esistenza” 18 rinnova le diverse posizioni teoriche. Troppo complessa l’opera dello svizzero, mi limito a due riferimenti:

Qui (nel sogno), per esprimerci nei termini di Heidegger, la presenza è posta davanti al suo essere; << è posta>>  nel senso che a essa accade qualcosa ed essa non sa che cosa e come le sta succedendo. Questo è il tratto ontologico fondamentale di qualsiasi sogno, e ciò che definisce la sua  parentela con l’angoscia. Sognare significa: non so che cosa mi succede né come mi succede.  
…..Riprendendo una mia vecchia distinzione, potrei dire che quando sogna l’uomo è << funzione di vita>>, quando è desto egli fa  << storia di vita>>.

E ancora riprendo dalla Introduzione di Michel Foucault il suo commento al modo con cui Binwanger  legge il sogno di una sua paziente:

……Il punto essenziale del sogno non è tanto ciò che esso resuscita dal passato, quanto ciò che annuncia dell’avvenire(…) E’ presagio della     storia, più ancora che ripetizione obbligata del passato traumatico.

Freud risponde (2 aprile 1928) che ha letto d’un fiato il libro che ritiene bello e in cui ha ritrovato tutte le caratteristiche dell’autore, quelle rispettabili e quelle che “mi piacciono meno“. Si firma “Il vostro vecchio Freud”.

Poi il carteggio prosegue senza particolari questioni fino allo scambio del 1936 che ho riportato.
Siamo allo Anschluss e alla necessittà di espatrio. Binswanger indica la Svizzera, le cose vanno in maniera diversa e nel luglio 1938 lo psichiatra svizzero conclude il suo carteggio con Freud congratulandosi dell’avvenuto arrivo in Inghilterra.
Freud risponde per l’ultima volta, chiudendo così la lettera:

Mi è gradito sentire che va tutto bene e vi saluto molto cordialmente.


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