Vaso di Pandora

Dalla pet therapy alle terapie assistite con animali. Uniti per la cura

L’attenzione che riserviamo ai nostri animali domestici merita più di una considerazione. Se pensiamo al nostro rapporto con gli animali, a quando abbiamo iniziato questa relazione, di sicuro ci sorprenderemmo a raccontarci, intrecciando la nostra storia  con quella degli amici a quattro zampe che abbiamo via via incontrato. 

Consapevolezza, emozioni e mondo interiore degli animali

Ci sono aspetti del rapporto uomo- animale dei quali siamo a conoscenza per esperienza o approfondimento, mentre molte lacune gravano in realtà su questa antichissima e fruttuosa relazione. Una vignetta della scrittrice  Barbara Alberti ha fissato e stimolato alcune riflessioni a tale riguardo. La Alberti stava accarezzando un gatto, quando, con la sua consueta loquacità dialettica, affermava che il motivo della benefica interazione con esso risiede nella sua propria inconsapevolezza della morte.

In altre parole, gli animali non sono gravati dal peso di conoscere che la loro vita avrà una fine. In realtà molti sono gli studi che rivelano la sensibilità emotiva , specialmente di cani e gatti, alla perdita di una persona cara e/o di loro simili. Le osservazioni sulle reazioni dei grandi animali come gli elefanti hanno mostrato dei veri e propri comportamenti di lutto, pur non essendo ancora chiaro se essi abbiano idea di cosa significhi veramente morire. Quella degli animali, specialmente mammiferi, non è dunque una totale vita nel presente senza consapevolezza, ma una profondità e connessione con l’umano di tipo filogenetico. Siamo dunque animali e cerchiamo gli animali come nostri simili.  

Dalla pet therapy alle terapie assistite con animali (TAA)

Il neuropsichiatra infantile Boris Levinson coniò il termine “pet therapy” nel 1961, in seguito ad una osservazione clinica casuale. Durante una seduta con un bambino autistico, la presenza del suo cagnolino portò il piccolo paziente ad una maggiore facilità nell’ esprimere le emozioni. Da quei tempi si sono arricchite le esperienze ed i tentativi di cura in compresenza con l’animale.

Benefici clinici delle terapie assistite con animali

Oggi la pet -therapy è definita tecnicamente come terapia assistita con animali (TAA), configurandosi come un intervento di cura di tipo professionale, regolato come tale da linee guida specifiche. Tale  percorso è volto al raggiungimento di obiettivi terapeutici e di benessere, con benefici dimostrati in numerose condizioni patologiche di tipo psicofisico: disabilità, disturbi cognitivi, ansia, depressione, autismo, demenze o malattie neurodegenerative. Ad esempio nei bambini affetti da disturbi dello spettro autistico, la TAA determina riduzione dell’ansia e dei movimenti ripetitivi, stimolazione dell’attenzione e miglioramento della comunicazione non verbale. Negli anziani agisce contrastando l’isolamento emotivo, favorendo la socializzazione e riducendo parametri come pressione arteriosa e frequenza cardiaca. 

Linee guida e professionalità negli interventi assistiti con animali

Le linee guida per gli Interventi Assistiti con gli Animali sono state emesse nel 2015  dal Ministero della Salute in collaborazione con il Centro di Referenza Nazionale per gli IAA, istituito presso L’Istituto Zooprofilattiico Sperimentale delle Venezie. A questo accordo, che ha raccolto l’interesse crescente verso il rapporto uomo-animale,  va il merito di aver messo nero su bianco le relative possibilità e modalità di cura, attraverso l’individuazione di standard operativi, figure professionali coinvolte e relativa formazione degli operatori. Nella sua stesura il documento sottolinea l’importanza della presenza di una equipe multidisciplinare che garantisca il benessere dell’animale e dell’utente, composta da figure sanitarie, pedagogiche e tecniche.

Ad esempio, la  presenza del medico veterinario è preposta a valutare i requisiti sanitari e comportamentali dell’animale impiegato mentre il coadiutore dell’animale è il responsabile della presa in carico e del monitoraggio dello stato di salute dell’animale durante la seduta. Le specie maggiormente impiegate sono cane, cavallo, asino, gatto e coniglio. Poichè l’animale non sceglie di essere impegnato come co-terapeuta, la valutazione di eventuali segnali di stress o malessere riveste molta importanza. In particolare viene posta attenzione a che esso si diverta nell’interazione con l’umano, facendo sì che il percorso terapeutico venga condotto sotto il segno  di un reciproco vantaggio.  

Etica della relazione: tra cura e rischio di antropomorfismo

La relazione di aiuto mediata da animali allarga la riflessione al nostro modo di interagire con essi, spesso improntato alla ricerca di affetto, ma  con scarso riconoscimento dell’alterità. Certe pratiche odierne e comportamenti diffusi trasformano i pets in oggetti sempre più antropomorfi- si pensi ad esempio ai cani in borsetta o in passeggino- e testimoniano una deriva etica ed etologica che oggettivizza e nega l’identità di specie dell’animale.

Animali e cura: una risorsa terapeutica da conoscere e rispettare

In definitiva, accostarsi ai nostri amici non umani richiede delicatezza e conoscenza profonda del loro mondo. La ricchezza di averli a fianco come colleghi terapeuti presuppone formazione adeguata e professionalità e permette di integrare  nella valigia degli attrezzi della cura uno strumento  validato e prezioso, con una storia millenaria che trasforma un legame ancestrale in una potente risorsa clinica.

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