Vaso di Pandora

Winnicott su Romeo e Giulietta: il senso di una caduta

Ho appena finito di leggere un breve articolo inedito su Romeo e Giulietta di Winnicott, dove reinterpreta in chiave psicoanalitica il dramma di Shakespeare. In particolare si concentra, molto winnicottianamente, sull’infanzia di Giulietta e sul suo sviluppo psichico nelle prime tappe evolutive. Devo dire che c’è stato un passaggio che mi ha colpito particolarmente, dove lo stesso Winnicott si sofferma, ma in una maniera per me, direi alquanto poco poetica.

La caduta di Giulietta

C’è un momento in cui la piccola Giulietta, cade. Cade davanti al marito della nutrice che la sta crescendo. I veri genitori lontani. La sua coppia genitoriale sostitutiva, veniva da un lutto precedente, dalla perdita di loro figlia, nata morta. Ritorniamo a Giulietta. La bambina cade davanti al marito. La nutrice che la stava svezzando riconosce nel gesto un’intenzionalità, secondo Winnicott sessuale. La reazione della nutrice è di cominciare lo svezzamento inumidendo con l’assenzio i suoi capezzoli. Al contatto con il seno la bambina sente il sapore amaro e si stacca.

Quello che mi colpisce è stato, intanto tutta la deriva psicosessuale dell’interpretazione azzardata di Winnicott ma soprattutto la simbologia squisitamente poetica del nodo della vicenda. Devo dire che più passa il tempo e più mi convinco che la bellezza è un disvelamento della natura in chiave simbolica. Dove c’è poesia c’è verità. Potrebbe essere un concetto inutile ma trovo che se in un sogno, una reverie, un racconto ci trovo qualcosa di estremamente poetico, significa che in qualche modo siamo vicino a quello che Bion chiamava fatto scelto, un buco nella tela del Reale.

La reazione della nutrice

Il fatto è:

La nutrice significa la caduta della bambina come intenzionale verso il marito e successivamente svezza la bambina con l’assenzio.

Significando in questo modo la caduta, irreversibilmente.

Per la piccola Giulietta, la caduta diventa il simbolo della rottura di un legame di nutrimento e allo stesso tempo l’interiorizzazione del significante: ogni volta che cadi, muori.

Ma cosa muore? Dal mio punto di vista muore il desiderio. Muore perché il desiderio è una domanda sul desiderio e il godimento, invece, è la risposta. Cosicché nell’inciampo di Giulietta, nella sua caduta rovinosa sul mondo, lei domanda quale è il suo desiderio e la nutrice risponde, uccidendola. L’uccisione isterica del desiderio attraverso un suo godimento mortifero provoca in Giulietta l’entrata nel Mysterium Iniquitatis, ovvero il piano simbolico di sovvertimento della Fede a Opera di Lucifero.

Il ribaltamento, la caduta diventa ormai l’unico significato isterico possibile.

Lacan descrive il soggetto isterico

Lacan descrive il soggetto isterico, come $, soggetto barrato. La barra segna allo stesso tempo l’annullamento in cui il soggetto si colloca, e la divisione che lo segna.

Poiché la nutrice, divisa tra il desiderio di nutrimento/fusione e la proiezione mortifera della prima bambina morta, non tollera che la piccola Giulietta entri nel mondo del Terzo (il marito) uscendo dal campo allucinatorio della simbiosi. Così decide di svezzarla sadicamente, mettendo in Giulietta il seme, che non esiste nutrimento al di fuori di un legame ideale. La nutrice ha costruito inconsciamente in lei l’idea che la caduta sia il principio della fine, ma anche l’unica necessaria.

Cosicché la caduta nell’abisso dell’amore è in fin dei conti l’eterna ricerca di Giulietta di ritornare ad uno stadio orale di fusione con il seno buono ormai perso. La caduta sul corpo di Romeo non è altro che il tonfo di un mondo perduto, la caduta nel Reale, dove Giulietta cerca incessantemente di ritornare. La caduta è significata dall’isteria della nutrice, che ripete il dramma della perdita della sua figlia morta. Nel momento in cui il terzo si introduce nella coppia portando un elemento di realtà, lei perde l’allucinatoria dualità con la sua “seconda” figlia Giulietta, perdendola.

Per Giulietta il veleno è amore e amare è veleno

Giulietta interiorizza che il veleno è amore e che amare è veleno, dolce e amaro, amaro per la sua natura ma dolce per la sua provenienza.

In questo eterno ritorno di amore perso e veleno assorbito, Giulietta vede nell’impossibilità dell’amore per il suo amato, la realizzazione inconscia del progetto isterico mortifero instillato. Nella depressione di Romeo, ha percepito la possibilità di trovare la chiave del suo significante originario: crolla di fronte alla realtà e muori nella simbiosi.

È nella caduta sul corpo di Romeo, figura che assorbe il veleno e si assume la totale responsabilità del seno cattivo, che lei può di nuovo baciare quella bocca avvelenata, quel tanto che basta per trovare le forze per pugnalarsi, nel tentativo di riappropriarsi di un proprio destino, anche se fatale.

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