Alfred Adler, medico, psicologo e psicoterapeuta austriaco, considerato uno dei fondatori della psicologia psicodinamica insieme a Sigmund Freud e Carl Gustav Jung, è noto per aver sviluppato la psicologia individuale, una teoria che si distingue dalla psicoanalisi freudiana per l’attenzione rivolta al senso di inferiorità, alla compensazione e all’aspirazione alla superiorità come motori del comportamento umano.
Egli ha parlato, fin dalle prime ipotesi rispetto allo sviluppo delle nevrosi e, più in generale della psicopatologia, di “sentimento di inferiorità”. Nell’impianto teorico di Adler questo concetto funge da assioma centrale per comprendere l’uomo e i suoi comportamenti, infatti, egli ha sostenuto che il sentimento di inferiorità non vada compreso e concepito come un elemento di disvalore per l’uomo.
L’essere umano è fragile per natura, forse l’essere vivente più fragile: è l’unico a necessitare di una vicinanza materna/genitoriale così prolungata e di natura dipendente oppure a sperimentare un senso di inadeguatezza rispetto al mondo esterno.
Il sentimento di inferiorità come motore dello sviluppo
Il sentimento di inferiorità, tuttavia, è ciò che potrebbe essere definito “ciò che rende uomo l’essere umano”, in quanto spinge l’individuo a migliorarsi e a sviluppare abilità per superare le proprie limitazioni.
Grazie al sentimento di inferiorità e allo splendido intreccio con il sé creativo, l’uomo è riuscito in grandi imprese ma tutte per compensare la propria innata fragilità: ha scoperto il fuoco, costruito case, si è riunito in società. Tutta la vita dell’essere umano è contraddistinta da una perpetua tendenza dal minus al plus. Si pensi, a titolo esemplificativo la forza simbolica che porta con sé l’apprendimento della deambulazione per un bambino. Egli osserva il mondo e comprende la propria inferiorità in quanto tutto ciò che lo circonda appare in posizione eretta e in grado di spostarsi. L’inadeguatezza funge qui da propulsore vitale che costringe il bambino al bisogno, e quindi all’apprendimento, della deambulazione disegnando così il passaggio da una condizione di minus ad una condizione di plus.
Dal propulsore vitale alla sofferenza psicologica
L’esempio del bambino che impara a camminare potrebbe racchiudere la tendenza vitale di ogni essere umano, in ogni fase di vita. Ciò che alla comunità psicologica e psicoterapeutica resta come missione è quella di comprendere, assieme al paziente, cosa sta deviando o cosa ha deviato il senso di inferiorità dal suo scopo iniziale e cosa, conseguentemente lo ha ammalato, mutandolo da propulsore vitale ad ancora paralizzante.



