Vaso di Pandora

Il corpo come simbolo del trauma: neurobiologia, modelli autonomici e approcci terapeutici bottom-up nel trattamento della dissociazione somatoforme

Negli ultimi decenni, la psicologia del trauma ha riconosciuto il corpo come il luogo primario dove l’esperienza traumatica si stabilizza in maniera duratura nel tempo. Grazie a Nijenhuis e colleghi, possiamo distinguere la dissociazione psicoforme, frammentazione delle strutture psichiche quali la memoria e la coscienza, e la dissociazione somatoforme, segnali a livello fisico privi di causa organica, ad esempio paralisi, anestesie o dolori cronici. Il Somatoform Dissociation Questionnaire (SDQ-20), mette in luce la correlazione presente tra questi segnali corporei e il vissuto traumatico, individui affetti dal Disturbo Dissociativo dell’Identità presentano un’elevata frammentazione dell’identità congiunta alla frammentazione della rappresentazione somatica.

I fattori neurobiologici descritti da Van der Kolk (1994), evidenziano un’iperattivazione dell’amigdala, inibizione della corteccia prefrontale e alterazioni dell’ippocampo, questi processi conservano i ricordi nel sistema nervoso attraverso memorie sensoriali e somatiche involontarie (Van der Kolk, 2014). Questa interconnessione intrinseca mente-corpo, trova le sue fondamenta nell’ipotesi del marcatore somatico di Damasio, secondo cui processi decisionali e il Sé derivano dai segnali del corpo, una scorretta elaborazione di questi indici ha come conseguenza la compromissione dell’equilibrio dell’esperienza soggettiva. Levine ha dimostrato, secondo una dimensione biologica, che l’inibizione psicologica e culturale delle risposte a livello motorio di scarica neuromuscolare, non permette il ripristino dell’omeostasi negli individui, consentendo l’evoluzione del trauma attraverso sintomi somatici.

La teoria polivagale e la regolazione autonoma nel trauma

Stephen W. Porges (2011) presenta un modello neurofisiologico gerarchico per la comprensione delle risposte automatiche del trauma. Questo modello si suddivide in tre sistemi neuronali:

  1. Sistema ventrovagale, che si occupa dell’ingaggio sociale e della regolazione dell’arousal;
  2. Sistema simpatico, risposte di attacco o di fuga;
  3. Sistema dorsovagale, responsabile dell’immobilizzazione e delle risposte dissociative. 

Tramite il processo subcorticale della “neurocezione”, il sistema nervoso attua una valutazione inconscia della sicurezza o del pericolo ambientale. Negli individui traumatizzati, la “neurocezione” è compromessa, anche gli stimoli neutri, infatti, vengono interpretati come minacce, questo comporta uno stato di allerta o dissociazione nel soggetto, escludendo l’accesso alle risorse relazionali ventrovagali.

Il perdurare di questi stati disadattivi è correlato a patologie mediche, quali, fibromialgia, sindrome del color irritabile, associate alla somatizzazione di stati difensivi non elaborati (Scaer, 2001). Nel momento in cui la minaccia è inevitabile, ad esempio in contesti di abuso infantile, la risposta somatica di immobilità tonica, il congelamento, mediato dal sistema dorsovagale, comporta bradicardia, anestesia parziale e distacco dalla coscienza; nei pazienti adulti, questa condizione viene attivata parallelamente alle parti emotive (EP) legate al trauma. Rothschild (2000), al fine di integrare il processo clinico a questi concetti, evidenzia l’importanza di lavorare sul radicamento (grouding) e sui segnali e sensazioni corporee, precedentemente all’elaborazione dell’esperienza traumatica, affinché il corpo possa diventare agente attivo del processo terapeutico.

Approcci somatici al trattamento del trauma e della dissociazione

Gli interventi orientati alla dimensione corporea, rispetto alla psicoterapia tradizionale, mostrano un evidente efficacia clinica. Pratiche come lo yoga, il teatro, la mindfulness corporea e la danza-movimento terapia riducono l’iperattivazione psicofisiologica e facilitano la regolazione affettiva e l’agentività corporea (Van der Kolk, 2014). Analogamente, la psicoterapia Sensorimotrice (Ogden et al., 2006) attua l’elaborazione bottom-up (“dal basso verso l’alto”), analizzando sensazioni fisiche, posture e impulsi motori messe in luce nella relazione terapeutica, limitando il rischio di ritraumatizzazione intrinseco negli approcci verbali.

In ambito clinico, aumenta la difficoltà con il Disturbo Dissociativo dell’Identità (DID), i vari stati dissociativi (alter o parti), presentano un rapporto unico, isolato o conflittuale con la propria dimensione corporea, perciò, in terapia è necessaria la co-costruzione di una presenza somatica condivisa. Nijenhuis (2004), evidenzia inoltre che ogni alter manifesta i propri schemi difensivi fisici dell’evento traumatico; pertanto, è fondamentale il sintomo corporeo manifesto.

Inoltre, il terrore sistematico comporta alterazioni dei sistemi oppioidi endogeni (Krystal et al., 1989), rendendo comprensibile l’alternanza di stati di iperanalgesia e analgesia dissociativi e la tendenza alle tossicodipendenze compensatorie. Schore (2003), mette in luce il forte legame presente tra trauma e somatizzazione nella disregolazione affettiva, in cui il corpo oscilla tra processi di iperattivazione (tachicardia, iperventilazione) e processi di ipoattivazione (collasso tonico, ottundimento). Herman (1992) vede questa perdita di contatto con la realtà come risultato del corpo percepito come traditore o oggetto estraneo, fonte di profonda vergogna.

La risoluzione clinica del trauma complesso e delle strutture dissociative non arriva a compimento se non è presente l’integrazione degli schemi somatici disorganizzati appartenenti ai diversi alter. L’integrazione psichica si raggiunge quando il soggetto acquisisce un Sé corporeo unico, coerente e tollerabile (Van der Hart et al., 2006). Questo determinato processo richiede l’equilibrio del soggetto all’interno della sua “finestra di tolleranza” psicofisiologica, una condizione dove il fine del clinico è attivare il sistema ventrovagale del paziente attraverso l’uso di segnali di sicurezza interpersonale, come il tono della voce e il contatto visivo (Porges, 2001).

Conclusioni

In sintesi, i sintomi somatoformi e le risposte disregolate costituiscono la reazione biologica e procedurale di esperienze non integrate a livello psichico. È indispensabile, quindi, integrare i vari modelli terapeutici tradizionali con processi d’intervento bottom-up, che agiscono in modo diretto sulle risposte sottocorticali e neurovegetative. La ricerca futura dovrà presentare un focus sul consolidamento di processi integrativi nella ristrutturazione cognitiva ed esplicita del trauma, ma soprattutto nella restituzione al paziente di un Sé corporeo integrato, sicuro e interamente abitabile.

Note Bibliografiche
1

Damasio, A. (1994). Descartes’ error: Emotion, reason, and the human brain. Putnam Publishing.

2

Herman, J. (1992). Trauma and recovery: The aftermath of violence—from domestic abuse to political terror. Basic Books.

3

Krystal, J. H., Kosten, T. R., Southwick, S., Mason, J. W., Perry, B. D., & Charney, D. S. (1989). Neurobiological aspects of the posttraumatic stress disorder: A review of clinical and preclinical studies. Behavioral Medicine, 15(4), 177–198. https://doi.org/10.1080/08964289.1989.9934577

4

Levine, P. A. (1997). Waking the tiger: Healing trauma. North Atlantic Books.

5

Nijenhuis, E. R. S. (2004). Somatoform dissociation: Phenomena, measurement, and theoretical issues. W. W. Norton & Company.

6

Ogden, P., Minton, K., & Pain, C. (2006). Trauma and the body: A sensorimotor approach to psychotherapy. W. W. Norton & Company.

7

Porges, S. W. (2011). The polyvagal theory: Neurophysiological foundations of emotions, attachment, communication, and self-regulation. W. W. Norton & Company.

8

Rothschild, B. (2000). The body remembers: The psychophysiology of trauma and trauma treatment. W. W. Norton & Company.

9

Scaer, R. C. (2001). The body bears the burden: Trauma, dissociation, and disease. Haworth Medical Press.

10

Schore, A. N. (2003). Affect dysregulation and disorders of the self. W. W. Norton & Company.

11

Van der Hart, O., Nijenhuis, E. R. S., & Steele, K. (2006). The haunted self: Structural dissociation and the treatment of chronic traumatization. W. W. Norton & Company.

12

van der Kolk, B. A. (1994). The body keeps the score: Memory and the evolving psychobiology of posttraumatic stress. Harvard Review of Psychiatry, 1(5), 253–265.

13

van der Kolk, B. A. (2014). The body keeps the score: Brain, mind, and body in the healing of trauma. Viking Press.

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