Questa riflessione tematica nasce dal confronto diretto con gli operatori delle Comunità Terapeutiche del Gruppo Redancia, figure professionali che quotidianamente si impegnano nella promozione della salute mentale e nella sensibilizzazione degli utenti sui cruciali fattori protettivi contro il disagio psichico. All’interno di questi contesti riabilitativi, l’attività fisica nelle sue diverse forme – dalla tradizionale all’immersione ambientale – è riconosciuta come elemento non trascurabile del percorso di cura residenziale. Tuttavia, è emersa la necessità di approfondire una dimensione spesso sottovalutata o confusa con la passività: lo stato psicofisico di quiete attiva. Lungi dall’essere sinonimo di inerzia o di assenza di stimoli, la quiete attiva (come quella indotta ad esempio da una passeggiata – consapevole – o dall’attività del Gruppo Orto) rappresenta un potente strumento dinamico per la regolazione emotiva e cognitiva.
Il presente contributo (nato dallo scambio di esperienze e di considerazioni tecniche a riguardo) si propone di esplorare il fondamento neurofisiologico di questa quiete, dimostrando come il contatto con la natura agisca direttamente sul Sistema Nervoso Autonomo e sulla plasticità cerebrale, fornendo una base scientifica alle pratiche di green exercise già adottate nelle diverse Comunità.
Attraverso l’analisi dei meccanismi di rielaborazione cerebrale del senso delle nostre esperienze – e grazie al parallelo con suggestioni letterarie (come il risveglio trasformativo nel romanzo di Simenon – Le campane di Bicètre), intendiamo condividere, con altri colleghi – uno strumento di comprensione approfondita. L’obiettivo è duplice: sensibilizzare sulla necessità di integrare la dimensione della calma produttiva nel percorso riabilitativo e valorizzare le attività ambientali non solo come esercizi fisici, ma come autentici presidi neurobiologici e laboratori esistenziali per la costruzione di uno stato di salute mentale stabile.
“Cynar. Contro il logorio della vita moderna”
Ernesto Calindri
Chi è meno giovane ricorderà sicuramente questa pubblicità. La soluzione proposta all’epoca (1961) da Ernesto Calindri era una bevanda alcolica ma vorrei valutare se possibile delle alternative. Il frenetico ritmo della vita contemporanea spinge l’individuo in uno stato di perenne allerta, spesso confuso con la produttività e in questo contesto culturale è immerso anche chi soffre di una patologia psichiatrica grave. Tuttavia, la ricerca del benessere psicofisico e, in senso più ampio, la promozione della salute mentale, non può prescindere da una profonda comprensione dello stato psicofisico di quiete – un concetto dinamico, ben distinto dall’inerzia o dall’assenza di stimoli. Questa quiete attiva, esperibile nella cadenza meditativa di una passeggiata in natura o nella cura paziente, ad esempio, di un orto o piante d’arredo, possiede un solido fondamento nei correlati neurofisiologici del corpo umano, agendo come un potente fattore protettivo e complementare agli interventi terapeutici tradizionali.
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