Vaso di Pandora

Stranger Things come metafora del passaggio dall’adolescenza alla vita adulta

La serie televisiva Stranger Things, attualmente disponibile su Netflix, è diventata rapidamente un fenomeno transgenerazionale che ha coinvolto moltissimi spettatori in tutto il mondo. Attraverso una complessa combinazione di elementi provenienti dalla fantascienza e dall’horror — conditi in un clima anni ’80 che strizza l’occhio a classici come I Goonies, E.T. o Ritorno al futuro — la serie narra le avventure di un gruppo di ragazzi alle prese con una realtà parallela (il Sottosopra), caratterizzata da fenomeni anomali, creature bizzarre, sperimentazioni governative e un potentissimo nemico oscuro che mira a conquistare il mondo.

Il fenomeno Stranger Things e il tema della crescita

Il successo di questa serie evento non è spiegabile, tuttavia, a mio parere, soltanto con i contenuti nostalgici o con l’indubbia bravura degli attori, ma soprattutto perché, tra le righe, tratta un tema che non può lasciare indifferenti: la fine dell’infanzia e l’ingresso nell’età adulta.

Adolescenza, inconscio e ritorno del rimosso

Nella parabola di crescita del gruppetto di adolescenti, seduti al tavolo a giocare a Dungeons & Dragons, si intravedono infatti tutti i passaggi che li portano alla maturazione e poi all’assunzione di responsabilità rispetto al loro essere inseriti nel mondo dei grandi. Naturalmente, questa chiave di lettura si arricchisce solo se leggiamo in modo simbolico gli accadimenti della piccola cittadina di Hawkins. Da qui in poi sarò costretto a fare alcuni spoiler, per cui chi non ha ancora visto il finale o la serie può decidere se andare avanti o meno.

La complessa lotta che i ragazzi, insieme a Undici — la loro amica con poteri psichici — intraprendono contro il perfido Vecna e il Mind Flayer può essere infatti vista come la lotta contro quello che Freud chiamava il “ritorno del rimosso”, ovvero tutte quelle fantasie perturbanti e disturbanti che, sopite nell’infanzia dopo l’elaborazione dell’Edipo, rientrano prepotentemente in gioco in adolescenza, scombussolando la vita emotiva. Secondo i coniugi Laufer, infatti, il ritorno di questa energia libidica colpisce l’adolescente così duramente che egli può, in alcuni casi, avere un vero e proprio arresto dello sviluppo psichico, che loro chiamavano breakdown evolutivo, e correre il rischio di sviluppare una struttura psicopatologica in età adulta. Il mondo esterno, il rapporto con i pari, genitori supportivi e soprattutto lo sviluppo naturale del cervello possono evitare questa tragica conseguenza.

Il rito di passaggio e il confronto con l’Ombra

Da un punto di vista junghiano, mi piace tuttavia pensare all’avventura dei piccoli eroi di Hawkins come a un complesso rito di passaggio, che sancisce il loro ingresso in un’età — quella adulta — dove ci saranno semplicemente mostri di diverso tipo, forse meno spaventosi di quelli che assediano la mente di un adolescente, ma comunque molto sfidanti. Il mondo del Sottosopra rappresenta quindi non tanto l’Inconscio, bensì la Soglia, quel luogo di mezzo tra la realtà (il nostro Io) e il terribile pianeta di Vecna, sede dell’Ombra, la parte dentro di noi che temiamo e disapproviamo; ed è lì, infatti, che si svolgerà gran parte delle battaglie. Ma, d’altronde, l’adolescenza non è essa stessa una soglia tra infanzia ed età adulta?

Ed è proprio questo quello che l’adolescente spesso deve fare: confrontarsi con la propria Ombra e scegliere di non identificarsi con essa. Vecna e Undici hanno gli stessi poteri, ma mentre il primo ha deliberatamente scelto di abbracciare il piano del Mind Flayer, la seconda ha scelto di difendere la vita. Tuttavia, per farlo, deve a volte necessariamente uccidere, poiché non sempre il male si vince col bene, anche se mi piacerebbe.

E così, alla fine di questa epopea, il gruppetto di Mike e soci è cresciuto, cedendo le pedine di Dungeons & Dragons ai più piccoli, e attraversa metaforicamente la Soglia, come nell’ultima poetica scena finale, per entrare nell’età adulta. E i supereroi? Sono morti, sia i buoni che i cattivi, o meglio non esistono più nella quotidianità, come gli amici immaginari infantili di tutti noi; ma, se cerchiamo bene, forse i nostri eroi sono ancora in giro, da qualche parte, in un posto con tre cascate.

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