Vaso di Pandora

Dentro la cultura MAGA: valori, contraddizioni e rischi per i diritti

Make America Great Again (in italiano “Rendiamo l’America di nuovo grande”) viene abbreviato con l’acronimo MAGA che ha assunto il valore di marchio, di slogan e di riferimento politico e culturale. Un movimento che nel 2024 ha portato alla seconda elezione di Trump a Presidente degli Stati Uniti. 

In questo contributo vorrei delineare la cultura MAGA e vederne alcune implicazioni in particolare per la concezione della cura. Ciò mi sembra tanto più rilevante nel momento in cui a livello europeo e nazionale è in atto un confronto con tale cultura. Infatti, il 14 febbraio 2026 alla conferenza di Monaco il Cancelliere tedesco Merz ha detto che “la cultura MAGA non è la nostra”. La presidente del Consiglio italiano Meloni ha replicato di “non condividere le critiche del Cancelliere tedesco Merz su MAGA”. Differenti posizioni non solo su MAGA ma implicitamente sulle ricadute che questo può avere a livello europeo e nazionale. La cultura MAGA viene diffusa e recentemente si è avuto la visita in Italia di un suo importante esponente Peter Thiel.

Delineare i principali punti della cultura MAGA è essenziale per comprendere le differenze rispetto alla cultura della cura che nel nostro Paese è ancora incentrata sul welfare pubblico universale basato sulla Costituzione. Per quanto vi siano stati inseriti limiti economici ed elementi tipici del welfare a domanda individuale, persiste un sistema universalistico che non potrebbe reggere a fronte dell’affermarsi della cultura MAGA.

I punti qualificanti della cultura MAGA

Nativismo

Si riferisce alla difesa e promozione degli interessi dei nati e residenti in una nazione rispetto agli immigrati tendenzialmente, specie se poveri, da non accogliere o da tenere in posizione subalterna, o ancora da espellere (remigrazione) anche con la forza e attaccando tutti coloro che osano opporsi o difenderli. 

Suprematismo

È una visione della società in cui hanno un ruolo predominante e superiore i bianchi. Non vi è uguaglianza tra le persone. In genere nativismo e suprematismo vanno insieme, nativi e bianchi. Una posizione che viene affermata anche a dispetto della verità storica.

La via attraverso la quale, in una società democratica e liberale, si affermano nativismo e suprematismo è la crescente opposizione e l’attacco frontale al movimento “woke” cioè alle politiche egualitarie e inclusive delle diversità e delle minoranze. Queste vengono descritte in modo negativo, in particolare le battaglie per la giustizia sociale, ritenute eccessive o ipocrite. Viene espresso disprezzo verso il “politicamente corretto” e il “buonismo” fino alla negazione dei diritti umani e di quelli sociali, casa, lavoro, sanità e istruzione. Viene messa in discussione la partecipazione dei disabili e dei diversi, con particolare riferimento ai gender. Il movimento woke per i diritti viene presentato come una limitazione inaccettabile della libertà di espressione. Pertanto sono accettati e talora promossi linguaggi aggressivi, disinibiti e offensivi basati spesso su pregiudizi, falsità e poco importa se sono lesivi o umilianti delle altre persone o vietati dalla legge. L’attacco si estende anche tutti coloro che difendono diversi e disabili compresi i servizi che li assistono. In questo quadro l’empatia diviene un pericolo e addirittura un peccato: l’Altro non va aiutato e soccorso. Occorre segnare una distanza e rimarcare le differenze rispetto all’altro definito come “nemico”.  Un nemico esterno ma anche interno al Paese dimenticando che è in ciascuno.

Queste posizioni possono diventare anche aggressive e persino violente nell’idea che sia non solo possibile ma necessario e utile “fare del male a fin di bene” per raggiungere uno scopo presentato come positivo, migliorativo e talora persino messianico. 

Sul piano istituzionale è l’evidente attacco alla separazione dei poteri, in particolare all’indipendenza della giustizia ma anche di banca centrale e autorità indipendenti. Gli interessi e gli ordini del governo non devono trovare ostacoli di sorta. L’esecutivo tende a sottomettere i poteri legislativo e giudiziario e a controllare l’informazione critica, le università e ogni organismo che difenda i diritti e via via ogni ordine professionale (medici, insegnanti ed al.) tutti chiamati a dare realizzazione a quanto deciso dall’esecutivo.

Questo avviene con le leggi, ma più spesso con regolamentazioni amministrative, accompagnate da burocrazie rigide e autoritarie, intimidazione, minacce anche personali e solo marginalmente nei tribunali. Viene svolta un’azione di condizionamento che mira ad ottenere un’autocensura, a non far prendere posizione fino all’indifferenza. Nell’ambito dello stesso esecutivo il Presidente assume poteri assoluti, basati sulla sua morale, sul suo sentire, sulla sua pelle. Sul e nel corpo del Presidente come nelle monarchie assolute. Un corpo attivo e desiderante ma che potrebbe essere perverso, come si teme derivi dagli Epstein file. 

Si fa strada una visione pre rivoluzione francese, assolutista che disconosce la democrazia (e ne contesta i risultati, quando sfavorevoli, si pensi l’assalto a Capital Hill del 6 gennaio 2021) e i valori della libertà, uguaglianze e fraternità. Sono evidenti le ricadute sull’intera organizzazione sociale che viene a stratificarsi in classi ciascuna con una propria giustizia, sanità, istruzione e sociale. Questo comporta che chi sta al vertice è al di sopra della legge e dell’etica. Non vi è pertanto solidarietà né la necessità di contribuire con le tasse, anzi queste vengono connotate negativamente e viene pretesa la detassazione dei ricchi e per loro anche aiuti diretti e indiretti.

Insieme alle diseguaglianze, vengono promosse pratiche discriminatorie, espulsive, e in questo modo tutti i servizi sociali, sanitari, della giustizia e ordine pubblico vengono piegati alla volontà del governo. Vengono cioè sostenuti nella misura in cui sono funzionali ai progetti governativi mentre vi è un disinvestimento e una riduzione di ogni forma di welfare pubblico universale. In questo contesto, il mandato della psichiatria passa dalla cura alla custodia e protezione della società. Anche le carceri, spesso date in gestione a privati, sono investite della funzione retributiva, punitiva e correzionale, ammettendo anche pratiche come isolamento e forme di trattamento simili alla tortura. 

Politica interna basata sul protezionismo

L’economia americana deve essere protetta dai mercati esteri (dazi ecc.) con l’idea di rianimare le produzioni locali e quindi i posti di lavoro, in particolare di operai e contadini, messi in crisi dalla globalizzazione. Una linea in parte irrealista ed autolesionista, in quanto le delocalizzazioni sono frutto sia di scelte di multinazionali sia di rinunce locali a certe produzioni considerate pesanti o poco redditizie che spesso sono svolte da migranti e tuttavia considerati sgraditi. Inoltre l’aumento dei dazi colpisce gli stessi consumatori e ovviamente porta a tensioni con altri Paesi, da regolare mediante trattative basate sulla forza. All’interno il liberismo viene ampliato e la proprietà privata esaltata autorizzandone la difesa anche con le armi. Viene affermata la legge del più forte non lo stato di diritto. Nella gestione del potere mancano o vengono aggirate le norme sui conflitti di interessi, in particolare tra imprenditoria nei media e cariche di potere.

Le attività di lobbing, già ampiamente ammesse, diventano sempre più rilevanti e decisive. Ciò favorisce lo sviluppo di interessi privati nella sfera pubblica o nelle politiche verso altri Paesi. Diversamente dalla narrazione del neoliberismo classico non viene protetto il bilancio dello Stato ma è piegato agli interessi dei più forti (energia, nuove tecnologie e armi) a danno dei più deboli, privati di servizi o abbandonati. 

La politica estera

Questa è in funzione degli interessi nazionali degli Stati Uniti considerati prioritari che per questo possono espandersi. L’obiettivo è ottenere la subordinazione o almeno l’accondiscendenza degli altri Paesi e se questa non viene ottenuta, partono attacchi, embarghi e guerre. Negli USA il ministero della difesa è stato ridenominato della guerra. Fa parte della politica estera la tutela delle multinazionali statunitensi che non devono avere limiti nelle esportazioni, né tasse da pagare in altri Paesi. Il protezionismo interno si coniuga con la pretesa di liberismo assoluto e deregolato all’estero. Tutto questo è sostenuto da investimenti ingenti nelle spese militari, nuove tecnologie e di intelligence che così vedono convergere i loro interessi.

Per affermare la linea basata sulla propria forza, viene operata una sistematica delegittimazione delle istituzioni internazionali (ONU, OMS, ed al.) e con esse il diritto, la giustizia tra Stati. Nel 2025 vi è stata fuoriuscita degli USA da tutti gli organismi fondati su diritto, giustizia, solidarietà tra Paesi immemori delle ragioni storiche (seconda guerra mondiale, olocausto) che hanno portato alla loro costituzione, né delle necessità che collegano i diversi popoli per la difesa della salute e la tutela dell’aria e ambiente. Questo è associato al tentativo di creare nuove alleanze per gestire interessi economici al di fuori del diritto internazionale e di ogni regola democratica (Board of Peace per Gaza).

Negazionismo scientifico: viene negato che sia in atto un cambiamento climatico per cui non sarebbe necessaria alcuna transizione energetica. Non esistono beni comuni e si va verso una progressiva privatizzazione dello spazio, aria, acqua, risorse. Vengono quindi sfruttate e ricercate nuove fonti fossili e non promosse norme volte al rispetto ambientale.

Le posizioni antiscientifiche in medicina (anti vaccini) e biologia (antidarwinismo) giungono a forme di negazionismo delle evidenze (con conseguenze gravi come ad esempio la ripresa del morbillo) e favore verso teorie e prassi alternative, prive di evidenze.

Decisioni su cosa studiare e censura di libri: “L’origine della specie” di Darwin è vietato da tempo; recentemente in Texas è stato proibito il Simposio di Platone per il mito dell’androgino. “Tra i testi vietati figurano il Diario di Anna Frank, V per Vendetta di Alan Moore, Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood, Peter Pan di J. M. Barrie, Il cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini, Lolita di Vladimir Nabokov e anche Uomini e topi di John Steinbeck.” (Fonte “Il Fatto Quotidiano”, 13 gennaio 2026). 

Negazionismo storico

Vengono propagandate narrazioni, al fine di creare un passato idealizzato e glorioso perduto per colpa di altri. L’olocausto è dimenticato o ridimenzionato, le dittature nazista e fascista sono in parte riabilitate, distillando il valore del potere assoluto, della guida suprema nei confronti della democrazia, considerata in crisi e inconcludente. Tuttavia la democrazia formalmente non viene abolita ma trasformata in democratura con una sorta di sondaggio permanente, di marketing manipolabile e tenuto sotto controllo. Al contempo il voto è ritenuto in grado di conferire poteri abnormi, quasi di investitura popolare-divina insieme.

La riscrittura del passato include anche un’enfasi sui valori tradizionali, la famiglia patriarcale in particolare, a scopo rassicuratorio ma con pesanti ricadute sulla condizione femminile, considerata sottomessa, subalterna. L’insieme di questi valori viene molto declamato e non praticato di solito da chi li propaganda. 

Sul piano sociale viene contrastato il welfare pubblico universale, l’assistenza ai poveri e la solidarietà internazionale nella lotta alle malattie e alla fame. Viene invece promosso un approccio securitario ai problemi sociali e sostenuta la necessità di un continua guerra alla droga

Metodo

In ogni ambito l’elemento comune alla cultura MAGA è il riduzionismo contro ogni visione della complessità. Questo conferisce alla cultura MAGA una linearità che viene ad assumere una coerenza interna in quanto elimina ogni contraddizione essendo fondata sull’etica dell’intenzione, e non della responsabilità. E’ proiettiva (schizoparanoide) e questo esclude ogni forma depressiva di autocritica, colpa, riparazione. La colpa è sempre dell’altro e del passato, mai chiedere scusa. 

L’etica dell’intenzione e la proiezione piegano il reale, lo deformano, lo frammentano e addirittura lo costruiscono, nell’immaginario, anche a costo di sacrificare completamente la verità. Una realtà, un mondo costruito con la ripetizione ossessiva (che assedia) e non con la dimostrazione, che si afferma con le tecniche ben note della pubblicità oggi amplificate da internet e Intelligenza Artificiale. La potenza anche eversiva di questi strumenti sulle condizioni di vita, sulla democrazia richiederebbe una forte regolamentazione che tarda a venire nonostante siano evidenti le intromissioni di hacker nelle votazioni, nelle attività sociali e anche nella criminalità. Vi è quindi una saldatura, in chiave antidemocratica, tra cultura MAGA e nuove tecnologie che pure avrebbero un potenziale uso democratico. 

La cultura MAGA è polisemica e populista, cioè in grado di coniugare interessi molto diversi, da quelle delle multinazionali a quelli dei ceti popolari. Identifica dei nemici verso i quali indirizzare paura-odio nell’idea che se lo siano meritati e che ciò sia a fin di bene. Anche il loro. I migranti poveri, sono un bersaglio ideale. Tra l’altro più vengono lasciati ai margini, privati di diritti e sostegni, più sono a rischio emarginazione, criminalità e pertanto funzionali al discorso pubblico dei MAGA. 

Vi è una forte manipolazione della realtà e la creazione di profezie che si autoavverano. Viene sostenuta la (falsa) soluzione che con muri e remigrazione, non avremo più criminalità, furto di lavoro e di welfare. 

La cultura MAGA opera anche sottili attacchi al corpo, alla sua forma, colore, con accenni alla perversione (in cui sono iscritte le questioni di genere unendo insieme del tutto impropriamente LGBTQ+ con pedofilia) e de-umanizzazione (paragoni con animali) con l’obiettivo di far provare disgusto e riprovazione morale. Anche qui vi è una tendenza suprematista (neo-arianesimo, razzismo).

In sintesi MAGA è un brand, semplice, ben comunicabile in modo ripetitivo, proiettivo e identitario. Queste caratteristiche creano “un mondo” identificatorio e rassicurante ed egoista, una comunità tra simili e fedeli MAGA che è molto più importante e penetrante di ogni verità condivisa e del perturbante incontro con l’altro specie se diverso. Non implica mai l’assunzione di responsabilità, una posizione depressiva e riparatoria. Il che vorrebbe dire fare i conti con i fallimenti delle politiche commerciali, migratorie, securitarie, dell’abbandono. Al contrario il persistere e l’aggravarsi dei problemi e l’indice della loro gravità e pertanto della necessità di azioni forti e di un controllo diffuso della popolazione (tramite le reti, i sondaggi, ecc.) o con azioni violente verso chi protesta pacificamente come negli omicidi ad opera dell’ICE di Renne Good e di Alex Pretti a Minneapolis.

MAGA parla all’immaginario nel momento in cui prospetta età dell’oro, una fase post-umana, inumana fatta di Intelligenza Artificiale, macchine-uomo, robot, clonazione, impianti di microchips, fino all’immortalità. Dall’uomo ormai sempre dotato di smart- protesi si sviluppano aspetti visionari, di volontà di potenza che sfida ogni limite, come andare ad abitare su Marte o raggiungere altri pianeti ove ricercare terre rare, fino all’uomo tecnologico, autogenerantesi e immortale. Una nuova fede coinvolgente che fa sentire parte di un progetto.  Quindi paure spesso indotte, intimidazioni e minacce si associano a promesse di benessere e riscatto fino a illusioni e prospettive del tutto irrealistiche ma in termini fantascientifici, persuasive. 

Debolezze

La cultura MAGA ha saputo coniugare i vissuti di masse deluse e gli interessi di grandi multinazionali con bilanci pari e maggiori del PIL di molti Paesi. Ha saputo approfittare e dare una risposta alla crisi del novecento che ha riguardato le ideologie del novecento e delle religioni e si inserisce sul neoliberismo temperato che ha mostrato crescenti difficoltà negli ultimi 20 anni. Come la vittoria della Thatcher e Reagan nel 1980 avevano aperto la fase del neoliberismo, nel 2016 la Brexit e la prima elezione di Trump hanno segnato la prima fase della cultura MAGA (neoliberismo autocratico). Il post Covid ha accelerato la crescita della cultura MAGA per prevenire il rilancio di politiche sociali di welfare pubblico.

Hanno influito anche le delusioni democratiche avvenute dopo la caduta del muro di Berlino (1989) e i fallimenti delle primavere arabe e dei processi di pace in Medioriente tanto che da alcuni anni conviviamo con la guerra in Ucraina, con il genocidio palestinese a Gaza cui recentemente si è aggiunta la guerra contro l’Iran che rischia di diventare mondiale. Questa potrebbe essere l’esito tragico della cultura MAGA come è stato per altri autoritarismi e dittature.

Che fare?

Nell’opinione pubblica europea e italiana vi sono convinzioni che vengono date come acquisite e stabili come ad esempio la pace, la democrazia e il welfare pubblico. Non viene sottolineato come invece vadano difese e aggiornate nel loro esercizio a fronte della rivoluzione digitale, del cambiamento climatico, della sovrapopolazione del pianeta con una crescente parte della popolazione esclusa, abbandonata. Una maggioranza deviante, invisibile e spesso esclusa anche dal welfare. Manca cioè la capacità di ascolto, identificazione e accoglienza di queste persone. Siamo in ritardi nel comprendere come la rivoluzione digitale sta modificando i modi di vivere, lavorare, commerciare, viaggiare. Si sono create nuove categorie di lavoratori (ad esempio i rider) che quanto a tutele sembrano regrediti all’ottocento. La modernizzazione richiede quindi un grosso sforzo in ogni ambito. Sulle migrazioni, in un Paese che vede emigrare quasi duecentomila persone in larga parte giovani, blocchi navali, remigrazioni, accoglienze burocratizzate e custodiali, pur diverse, segnano una drammatica inadeguatezza se non si comprende che sfuggono da guerre, catastrofi ambientali, migrazioni economiche o dittature. Vi è una trasversalità in questo fallimento di cui farsi carico.

Non basta riprendere i principi costituzionali, i valori dell’umanità, dell’eguaglianza, libertà e fraternità ma occorrono pratiche reali, effettive condizioni di vita, piani operativi su ambiente, salute, economia. Su questi punti vi è la necessità di un’azione internazionale e un ineludibile confronto con poteri forti e nuove tecnologie, in particolare informatiche. Dopo la fase della comunicazione televisiva, oggi vi è da governare, da un altro punto di vista democratico e pubblico, le nuove tecnologie e Intelligenza Artificiale, altrimenti saranno loro a governarci.

Questo vuol dire rifondare, tenendo conto della centralità del nuovo contesto tecnologico, il patto sociale in base a bisogni e possibilità ridando valore etico, sociale e politico all’idea della regolamentazione, della programmazione condivisa, alla tassazione progressiva, a quella dei super-ricchi come base della giustizia e del sistema sociale e sanitario. Una riflessione anche sui modelli di vita e sul rapporto con l’ambiente. E’ la via per evitare destrutturazione delle produzioni, la frammentazione e la privatizzazione della sanità, istruzione, detenzione e riduzione a beneficienza i servizi sociali.  Al contempo bisogna riprendere a parlare all’immaginario e alimentare le speranze lavorando sul negativo, l’incerto l’aggressività, la rabbia, il male incanalati in una prospettiva. All’inizio del secolo scorso era il socialismo. 

Quale prospettiva oggi? 

Certamente occorre superare il pensiero unico, l’appiattimento su un neoliberismo temperato che si è esaurito nella misura in cui la parte di welfare pubblico ancora esistente si è ridotta e piegata agli interessi dei poteri forti. Questi sono nel mondo delle energie fossili, nuove tecnologie e armi. Essi tendono a sostenere un pensiero egemone, non contestabile. 

Elementi della cultura MAGA si infiltrano lentamente, in modo costante e impercettibile. La democrazia e il sistema di welfare non crollano all’improvviso ma con un processo lento dove burocrazie, sabotaggi, riduzione delle risorse e portano alla crescita del malcontento che giustifica l’attacco al servizio pubblico. Come e quali elementi MAGA si inseriscono e perturbano il sistema dovrebbe essere di un’approfondita analisi anche per comprendere come una cultura del welfare pubblico può ad essa contrapporsi sviluppando adeguati anticorpi. 

Bisogna riprendere la capacità dialettica, e partecipazione a partire dalla riproposizione di sistemi elettorali proporzionali, con preferenze ma senza alcun premio, ma anche con forme nuove, regolamentate via internet (sul modello dello SPID) o locali cooperative di comunità, culturali, agricole, energetiche… 

Superare lo stigma dell’esclusione non è facile…si fa in fretta a montare la paura delle persone rispetto alla loro sicurezza e la logica del rinchiudere le persone diverse, non solo malate, ma in generale le persone diverse in qualche posto escludente, è una logica che spesso i decisori hanno preferito ad altri più faticosi e complessi processi. Non solo prigioni ma anche scuole speciali, residenze per anziani… una nuova grande istituzionalizzazione come risposta alle crisi, da un lato. L’abbandono e l’altro aspetto spesso invisibile, fatto di anziani soli, malati chiusi in casa, morti solitarie, o senza assistenza in mare.

Va contrastata la cultura dello scarto per ritrovare una cultura della cura, del prendersi cura mediante la reciprocità e un  altro rapporto con il pianeta, come casa e destino comune, altri modi di vita e convivenza, secondo linee indicate da Papa Francesco e da Luigi Ferrajoli. L’impegno per la pace, la dignità e l’eguaglianza delle persone, l’umanità e l’accoglienza, la ricerca sono fondamentali per non lasciare indietro nessuno e creare un immaginario condiviso che sia per tutti speranza. 

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