Vaso di Pandora

Oltre il sottosopra: il gioco di ruolo come laboratorio dell’Io

Il successo globale della serie Stranger Things non ha solo riportato in auge l’estetica degli anni ’80, ma ha riacceso i riflettori sul più famoso dei giochi di ruolo: Dungeons & Dragons (D&D). I protagonisti della serie, infatti, sono dei bambini che giocano nel seminterrato di casa a questo gioco che rimarrà costante durante gli anni della loro crescita e che sarà poi fondamentale per lo sviluppo dell’intera serie tv.

Ma cosa è Dungeons & Dragons?

Dungeons & Dragons nasce nel 1974 a Lake Geneva, dall’incontro tra Gary Gygax e Dave Arneson, due appassionati di giochi di strategia. Unendo le loro idee, i due trasformarono i classici giochi di soldatini , i cosiddetti “wargame“, nel primo vero gioco di ruolo della storia. È qui che nasce il mito che ancora oggi ispira milioni di persone in tutto il mondo.

Quel seminterrato o luogo di ritrovo dove si gioca non è solo un topos di svago, ma uno spazio sacro dove, attraverso i dadi e le schede dei personaggi, si impara a sconfiggere i mostri della realtà.

Cos’è il gioco di ruolo (GDR)

Il Gioco di Ruolo è un’esperienza di narrazione condivisa in cui i partecipanti interpretano dei personaggi all’interno di un mondo immaginario spesso legato all’universo fantasy, guidati da un sistema di regole e da un narratore chiamato “Game Master”.

Ogni personaggio che il partecipante crea è “vivo”, dotato di una storia personale, valori e obiettivi propri. Non è solo una pedina, ma un individuo con pregi e difetti che guida la propria narrazione all’interno del gioco.

L’utilizzo dei dadi durante il gioco rappresenta il “destino” o “la sorte” che determina se e in che modo le scelte dei giocatori influenzeranno la realtà circostante e l’andamento della storia.

Dovete quindi immaginare una sessione di D&D come un vero e proprio teatro dove i protagonisti sono i partecipanti seduti attorno al tavolo che, con i loro dadi in mano, fingono di essere il loro personaggio imitandone la voce, modi di fare, gesti, usanze e pensieri all’interno del gioco: proprio come fanno i bambini quando al parco fingono di essere i loro supereroi preferiti insieme agli amichetti! È un modo per far vivere il proprio fanciullo interiore e non dimenticarsene mai del tutto!

Ma cosa succede, psicologicamente, quando ci sediamo a un tavolo da gioco?

Teatro della mente e GDR

Il concetto di “Teatro della Mente” è affascinante perché descrive la capacità umana di generare un intero universo visivo, uditivo e emotivo partendo solo da stimoli astratti (come parole o pensieri).

Immaginiamo che il nostro cervello sia dotato di un “cinema interno”. Quando leggiamo un libro o ricordiamo un momento passato non stiamo vedendo immagini reali con gli occhi, ma la nostra mente “proietta” quelle scene su uno schermo invisibile: puoi quasi “sentire” il freddo della neve o il profumo di una torta semplicemente immaginandoli!

In questo senso il GDR stimola proprio il teatro della mente di ciascun giocatore e quando un giocatore agisce in questo suo teatro mentale le emozioni provate sono neurochimicamente reali.

La creatività come problem solving collettivo

A differenza dei videogiochi, il GDR non ha confini predefiniti. Sviluppa la mente dei ragazzi e degli adulti attraverso il problem solving creativo: non esiste un’unica soluzione per superare un ostacolo, ma solo quella che il gruppo riesce a immaginare. Questo stimola una flessibilità cognitiva che si traduce, nella vita reale, nella capacità di affrontare l’imprevisto senza farsi paralizzare dall’ansia.

Il personaggio come “Io sperimentale”

Il punto di forza psicologico del gioco di ruolo risiede nella possibilità di sperimentare parti di sé che la quotidianità spesso reprime. Chi è timido può interpretare un bardo carismatico, chi fatica a gestire il potere può vestire i panni di un paladino o di un importante stregone capace di tenere un intero regno sotto scacco! Come scriveva Oscar Wilde, “date a un uomo una maschera e vi dirà la verità”. Nel gioco, il personaggio funge da filtro protettivo permettendo all’individuo di far emergere tratti sommersi del proprio carattere senza il timore del giudizio sociale.

Il valore terapeutico della narrazione

Il GDR può avere un ruolo potenzialmente terapeutico (Role-Playing Therapy), questo perché in un contesto protetto, il giocatore può allenare l’empatia mettendosi nei panni di un altro essere con valori e storie di vita diversi, ciò espande la comprensione del mondo e permette di vedere oltre i propri limiti. A livello terapeutico il gioco di ruolo può aiutarci anche a rielaborare simbolicamente un trauma in quanto spesso i “mostri” che combattiamo nel gioco sono proiezioni delle nostre paure interiori. Sconfiggerli simbolicamente al tavolo aiuta a ridimensionarli nella mente e quindi anche nella realtà.

Oltre ciò il gioco combatte l’isolamento, creando un senso di appartenenza e una rete di supporto basata sulla cooperazione e non sulla competizione.

Il gioco di ruolo si rivela un potente laboratorio dell’Io dove la narrazione condivisa trasforma la fantasia in uno strumento di crescita, dimostrando che sconfiggere draghi immaginari è, in fondo, il modo più efficace per imparare a dominare le sfide della nostra realtà.

Note Bibliografiche
1

Advanced Television. (2022, 13 luglio). Data: Stranger Things boosts D&D searches by 600%. Disponibile su Advanced-Television.com.

2

Fine G.A., Shared Fantasy: Role-Playing Games as Social Worlds, University of Chicago Press, 1983.

3

Huizinga J., Homo Ludens, Einaudi, 1946 (originale 1938).

4

Hunt R., Theater of the Mind: How to Master the Media, Harper & Row, 1981.

5

Mello H., Theater of the Mind: Imagination and the Role-Playing Experience, Mythopoeic Press, 2003.

6

Vygotskij L.S., Immaginazione e creatività nell’età infantile, Editori Riuniti, 1972 (originale 1930).

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