Vaso di Pandora

Note su “L’ascolto e l’ostacolo”

Recensione al libro: “L’ascolto e l’ostacolo. Psicoanalisi e Musica”
di F. Petrella (Jaka Book, 2018).

“Il vuoto, utero dell’immaginazione può nascere

solo da una negazione dell’esistente,

da una forma di astensione e disobbedienza rispetto

all’ordine costituito, da una costruzione che in

certa misura astrae da sé stessi”

Inenarrabile. 

Per una poetica del silenzio interiore

Ugo Morelli, 2019

A fine agosto, in attesa di un’intensa settimana musicale, ho fatto una pausa e ripreso in mano appunti degli eventi di quest’anno alla Tolda, ricordando la presentazione del libro di Fausto Petrella “L’ascolto e l’ostacolo”, vincitore del premio Gradiva di quest’anno. Ho sentito il desiderio di condividere qualche pensiero, come al solito riferito alle letture che utilizzerò nei prossimi seminari e che intendo successivamente approfondire nei percorsi formativi alla Tolda.

Dopo l’incontro del 22 giugno per la presentazione del libro mi sono trovata a riflettere su un fuoco incrociato di letture nate da consigli di amici che mi hanno messo a confronto con due culture tra loro lontane per le quali sento una forte attrazione e il loro fascino spesso mi procura intense emozioni coinvolgendomi profondamente.

Sto parlando della cultura ebraica ripresa nella lettura di Abraham Yehoshua e soprattutto Amos Oz e della cultura giapponese ripresa da Haruki Murakami e Aki Shimazaki.

Il dialogo che si stabilisce intorno ai consigli e ai commenti di libri, insieme a quello più interiore con gli autori rappresenta un piacere unico e speciale di cui in modo esemplare ha recentemente trattato Lina Balzoni nello splendido “Una meravigliosa solitudine. L’arte di leggere nell’Europa moderna”.

Il contenuto dei testi citati viaggia nel periodo intorno alla seconda guerra mondiale e gli anni successivi. A questo proposito si inserisce pure il Doctor Faustus di Thomas Mann, che da diversi anni leggo e rileggo senza venirne completamente a capo, vuoi per la sua intrinseca complessità, vuoi per la parte musicale più specialistica, ma anche per quanto tocca da vicino i racconti familiari sulla guerra nelle vicissitudini personali dei miei genitori e parenti e dei loro giudizi e commenti sull’esperienza vissuta. A quel periodo risalgono certe, forse insondabili radici della mia esistenza e della mia generazione.

Per tanti versi il tema di “L’ascolto e l’ostacolo”ha risuonato in quell’area con il desiderio di parlare con Fausto Petrella del Doctor Faustus, che ha animato un mio piacevole vissuto di allieva che in realtà sono stata, alla scuola di Petrella a Pavia negli anni ’80.

Se pure brevemente ho potuto soddisfare il desiderio di dialogare con Fausto su umorismo, comicità e musica. Umorismo è un tema di rilievo in ambito psicoanalitico, ma anche tipicamente ebraico e in qualche modo manniano. Il capitolo del libro su questo tema, di cui lo stesso autore riconosce l’originalità, è tra i più interessanti come la breve scena ricordata tratta da La morte a Venezia. Si intrecciano musica scherzo e tragedia tramite ’A risa, una canzone che Visconti con straordinaria maestria recupera nella descrizione della cantata di un gruppo di “pezzenti virtuosi” che conclude il loro spettacolo dopo la questua come ringraziamento ai clienti dell’hotel Des Bains al Lido di Venezia.

La genesi di questa giornata ha inizio dal viaggio a Milano con Gianni Giusto, alla volta di Brera per la presentazione dello stesso libro L’ascolto e l’ostacolo, dai nostri discorsi in quella piacevole giornata. Là ho ritrovato Petrella come nei ricordi e nei sentimenti che già mi ispirava il suo lucido pensiero all’epoca della Scuola di Specializzazione.

Il suo discorso si compone di un intreccio di storia sua personale, nostra di chi lo conosce, di cultura e di varie discipline: una posizione mentale che si è confermata in modo sempre più pertinente procedendo nel tempo quale attualissimo confronto tra diverse modalità di ricerca spesso altrove definita con il termine di interdisciplinarità.

Molto creativo ci è sempre apparso il suo utilizzare il racconto tramite “fatti”: artistici, culturali, biologici, medici, ma soprattutto contesti relazionali rivisitandoli in quanto esperienze di vita e …cliniche.

In quella sede (Brera a marzo) molto appassionante mi è parsa la recensione del direttore d’orchestra Carlo Goldstein, ricordandola con Lino Ciancaglini notavamo che il focus del suo intervento era ben riassunto nella celebre frase di Mahler “nella partitura c’è tutto tranne l’essenziale”…citazione che centra con intelligenza il fil rouge del libro L’ascolto e l’ostacolo, ma anche forse in generale “la lezione” di Petrella su vari livelli di lettura di fatti, occasioni, espressioni umane in genere, così come la psicoanalisi possa davvero rappresentare un modo di fare esperienza, sia con intenti conoscitivi che di cura.

Vorrei ricordare ancora la conclusione del libro, come leggiamo nel capitolo “Su Bolero Di Maurice Ravel. Variazioni antropologiche e neuroscientifiche: diffidiamo dunque da pregiudizi organicisti e psicologisti e interagiamo con l’opera penetrando in essa con mente e cuore sgombri. Ascoltandola ripetutamente così come si fa con i pazienti in analisi anche per permettere di conoscerlo e di conoscerci.La psicoanalisi aspira ad una forma di comprensione incompatibile con la fretta, la superficialità e i limiti di un unico ascolto, con l’applicazione semplice di uno schema, di un modello, di molti modelli. Sono queste alcune delle reali difficoltà delle molteplici cause che ostacolano l’ascolto ed impediscono un buon rapporto non solo con Bolero, ma con ogni opera musicale e in definitiva con ogni persona.”

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Commenti su "Note su “L’ascolto e l’ostacolo”"

  1. In questo bel contributo mi ha colpito l’accenno ad Abraham Yehoshua: nome, “Abramo Gesù”, che – casualmente, è ovvio – ci ricorda l’intreccio fra due culture e religioni: così vario, profondo, ricco, fecondo, necessario ma anche difficile, a volte tragicamente.
    Il libro forse più importante di Yehoshua, “L’amante”, ci parla della mutevole dinamica fra rapporto ed estraneità, fra presenza ed evanescenza; del convivere di persone che non si conoscono abbastanza. Ciò, a livello affettivo personale, a livello generazionale, a livello sociopolitico nella impervia ma pur ricercata (da qualcuno) coesistenza fra arabi ed ebrei. Anche qui dunque in qualche modo si parla della contrapposizione fra ascolto e ostacolo.

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