L’approvazione delle leggi 9/2012 e 81/2014 e la loro piena attuazione ha determinato la chiusura degli OPG. Considerata l’entità del problema, la sua durata (gli OPG erano sopravvissuti alla 180) si è trattato di un successo per certi aspetti inatteso.
Comprendere le ragioni di quanto è avvenuto significa non solo cogliere i problemi aperti, ma utilizzando la tecnica SWOT, cogliere i punti di forza, debolezza, le sfide/opportunità e i rischi. L’analisi è sintetica e per punti. Uno spazio maggiore viene riservato ai punti di forza perché meno evidenziati in altri contributi, report e articoli. L’attenzione infatti è posta spesso su lista di attesa per le REMS e detenuti sine titulo. Dato che vede limiti di rilevazione per la mancanza di un Osservatorio nazionale, l’incompletezza del sistema informativo SMOP e l’assenza di uno territoriale. Nonostante questo come rilevato in diversi contributi, il problema della lista di attesa è concentrato in 4-5 regioni e lì dovrebbe trovare soluzione senza investimenti in REMS nazionali/sovraregionali o altre strutture per valutazione e assessment.
Punti di forza
La collaborazione interistituzionale e una nuova cultura operativa
La chiusura degli OPG è avvenuta in primo luogo grazie alla collaborazione interistituzionale tra psichiatria e giustizia. Pur con differenze si è realizzata (di necessità) in tutto il Paese. I migliori risultati si sono avuti laddove la collaborazione è stata più proficua. Ciò è avvenuto quando le relazioni sono state impostate, rispettando le differenze dei mandati, sul dialogo, l’ascolto reciproco, l’accomodamento ragionevole di contraddizioni o interessi e visioni contrastanti. Questo ha valorizzato le differenze, le peculiarità di ciascuna istituzione portando a risultati assai compositi quindi ricchi di elementi nuovi e sfumature. Il confronta tra saperi diversi può portare all’arricchimento reciproco (cross ferilization) tanto più necessario nel momento in cui si ha a che fare con relazioni complesse e problematiche, mondi interni e vissuti difficili da decifrare.
La necessità di inventare nuove prassi, pur con strumenti giuridici datati vista la mancata modifica del codice penale, ha permesso di ripensare le misure giudiziarie tenendo conto delle condizioni della cura, basandosi sulle migliori e aggiornate conoscenze tecniche e scientifiche. Cura fondata sulla motivazione, la volontarietà e la partecipazione responsabile della persona.
Un approccio che ha cercato di mettere al centro la persona e il suo rapporto con la comunità e di restare accanto.
Al contempo la misura giudiziaria, declinata secondo l’art. 27 della Costituzione è andata ben oltre le finalità special-preventive della misura di sicurezza o espiative della pena, ma si è dato spazio alle misure trattamentali, rieducative e di reinclusione sociale (con UEPE) ma anche grazie alla riforma D lgs 150/2021 (Riforma Cartabia) anche a forme di mediazione, conciliazione e riparazione (possibile) coinvolgendo anche vittime e loro familiari e quando indicato il contesto sociale.
Una polisemia della cura della misura giudiziaria.
Davvero una “rivoluzione gentile” che mette in secondo piano i luoghi (la stessa chiusura degli OPG) e si può concentrare sui percorsi trattamenti e di cura e in ultima analisi sui Progetti di Vita.
Si è evidenziata anche una più articolata concezione della sicurezza che da un lato ha visto una proficua collaborazione con le Forze dell’Ordine (altro punto molto punto molto positivo e in questo ambito, cioè quella Esecuzione penale esterna, si può vedere come impiegare le professionalità della Polizia Penitenziaria) e dall’altro ha reso protagonista la persona, responsabilizzandola verso sé e gli altri. Sicurezza come prodotto relazionale complesso, fondata su elementi positivi piuttosto che sul controllo, ma basati sull’autocontrollo, lo sviluppo della capacità di verbalizzazione e di dialogo, su un impegno al fare, accompagnato e sostenuto, quindi mediante opportunità di sperimentarsi in relazioni nuove, di formazione e lavoro ed al. Attraverso una comunità che si prende cura. Ciò contrasta isolamento, separatezze, i vissuti di vuoto, noia, disforia, depressione, e crea lentamente fiducia e speranza.
Sicurezza come esito di un processo complesso basato sulla valutazione di rischi/benefici, sulla capacità di preservare le parti funzionanti della persona e di lavorare sui punti critici. Questo può portare a patti e piani operativi condivisi. La partecipazione e il dialogo vengono prima di ogni sorveglianza sanitaria ( a sua volta basata su consenso e autocura) ed ogni altro aspetto relativo alla privazione/limitazione della libertà intesa come accettazione di un limite (limen come confine) che può essere essenziale per la crescita e la generazione di senso. Una visione quindi positiva del “No”, della frustrazione inseriti in percorsi accompagnati per superare l’impulsività, l’onnipotenza infantile, il vuoto progettuale, il tutto subito, la disperazione.
In questo quadro si può collocare, come elemento di realtà, l’impegno a rispettare l’insieme di prescrizioni, norme volti alla prevenzione di nuovi reati. Azione che viene quindi ad incentrarsi sulla responsabilità della persona, l’attenzione alle relazioni familiari prima che su controlli, coercizione, custodia.
Tutto questo può avvenire grazie alla collaborazione e al dialogo che si compone di relazioni di cura sanitaria, sociale, ma anche con la magistratura, avvocatura, UEPE, Forze dell’Ordine. Ciò permette di sviluppare le capacità di ogni istituzione di leggere i fenomeni con strumenti diversi, di dare senso e comporre prima al loro interno e tra loro la rappresentazione, consapevole e inconsapevole, della persona, della sua famiglia, della sua situazione sociale ed esistenziale.
Questo dialogo è premessa per un patto multiplo con la persona e il suo contesto e rappresenta l’elemento più prezioso e da preservare di fronte ad ogni difficoltà e possibile riforma.
Un dialogo paritario, nel rispetto delle specifiche competenze, può portare a maturare nuovi approcci, a generare soluzioni specie se si basa sull’esserci nello spazio e nel tempo, nell’ascolto non giudicante che sa andare oltre per immaginare/sognare un’altra prospettiva, un altrove, un futuro, partendo dalle difficoltà teoricamente molto semplici da rilevare e da modificare (documenti, lavoro, casa) ma che rischiano di essere macigni insormontabili. Le misure alternative alla detenzione e l’inserimento lavorativo hanno risultati molto significativi in termini di prevenzione delle recidive nei reati.
Occorre essere presenti e reperibili, dare sicurezza nella risposta (e non fantasmi magari persecutori) per non aggiungere altre oscurità, buchi neri in universi poco conosciuti e talora inquietanti e apparentemente incomprensibili. È il tema del proscioglimento, dell’incapacità di intendere e volere, della pericolosità sociale, della misura di sicurezza. Di un giudizio non su un fatto-reato ma sulla persona.
Nella pratica l’impianto del doppio binario è in crisi e si sta cercando di superarlo. La collaborazione interistituzionale risulta più adeguata rispetto paradigma alla complessità.
Le culture tra magistratura di cognizione e sorveglianza, tra psichiatria clinica e forense stanno vedendo un positivo riavvicinamento.
Questo è fondamentale per affrontare le nuove sfide (Codice Rosso, maltrattamenti in famiglia ecc.) che non trovano risposta nell’impianto del “doppio binario”.
Quindi la collaborazione interistituzionale non solo è il motore che ha consentito di chiudere gli OPG inventando sul campo stili di lavoro, adattando strumenti ed al., ma è anche per affrontare i problemi attuali.
Si tratta di superare gli OPG non solo come luoghi ma come metodo. Un impianto anacronistico sia sotto il profilo medico scientifico che giudiziario. Ogni politica che tenda a riportarlo in vita, a vedere una magistratura che dispone e gli altri compresa la psichiatria che eseguono, va in una direzione contraria sia al trattamento rieducativo, all’inclusione e alla cura sanitaria. Con fatica e molti mezzi si può imporre la limitazione della libertà ma non altri processi, educativi e sanitari. Questi passano inevitabilmente per la relazione con la persona, il suo mondo interno, i vissuti, le paure, speranze.
Si tratta quindi di continuare nella costruzione di team multi istituzionali, che lavorino insieme come ormai avviene in ogni ambito scientifico e tecnico.
Questo patrimonio immateriale costituisce una infrastruttura essenziale non solo per dare applicazione alla legge 81 ma a tutte le atre questioni aperte.
Sistema di Welfare di comunità
Il sistema di cura e giudiziario di comunità è stato essenziale per la chiusura degli OPG.
Le REMS sono risultate fondamentali nella prima fase ma devono restare residuali.
Nel territorio i DSM seguono, nel territorio, circa 7000 persone con misure giudiziarie
Per questo è molto importante sostenere il sistema territoriale con risorse di personale ed economiche. Poco prima della legge 81 le persone con liberà vigilata erano poco più di 2.000 e nell’arco di 12 anni sono passate a circa 5.000. Molte sono ospiti di Residenze/Comunità. Questo porta ad avere un carico crescente anche dal punto di vista economico, stimato intorno ai 400 milioni di Euro.
Ancora vi sono da realizzare in ogni DSM le Unità di Psichiatria Forense e preservare i Centri di Salute Mentale e la loro capacità di promuovere i PTRI il che richiede preparazione ma anche un adeguato finanziamento favorendo anche l’utilizzo del Budget di Salute per creare alternative alle REMS e alle Residenze e favorire così la piena inclusione sociale delle persone, che possono essere cittadini responsabili e produttivi.
Solo in questo modo si può mantenere attivo il motore del sistema ed evitare che si ripresentino in altra forma gli OPG, con “ergastoli bianchi” nelle residenze.
La struttura del DSM all’interno dei quali operano le REMS dipende dalla programmazione regionale. In quell’ambito devono essere visti i problemi preservando il principio della territorialità. Umbria Sicilia occidentale non hanno REMS. Non servono e possono portare a diversi problemi, REMS nazionali.
L’appropriatezza non è tanto il frutto di una valutazione tecnica riduzionistica (che rischia di portare ad evidenziare l’inguaribilità-inemendabili?) magari da attuare in luoghi specifici ma è l’esito di un articolato processo relazionale gruppale, multi-istituzionale, contestuale e dinamico. Con questo approccio si possono trovare soluzioni anche nei casi più difficili in quanto si prendono in considerazione tutti i fattori biologici, psicologici, sociali, ambientali, economici e culturali. Cioè i determinanti sociali della salute
Sfide
La collaborazione interistituzionale
Migliorare la collaborazione interistituzionale (Protocolli, PUR, Formazione) e ampliare in modo strutturato gli interlocutori: Enti locali, Prefetture, Avvocatura e Garanti, Associazioni e Utenti Esperti. Protocolli e formazione congiunta stabile in ogni Regione/Distretto.
È il metodo che può consentire di non tornare indietro e di affrontare i problemi aperti che mi limito ad elencare:
Codice Rosso, relazioni di genere, maltrattamenti in famiglia
Uso di Sostanze e Personalità (superare la non imputabilità) che creano difficoltà in ogni ambito compreso quello detentivo.
Adolescenti e giovani e internet. Ritornare all’impostazione del cp minorile (448/1988)
Migranti e persone senza tetto, soli abbandonati
Cultura dell’accoglienza e dell’inclusione
REMS e Istituti di pena (sovraffollamento, introduzione del numero chiuso.)
Promozione dei diritti
Completare la riforma con la modifica del c.p superando il doppio binario garantendo l’imputabilità a tutte le persone e abolendo la pericolosità sociale e le misure di sicurezza.
Punti di debolezza
Personale
Demotivazione, burn out, sovraccarico degli operatori e timori per la “posizione di garanzia”. Scarsa attrattività del sistema.
Carenza di personale medico e infermieristico in ambito sanitario e magistrati e operatori della giustizia Ritardo/ mancanza di Progetti Terapeutici.
Mancanza di risorse sanitarie, sociali e giustizia.
Scarso sostegno territoriale e domiciliare, mancanza di budget di salute e cultura e pratica della recovery
Distribuzione delle strutture e delle REMS. Inappropriatezza nell’utilizzo dei Servizi di Diagnosi e Cura e REMS.
Permanenze in regime di ricovero per problemi sociali o giudiziari
Clima sociale e culturale
La conseguenza è la compromissione dei percorsi, del turn over nelle strutture con rischi di un ampliamento del sistema residenziale con permanenze a lungo termine delle persone in una logica più contenitiva che emancipativa. Ciò rischia di compromettere la fruibilità delle Residenze psichiatriche da parte di altri utenti non autori di reato.
Rischi
- Regressione ad un sistema fondato sulla custodia e quindi su contenitori e non percorsi delle persone. Rischio di neo istituzionalizzazione. Ritorno a saperi discipliari chiusi e autorefenziali che si relazionano sulla base del potere formale della giustizia che può portare ad una Psichiatria dell’obbedienza giudiziaria e esecuzione penale.
- Aumento della distanza tra carcere, REMS e comunità e servizi sia per mancanza di risorse sia per i timori degli operatori di fronte al rischio (posizione di garanzia). La differenziazione delle REMS per livelli di protezione/sicurezza può aumentare il vallo con i servizi territoriali e rendere più difficili le dimissioni. (Es. esperienza inglese).
- Abbandono o trascuratezza dell’intero sistema e sua lenta dissoluzione con abbandono dei malati (in particolare i più gravi. Violazione dei diritti delle persone e burn out e drop out degli operatori.



