Vaso di Pandora

La psicoterapia di Claudio, parte 7: il trauma

Nel corso dei colloqui con la madre del paziente emerse un evento di grande rilevanza per la comprensione dello sviluppo della psicosi di Claudio.

Due anni prima della sua nascita, la donna aveva partorito un altro figlio affetto da una gravissima malformazione congenita: un’atresia dell’ano e del retto non suscettibile di trattamento. I medici e i genitori si trovarono di fronte a una scelta estrema: intervenire attivamente per porre fine alla vita del neonato oppure lasciarlo morire per inedia. Fu scelta la seconda opzione. Il bambino non venne alimentato.

È impossibile immaginare dolore più intenso da quello vissuto dalla giovane madre: pronta all’allattamento, orientata alla totale dedizione al neonato, e tuttavia costretta ad assistere alla sua morte per fame. Un’esperienza di sofferenza, priva di rappresentabilità, che la donna affrontò attraverso un congelamento affettivo, che la bloccava in una condizione di simbiosi immobile con il bambino morto.

A Claudio non venne mai raccontato questo evento. Gli fu solamente detto che, due anni prima della sua nascita, c’era stato “un neonato morto di parto”. In questo modo egli crebbe in un campo relazionale segnato da un lutto non simbolizzato, una fame mortale rimasta senza parole.

Claudio appariva così congelato nella simbiosi tra la madre e il neonato morto. I suoi deliri, in questa cornice, sembrano dare forma a un dolore impensabile e impossibile da elaborare dalla madre.

Figura 4

Ripensiamo all’esordio della psicosi (link all’episodio 1): giovanissimo direttore di una multinazionale del settore alimentare afferma improvvisamente che «l’Africa è un neonato che sta morendo di fame» (Figura 4) e orienta l’intera attività professionale alla missione di nutrire il neonato-Africa, trascurando progressivamente ogni altro compito fino a giungere al licenziamento.

    Alla luce del trauma materno, tale contenuto non appare più riducibile a un delirio: sembra piuttosto dare parole alle urla inaudite di un neonato straziato dalla fame, urla che la madre non può ascoltare senza impazzire di dolore e che Claudio, invece, assorbe inconsciamente. A queste urla egli tenta di rispondere attraverso formulazioni che, viste dall’esterno, possono apparire come assurdità deliranti, ma che, entrando nel suo mondo interiore, si rivelano cariche di senso e capaci di assorbire, comprensibilmente, tutte le sue energie.

Figura 3 Figura 7   Figura 12

Osserviamo ora le tre figure — 3, 7 e 12 — già analizzate nell’episodio precedente (link all’episodio 6). Questi tre disegni di Claudio rimandano a contenuti che, a un primo sguardo, possono apparire deliranti.

Il primo (fig. 3) raffigura una spirale di reincarnazioni in cui Claudio affermava di essere inserito: una successione che, a suo dire, iniziava con Adamo e, passando per Gesù Cristo, giungeva fino a lui.

Il secondo (fig. 7) mostra l’identificazione con Giove — «Giove è il mio inconscio» — sul quale Claudio sovrappone la testa del neonato-Africa affamato, dotato di un intestino spiraliforme.

Il terzo (fig. 12) rappresenta una disposizione a spirale di carri armati collocati all’interno della piramide, che si stringe progressivamente fino a convergere nel vertice, assumendo la forma di un cuneo.

C’era stato un neonato morto per l’impossibilità di separarsi dalle proprie feci e forse da qui origina la fantasia di perforare quell’intestino chiuso che bloccava la digestione. 

La fantasia dell’intestino perforato era già stata espressa nella Figura 10 (link all’episodio 5), che qui rivediamo. Claudio vi si era raffigurato in croce, con l’addome trafitto da tre aste, cogliendo con sorprendente chiarezza la dimensione familiare del trauma. Le figure ai suoi lati sono il padre e la madre: tutti e tre presentano un sole al posto della testa.

L’identificazione cosmica sembra allora configurarsi come un tentativo di contenere o attenuare un dolore altrimenti insopportabile, un dolore così intenso da minacciare l’integrità stessa dell’apparato per pensare. È un dolore che attraversa l’intero sistema familiare, ma di cui Claudio appare farsi portatore principale, quasi ne sostenesse il peso per tutti.

Figura 10

L’idea della piramide dei carri armati, collegata alla punta dell’intestino del neonato, era un modo in parte delirante ma in parte anche evolutiva per integrare l’aggressività necessaria alla separazione  

La sua impotenza si trasformò nella pseudo onnipotenza della sua grandiosa e irrealizzabile opera.

La colpa per essere stata costretta ad uccidere il proprio neonato affamandolo impedì alla madre e al paziente di integrare l’aggressività necessaria per separarsi dalla simbiosi patologica in cui erano intrappolati.

Questa lettura mi aiutò a comprendere perché avevo  sognato  Claudio che mi diceva che non poteva cucinare e mangiare la carne. Compresi anche la colpa che provava per alimentarsi: inconsciamente percepiva di aver preso il posto del fratello, di averlo divorato. 

Probabilmente questa fantasia era stata trasmessa a Claudio dalla madre che nella simbiosi con il neonato, identificandosi con la sua fame mortale, aveva riattivate le proprie fantasie cannibaliche infantili.

Nel mio sogno cuocevo al fuoco la carne e la mangiavo svolgevo o meglio il soggetto transizionale tra il paziente e me svolgeva quella funzione di assimilazione e digestione che il paziente identificato come la madre e con il neonato morto non poteva svolgere.

L’assenza dell’apparato digestivo anatomico del neonato corrispondeva sul piano psichico all’impossibilità di assimilare in simboli le percezioni sensoriali grezze. L’assenza del contenitore digestivo si rifletteva nell’assenza di simboli e generava gli oggetti bizzarri dei suoi deliri.   

 Il soggetto transizionale iniziando a cucinare, mangiare, digerire, sognare in me attiva  di riflesso la funzione digestiva psichica in Claudio, il cui soggetto transizionale è direttamente e inconsciamente connesso al mio. 

Argomenti in questo articolo
Condividi

Lascia un commento

Leggi anche
gabbie mentali
14 Marzo 2026

Gabbie mentali: cosa sono, esempi e conseguenze

Non hanno sbarre visibili, eppure possono essere più restrittive di una prigione reale. Le gabbie mentali sono schemi di pensiero rigidi che limitano la percezione delle possibilità. Non ci chiudono fuori dal mondo, ma ci…

Nasce Mymentis

L’eccellenza del benessere mentale, ovunque tu sia.

Scopri la nostra rivista

 Il Vaso di Pandora, dialoghi in psichiatria e scienze umane è una rivista quadrimestrale di psichiatria, filosofia e cultura, di argomento psichiatrico, nata nel 1993 da un’idea di Giovanni Giusto. E’ iscritta dal 2006 a The American Psychological Association (APA)

Studi e Ricerche
Leggi tutti gli articoli
Storie Illustrate
Leggi tutti gli articoli
8 Aprile 2023

Pensiamo per voi - di Niccolò Pizzorno

Leggendo l’articolo del Prof. Peciccia sull’ intelligenza artificiale, ho pesato di realizzare questa storia, di una pagina, basandomi sia sull’articolo che sul racconto “Ricordiamo per voi” di Philip K. Dick.

24 Febbraio 2023

Oltre la tempesta - di Niccolò Pizzorno

L’opera “oltre la tempesta” narra, tramite il medium del fumetto, dell’attività omonima organizzata tra le venticinque strutture dell’ l’intero raggruppamento, durante il periodo del lock down dovuto alla pandemia provocata dal virus Covid 19.

Pizz1 1.png
14 Settembre 2022

Lo dico a modo mio - di Niccolò Pizzorno

Breve storia basata su un paziente inserito presso la struttura "Villa Perla" (Residenza per Disabili, Ge). Vengono prese in analisi le strategie di comunicazione che l'ospite mette in atto nei confronti degli operatori.