Nel contesto di un lutto non elaborato, la psicoterapia si configura come lo strumento più prezioso per muoversi all’interno del mondo psichico del luttante. La prospettiva intersoggettiva ha ridefinito l’immagine del trattamento terapeutico, concependo il setting come uno spazio co-costruito dalla coppia analista-paziente; su questa scia, i meccanismi di transfert e controtransfert diventano strumenti estremamente funzionali alla cura: da un lato lo spostamento di fantasie sul terapeuta permette all’individuo di affrontare i contenuti della perdita e sperimentare i sentimenti legati all’oggetto come realtà profondamente vissute; dall’altro lato, le reazioni emotive, cognitive e somatiche dell’analista divengono una lente d’ingrandimento per comprendere il mondo interno del paziente.
Il ruolo del terapeuta nell’elaborazione del lutto
Nel momento in cui l’impatto della perdita blocca i processi di simbolizzazione, è necessario che il soggetto venga supportato e orientato verso la ripresa del processo di elaborazione. Il terapeuta abbandona dunque il suo ruolo di neutro spettatore – così come inteso secondo la visione freudiana – per mettere a disposizione il proprio apparato psichico per accogliere gli affetti del paziente. Attraverso la funzione di rêverie, il clinico diventa una sorta di regolatore emotivo, mediando il passaggio delle sensazioni somatiche e delle immagini oniriche fisse sperimentate dal paziente, verso una narrazione co-costruita dotata di significato.
La psicoterapia psicodinamica multimediale nel trattamento del lutto non elaborato
Nel contesto clinico, la psicoterapia psicodinamica multimediale, sviluppata dallo psicoanalista Domenico Arturo Nesci, costituisce una delle tecniche più efficaci per il trattamento del lutto non elaborato in ambito psicodinamico. Tale approccio prevede l’integrazione delle arti visive e delle nuove tecnologie digitali all’interno della cornice analitica tradizionale. L’obiettivo è quello di co-creare un “oggetto della memoria”, cioè un prodotto multimediale (un video, una presentazione, una raccolta digitale) generato attraverso fotografie, testi e musiche relative alla storia del defunto.
La costruzione di questo materiale avviene durante la seduta ed è quindi supportata anche dalla partecipazione del terapeuta; l’integrazione di stimoli visivi e sonori significativi permette di eludere le difese più rigide, riattivando la memoria di ricordi traumatici in un ambiente protetto. Inoltre, il lavoro di selezione che comporta la psicoterapia multimediale consente all’individuo di mettersi in relazione con la propria rete familiare e sociale. In questo modo, il lutto cessa di essere un’esperienza vissuta singolarmente e in maniera isolata, trasformandosi in un processo interpersonale di condivisione del dolore e del ricordo.
Alla luce di ciò, l’uso combinato e l’interazione della funzione empatica del clinico e delle diverse tecniche terapeutiche permettono di lavorare sul passato del paziente per sbloccare la paralisi emotiva che sta vivendo nel presente e che compromette la qualità della sua vita, dalla sfera personale a quella quotidiana e relazionale. L’elaborazione non si traduce nella cancellazione del legame, ma nell’atto di ricollocazione interna: il lavoro sui sogni e sugli oggetti della memoria permette di trasformare l’assenza concreta in una presenza simbolica dotata di significato, restituendo al soggetto una rinnovata spinta vitale verso il futuro.



