Vaso di Pandora

Il linguaggio del lutto: sognare il dolore e somatizzare l’assenza

La perdita di una persona cara rappresenta un accadimento inesorabile nella vita di ognuno ed è accompagnata da un dolore al quale, inevitabilmente, non ci si può sottrarre. 

Il lutto, quando si verifica all’improvviso o durante una fase delicata dello sviluppo, può lasciare nella persona un nucleo di emozioni che difficilmente riesce ad essere compreso, processato e sopportato. Quando questo accade, tutto ciò che la coscienza fatica ad accogliere e contenere cerca altre vie per emergere: l’inconscio trova strade alternative per esprimere ciò che non può essere portato in superficie. 

Cosa accade quando questo tipo di dolore non riesce a trovare né parole né un’espressione adeguata per essere elaborato? 

Il sogno durante il lutto

Il sogno e il corpo rappresentano le due dimensioni attraverso cui questo vissuto emotivo può prendere forma.

In prospettiva psicodinamica il sogno costituisce uno dei linguaggi più antichi e profondi dell’inconscio. Esso si serve di immagini, simboli, scene per restituire una forma rappresentabile dell’esperienza emotiva. Durante il lutto i sogni portano con sé il ricordo della persona perduta, dei luoghi e dei gesti condivisi, delle situazioni che raccontano la perdita: incontri, presenze, fughe, ritorni. Il sogno diventa così un possibile tentativo da parte dell’individuo di elaborare la realtà dolorosa che vive nella quotidianità, di entrare in contatto con ciò che la coscienza rifiuta, un tentativo di trasformare l’assenza in una presenza interna e di attribuire alla perdita uno spazio psichico.

Tuttavia, quando la funzione simbolica del sogno non è sufficiente, il dolore tenta di manifestarsi attraverso un’altra via: il corpo. Esso diventa il luogo che raccoglie in sé tutte le tensioni, le angosce, i contrasti e gli eccessi che la psiche fatica a contenere e a mentalizzare correttamente. La somatizzazione, così come il sogno, è un linguaggio primitivo che permette lo sfogo di ciò che non può essere né detto né pensato e proprio per questo consente alla mente di godere di un’apparente tranquillità. Così, il corpo si ammala, non a causa di un difetto organico, ma per via di un eccesso emotivo che trova espressione sotto forma di una sintomatologia fisica persistente – nausea, dolore toracico, insonnia, problemi digestivi – che racconta di un lutto non elaborato che necessita di essere ascoltato. 

Sogno e corpo come canali espressivi

Sogno e corpo non sono linguaggi separati: comunicano, si sovrappongono, si compensano, ognuno con la propria grammatica – l’uno attraverso immagini, l’altro attraverso sensazioni – per testimoniare la presenza di qualcosa che la persona non è in grado di comunicare.

È interessante analizzare questi canali espressivi – onirico e somatico – per comprendere il modo in cui entrino in contatto per raccontare la medesima esperienza emotiva – la perdita – per restituire una narrazione completa e umana del lutto, che sia rispettosa della sua complessità, ma attenta ai suoi movimenti più profondi, raccontando della complessità del dolore umano, che al contempo è sia un’esperienza mentale, sia un vissuto costituito da sensazioni, immagini e manifestazioni corporee.

Argomenti in questo articolo
Condividi

Lascia un commento

Leggi anche

Nasce Mymentis

L’eccellenza del benessere mentale, ovunque tu sia.

Scopri la nostra rivista

 Il Vaso di Pandora, dialoghi in psichiatria e scienze umane è una rivista quadrimestrale di psichiatria, filosofia e cultura, di argomento psichiatrico, nata nel 1993 da un’idea di Giovanni Giusto. E’ iscritta dal 2006 a The American Psychological Association (APA)

Patologia
Leggi tutti gli articoli
Storie Illustrate
Leggi tutti gli articoli
8 Aprile 2023

Pensiamo per voi - di Niccolò Pizzorno

Leggendo l’articolo del Prof. Peciccia sull’ intelligenza artificiale, ho pesato di realizzare questa storia, di una pagina, basandomi sia sull’articolo che sul racconto “Ricordiamo per voi” di Philip K. Dick.

24 Febbraio 2023

Oltre la tempesta - di Niccolò Pizzorno

L’opera “oltre la tempesta” narra, tramite il medium del fumetto, dell’attività omonima organizzata tra le venticinque strutture dell’ l’intero raggruppamento, durante il periodo del lock down dovuto alla pandemia provocata dal virus Covid 19.

Pizz1 1.png
14 Settembre 2022

Lo dico a modo mio - di Niccolò Pizzorno

Breve storia basata su un paziente inserito presso la struttura "Villa Perla" (Residenza per Disabili, Ge). Vengono prese in analisi le strategie di comunicazione che l'ospite mette in atto nei confronti degli operatori.