Nel corso di una interessante riunione del Collegio Nazionale dei DSM italiani, francamente poco frequentata considerando la posta in gioco e la rilevanza che tale assemblea propone, gran parte degli interventi si è concentrata sulla necessità di una innovazione organizzativa nei nostri dipartimenti.
La base comune che condividiamo nel collegio è quella di un DSM integrato, dove servizi per le dipendenze, per l’età evolutiva e per la salute mentale dialoghino coordinandosi.
Mi sono immaginato i nostri pazienti, come li conosco io, sfuggenti, affezionati ai loro sintomi, abbracciati ai deliri, alla mania, agli evitamenti, alle canne, alla coca, ai tagli e persino ai suicidi. E all’improvviso -sarò delirante anche io?- ho capito.
Se dovessi depotenziare i luoghi di cura dei servizi di salute mentale cosa farei?
Dividi et impera
La prima cosa, sicuramente dividi et impera.
Farei ambulatori specialistici, dividerei i disturbi psichici da quelli da dipendenza di sostanze e dalle dipendenze comportamentali. Aprirei servizi per i disturbi della nutrizione, per la coca, per il deficit dell’attenzione, per l’ansia, la depressione, la schizofrenia, e così via.
Dividerei in più segmenti gli interventi secondo più fasce di età. Che ne so, tipo dai 0 ai 10 anni, dai 10 ai 15, dai 16 ai 25, dai 25 ai 65, e dopo i 65.
Rafforzerei a livello organizzativo la distinzione tra percorsi ospedalieri, dove si cura l’emergenza, dove si fanno le cose sul serio, dove ci vogliono i muscoli, da quelli territoriali dove si corre appresso ai pazienti, si inseguono più che si seguono, si sussidiano, si cronicizzano.
Dividerei le professioni. I dirigenti da una parte, che dirigono loro stessi. Gli infermieri diretti dagli infermieri, gli assistenti sociali dagli assistenti sociali, e così via. In modo che ciascuno abbia il suo capo, sperando che nel tempo i capi comincino a litigare, come spesso accade, e che così ognuno cominci a pensare di più ai fatti propri.
Penserei anche ad istituire dei servizi primari per l’assistenza psicologica, rigorosamente fuori dai dipartimenti. E naturalmente, ogni tanto, un bonus psicologico.
Cercherei persino di rafforzare la atavica distinzione tra fautori della Salute Mentale, sottolineo il maiuscolo, e sostenitori della egemonia della Psichiatria, meglio ancora, della Neuropsichiatria. Magari appellandomi alla specificità di questa nel periodo dell’infanzia. Come dire che per i bambini esiste un sistema nervoso ed i suoi disturbi che definiamo psichiatrici, mentre negli adulti (quando, dai 14 anni? Ma non si diventa adulti a 18 anni? Forse per gli psicologi e gli psichiatri la maggiore età si definisce in altro modo? Ah, forse se hai un disturbo psichico diventi adulto più tardi, ci sarà un ritardo, magari a 25 anni?) c’è la santa salute mentale.
Esternalizzare
E poi? Sicuramente esternalizzerei il più possibile. Avere tanti galli a cantare è un modo per non capire chi canta bene e chi male.
E farei accreditati per la residenzialità. Si, li chiamerei Strutture Residenziali Psichiatriche, non più Comunità Terapeutiche. Darei insomma a questi luoghi la dignità di essere luoghi in cui si vive, più che luoghi in cui ci si cura.
Farei una riabilitazione psichiatrica per pazienti cronici, per quelli che non hanno risposto bene a tutte le cure. Diciamo dei centri diurni dove prevalga l’intrattenimento, per evitare che questi poveri pazienti cronici passino tutta la giornata a casa.
Cercherei di non entrare troppo nel senso della sofferenza psichica. Direi, prima di tutto leviamo questi brutti sintomi, che vuoi che serva un delirio o una allucinazione. Leviamo subito la mania, blocchiamo la dopamina, leviamo subito la depressione, sblocchiamo la serotonina e la noradrenalina.
La mia idea geniale
Non voglio annoiare oltre i lettori.
Troveranno anche loro tante idee per smontare la salute mentale italiana, per impoverirla, per rafforzare un privato antagonista, non il privato convenzionato sano che ha fatto la salute mentale quanto il sistema pubblico. Se alcuni lettori sono anche operatori di salute mentale capiranno che tante idee per frammentare la cura sono tra di noi.
Il paziente o il familiare telefona, o viene direttamente a chiedere aiuto: dove abita? quanti anni ha? che fuma? ah, si droga proprio, quanto? vomita? ah, non mangia? gioca d’azzardo? ah, solo una gratta e vinci ogni tanto. Ma è roba brutta, quanto gioca? 2 euro! vabbè, ma perché non va dal MMG? Che? il medico di famiglia. Non so neppure chi è. Ah, vada e si informi, poi magari torna e ci fa sapere meglio. Piuttosto, lo sa che ci sono anche i consultori? che? che roba è? quelli per i problemi della famiglia. ah, ma io non ho più nessuno, sono morti tutti. perfetto! c’è una associazione che si occupa di lutto. A prezzi calmierati.
Ecco la mia idea. La mia idea “geniale”.
Basta con la frammentazione. Rimettiamo tutta la salute mentale in un solo posto: il Centro di Salute Mentale. E da lì attiviamo tutte le risorse, le conoscenze, le evidenze, gli strumenti necessari per curare i disturbi psichici.



