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Perché il ponte di Genova

9 Maggio 2020
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Perché il ponte di Genova

Si esulta, si celebra il Made in Italy.
Il ponte di Genova è risorto in tempi record.
Il costo enorme: 43 vittime innocenti, 43 morti, 43 famiglie distrutte dal dolore.

Finalmente si è fatto come dovrebbe essere per qualunque opera pubblica o privata: nessun ostacolo burocratico, nessun protagonismo fuori luogo; generosità da parte del progettista e delle maestranze che hanno lavorato incessantemente senza interruzioni tranne che per il Natale.

Mio nonno queste cose le dava per scontate, poi nel tempo sono prevalsi gli interessi dei burocrati e dei loro protettori che per giustificare una esistenza sostanzialmente inutile sono diventati esperti nei distinguo delle competenze, nel rallentamento delle pratiche, nel “lei non sa chi sono io”, nel creare problemi anziché proporre soluzioni sensate.
Il commissario Bucci ha incarnato lo spirito concreto, intelligente, burbero e pratico del genovese doc: dei nostri nonni.

Chissà se risorgeremo dalle ceneri e dalle distruzioni facendo ciascuno un passo indietro e rinunciando a privilegi per calarci nel produttivo cammino della solidarietà e della operosità senza vincoli che non siano quello di una legalità condivisa.

Se coloro che si candidano a gestire il potere attraverso l’esercizio democratico delle elezioni saprannno parlare senza lingua biforcuta (cfr. Tex Willer) allora rivivremo, potremmo provare ancora piacere nel rispettare la natura e ricavarne godimento comune.


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