Il trauma psicologico tende a lasciare ferite che a volte non si vedono, ma che marcano il Sé dell’individuo vittima del trauma.
Il concetto di trauma deriva dal greco e significa “ferita”, e sta a indicare ogni alterazione dello stato psicologico caratterizzato da una forte carica emotiva. Nel suo significato generalizzato, il termine sta a indicare anche, un comportamento, un evento e una circostanza che va a ferire un soggetto poco capace di difendersi.
Il trauma da abuso sessuale
Il trauma da abuso sessuale, presentandosi particolarmente violento, colpisce l’individuo non solo nel suo senso di sicurezza, ma anche nel proprio corpo e nelle relazioni intime.
Chi subisce un abuso sessuale tendenzialmente si sente in colpa, prova dolore nel provare a rivivere la propria vita, si sente impotente e vulnerabile, e ha difficoltà nell’istaurare relazioni e rapporti intimi.
In questo contesto si inserisce la relazione terapeutica come luogo simbolico di riparazione dove il terapeuta lavora sulla ricostruzione del Sé della vittima e dove, attraverso un ascolto empatico, riesce a riattraversare il trauma. L’obiettivo della terapia, dunque, è quello di permettere al paziente di elaborare nella relazione terapeutica l’abuso, ripercorrendolo e digerendolo con il/la terapeuta.
Il paziente in terapia viene supportato nel riconoscere i propri sentimenti, a elaborare le emozioni negative e a comprendere i motivi inconsci alla sofferenza.
I traumi, e dunque anche il trauma da abuso sessuale, possono portare alla produzione di meccanismi di difesa, ovvero processi psicologici che l’abusato utilizza per gestire contesti che generano stress, in quanto possono ridurre l’ansia, il dolore emotivo o il conflitto interno, alterando la realtà per rendere le esperienze più tollerabili.
La dissociazione come meccanismo di difesa
In particolare la dissociazione, è il mezzo tramite cui il paziente si difende dai ricordi, dagli affetti e dalle situazioni traumatiche che emergono nella coscienza, ma analogamente va a fratturare l’esperienza psicocorporea in parti non comunicanti; lo scopo terapeutico è quello di sostenere il paziente nel ricongiungere queste parti, e solitamente l’intervento può essere suddiviso in tre fasi principali:
- stabilizzazione (mediante la costruzione di uno spazio in cui il paziente si sente al sicuro);
- esplorazione del trauma (mediante la creazione di una relazione terapeutica);
- riappropriazione del Sé (evitando atteggiamenti che non rispettino i tempi dell’abusato).
Lavorare con le vittime di abuso sessuale richiede un approccio attento, empatico e strutturato, poiché il trauma può compromettere la percezione del Sé, degli altri e del mondo; il lavoro terapeutico è delicato e trasformativo e richiede tempo, pazienza, formazione adeguata e capacità di non farsi sopraffare dai sentimenti.
Lo psicoterapeuta con il suo lavoro aiuta il paziente in una nuova visione del futuro, fatta da relazioni sane e obiettivi concreti.
La psicoterapia, dunque, è un percorso di ricostruzione in cui l’individuo non è più definito dal trauma subito ma dalla capacità e dal coraggio di averlo attraversato e dove per guarigione non si intende la capacità di dimenticare ma, piuttosto, la capacità di saper convivere con ciò che ha provocato dolore.



