Parlare in modo semplice, chiaro, di salute mentale non è mai stata una abilità degli psichiatri. I migliori nella comunicazione mediatica sono quelli che sembrano spiegare tutto, rendono qualsiasi stranezza comprensibile. Sembrano avere il dono delle certezze assolute. Altri usano parole e concetti così difficili che lasciano stupefatti. Alcuni parlano di arte, filosofia, poesia, citano i miti greci. I più colti ricorrono al tedesco, le radici della psicopatologia. Insomma, per aiutare a capire davvero cosa sia la salute mentale si finisce per parlare di tutto e, il più delle volte del suo opposto, vale a dire, niente.
Come è nato Lo Spiraglio
Così è nata l’idea di un festival di cinema della salute mentale. Per stanchezza, per i mostri in prima pagina, per l’inquietudine, gli allarmi: i giovani stanno male, l’epidemia di suicidio, le droghe bruciano i neuroni, mentre il mondo cade a pezzi, canta Mengoni. E’ nato perché siamo stanchi di sentire parlare di diagnosi, di schizofrenie, di panico. Pensiamo che le persone rischiano di annidarsi tra le parole, cercano sé stesse in una diagnosi. Prima ancora che presentarsi con un nome e cognome certi pazienti dicono: io sono ossessivo compulsivo, io sono bipolare, perché oggi sono felice e magari domani mi sveglio triste. Ma no, quelli sono i ciclotimici. Che parole! Ma ciclotimico ha a che fare con la bicicletta?
La scelta di rappresentare la salute mentale tramite il cinema
Per uscire dal caos abbiamo pensato di pescare nel caos. Cosa è meglio del cinema per raccontare le cose difficili? Come era il mondo al tempo dei dinosauri. Come sarà tra mille anni. Cosa pensava Churchill mentre a Dunkerque 400.000 uomini rischiavano di essere travolti dai nazisti.
Se il cinema riesce a fare tutto questo, allora forse può fare immaginare, capire, pensare cosa sia davvero la salute mentale. Per questo è nato Lo Spiraglio. E per tanti altri motivi difficili da spiegare a parole. Leonard Cohen cantava, C’è una crepa in ogni cosa. E’ da lì che entra la luce. Abbiamo immaginato la luce che filtra da una persiana, abbiamo immaginato finestre chiuse e persone malate nascoste al mondo, gente invisibile, sola, perduta. Gente che dorme per strada, altri che urlano e che senti al piano di sotto o quello di sopra, i bambini che piangono.
Ci siamo detti: ma anche là può passare la luce. Cerchiamo di smettere di guardare sempre alla crepa, alla patologia. La luce di un proiettore passa attraverso e può farci vedere il mondo da un’altra angolazione. Per questo andiamo al cinema. Per questo accendiamo la televisione. Per questo miliardi di persone passano ore davanti ad un dispositivo elettronico. Per vedere passare la luce attraverso le crepe. Per questo esiste e ancora continuiamo a fare Lo Spiraglio, dopo 15 anni.
Le dediche de Lo Spiraglio 2025
La quindicesima edizione de Lo Spiraglio ha molte dediche da fare.
La prima ai cinquant’anni di Qualcuno Volò sul Nido del Cuculo. Il film che ha cambiato l’idea di follia nell’opinione pubblica, che ha aperto un pensiero sul manicomio, sull’esclusione, sulle pratiche alienanti della lobotomia, dell’elettroshock. Vedremo questo film nella sua versione restaurata e ne parleremo con Vittorio Lingiardi.
Poi stiamo cercando di concludere il programma su una mattinata dedicata al rapporto tra giovani e istituzioni. Detta così sembra noiosa. Cercheremo di farla con gli strumenti del festival, pescando nel giornalismo di inchiesta, nelle campagne mediatiche, domandandoci dove è finita la psicoterapia, al mondo d’oggi.
Con Chi cura chi cura? stiamo lavorando alla salute di chi si occupa di salute. Non si può curare se si sta male. I medici in prima linea che tornano a casa distrutti fanno spettacolo ma non lavorano e neppure vivono bene. Gli operatori sanitari devono stare bene, lavorare in luoghi accoglienti, occuparsi del proprio benessere. Soprattutto quelli che si occupano di salute mentale. Venerdì 11 aprile mattina tutto l’auditorium del MAXXI diventerà una grande aula dove fare una esperienza di benessere sul lavoro e di team building.
E come ogni anno una dedica alle famiglie in cui la sofferenza mentale tesse una trama, dove tutti stanno male, non si capisce dove la malattia nasce, dove si annida, dove si alimenta. E insieme, nei gruppi di psicoanalisi multifamiliare, si cerca di districare i nodi per permettere a tutti di recuperare salute. Anche in questa edizione sarà organizzato, in collaborazione con il Laboratorio Italiano di Psicoanalisi Multifamiliare, un grande gruppo multifamiliare.
E infine la dedica ai film in concorso, ai lungometraggi e cortometraggi che numerosissimi sono arrivati per la selezione. Questo anno sono 180. Un numero caro al mondo della salute mentale.

Il gruppo organizzativo de Lo Spiraglio 2025
Ma soprattutto il festival è un grande gruppo riabilitativo. Tutta l’organizzazione del festival è fatta da un gruppo di lavoro integrato: critici cinematografici (Franco Montini, direttore artistico e Jacopo Mosca, responsabile programmazione), operatori sanitari e persone in cura. Ascoltiamo questa matrice sanitaria al lavoro, fatta da utenti e operatori.
Luca Peluso
Per me sono mesi di incontri, discussioni, approfondimenti sulla cinematografia. Ad oggi il mio scopo principale è quello di riuscire a dare al pubblico il meglio di tutto ciò che ci inviano. Occupandomi principalmente di video cerco di dare il massimo in quello che faccio, per il festival ma anche per me stesso. Quando molti anni fa ho cominciato avevo difficoltà a rapportarmi con gli altri, a esprimere le mie opinioni e pensieri. Ho scoperto di avere capacità tecniche, e non solo nel campo dell’audiovisivo. Lo Spiraglio beneficia di tutto ciò ed io, attraverso gli incontri di selezione, riunioni e quant’altro ho re-imparato a convivere con il mondo.
Antonella Cipolletta
Sono tre anni che frequento Lo Spiraglio e da allora mi sento meglio sia psicologicamente che fisicamente. Il confronto con il gruppo mi fa sentire “normale” e non più portatrice di una patologia, non si avverte la divisione tra operatori, esperti ed utenti, siamo tutti uguali. Lo Spiraglio mi dà la forza di alzarmi e iniziare la giornata invece di rimanere a letto paralizzata pensando e ripensando ai miei problemi. Certo, a volte non ci riesco, ma può capitare. Ognuno ha le proprie competenze e si lavora su queste, non più sulle difficoltà. A volte ci sono incomprensioni ma attraverso il dialogo si superano. Per me Lo Spiraglio è un “luogo” dove metto in campo le mie potenzialità senza avere paura di essere giudicata.
Stefano Barlucchi
Come paziente psichiatrico trovo utile trattare una tematica come quella mentale con film o cortometraggi che di solito non vengono diffusi. Si possono trattare temi che possono sensibilizzare lo spettatore e farlo magari anche divertire nella visione.
Carlo Zaccaria
Il festival è molto importante in quanto mi dà l’opportunità di condividere. Nella selezione dei film ho l’occasione di rivedere i miei gusti sul cinema insieme ad altre persone. E’ anche il modo migliore di ripulirsi la testa, vedendo insieme film che trattano di salute e malattia mentale. E’ un bene che lo Spiraglio continui nel tempo, coinvolgendo sempre più persone.
Angelica Alori
Mi sono avvicinata alla selezione dei film per Lo Spiraglio per il grande amore che provo per il cinema. Lo scambio umano che si verifica durante tutto il processo, tra noi che guardiamo e selezioniamo i film, è notevole. Noi che siamo utenti vediamo in prima persona qualcosa che si trasforma, nelle immagini dei film.
Roberto Diodati
Appartenenza-Soli-Non-Punto-Costruire
Non trovo altro modo di dire o fare, che non sia provare ad appartenersi, legandosi. A punti in comune, passioni comuni, progetto comune. Inevitabile conseguenza di ciò è il rapporto ed il legame emotivo, affettivo, continua crescita e conflitto dell’essere parte, contributo a Lo Spiraglio, in definitiva, concretamente, prova possibile di essere al mondo.
Arturo Bernardini
Lo Spiraglio è un “luogo”, il cinema è il pretesto, l’occasione grazie al quale le persone si incontrano, si confrontano, discutono, mantenendo la propria identità di pensiero, disponibili a mettersi in discussione, ad osservare ed ascoltare pareri, ad accogliere diversità e punti di vista, rispetto alla propria unicità. Insomma, un processo di crescita, singolare e collettivo, costante e per certi versi unico e straordinario.
Nicola Ferri
Insieme a Lucia Simonelli e a Federico Russo sono il fondatore del festival. Sono io che ho proposto di chiamarlo così, che scelgo l’immagine di ogni anno e che collaboro con altri alla realizzazione dei supporti audiovisivi del festival. Lo scorso anno, con un gruppo di autori, abbiamo realizzato un cortometraggio. Lo abbiamo chiamato Lo Spiraglio. Racconta la mia storia.
Lucia Simonelli
Lavoro al festival dalla sua fondazione. E’ la parte più bella, emozionante, creativa e anche faticosa del mio lavoro. Avere la possibilità di restituire ai pazienti un ruolo attivo all’interno di un percorso riabilitativo credo sia l’obiettivo principale del nostro festival. E allo stesso tempo produrre un evento di promozione della salute, scientifico e culturale che utilizza il linguaggio del cinema per parlare di salute mentale.
Federica Occhipinti
Guardare insieme quei film per me significa afferrare pensieri, percepire storie e conoscere vite che hanno il bisogno di essere raccontate con sensibilità, attenzione e delicatezza.
E questo mi emoziona molto e mi fa sentire quanto amore ci possa essere negli occhi di chi li realizza, nei nostri quando li selezioniamo e in quelli di chi si prende cura di vite così vulnerabili.



