Esperienza di riparazione e rigenerazione attraverso laboratori di arteterapia con ceramica Raku per pazienti psichiatrici ricoverati in REMS e in contesti comunitari
Il progetto “Al di qua del muro… l’infinito” nasce all’interno del Gruppo Atena, fondato nel 1992 dal sociologo Ferruccio Giovanetti, una realtà privata che opera da oltre trent’anni nella cura, riabilitazione e accoglienza delle persone con disturbi psichiatrici e autori di reato. Il gruppo, composto da nove strutture tra le province di Pesaro-Urbino e San Marino, tra cui una REMS, mira a contrastare lo stigma e l’emarginazione dei pazienti attraverso percorsi terapeutici integrati. Il progetto è sostenuto dal dott. Giovanetti e dal Garante dei Diritti della Persona della Regione Marche.
Il significato simbolico: oltre il muro, verso l’infinito
Il titolo allude simbolicamente al superamento dei limiti e delle barriere – reali o interiori – che isolano la persona affetta da patologia psichiatrica. I muri e i cancelli non vengono percepiti solo come ostacoli, ma come luoghi di possibilità: spazi nei quali l’esperienza della riparazione e rigenerazione dell’anima diventa accessibile attraverso la pratica artistica. L’atelier di arteterapia, concepito come spazio transizionale nel senso winnicottiano, offre attraverso la ceramica Raku un’esperienza di handling e holding (Winnicott,1971) capace di sostenere il sé sofferente, restituendo forma e significato al vissuto frammentato.
I laboratori di arteterapia e la pratica Raku
Il percorso si struttura in laboratori settimanali di arteterapia con la ceramica raku, rivolti a pazienti con doppia diagnosi o con misure giudiziarie. Le attività si articolano in momenti teorici e pratici, che includono l’apprendimento delle tecniche di modellazione dell’argilla, elementi di filosofia Zen (Pasqualotto, 2006), progettazione creativa, smaltatura e cottura Raku dei manufatti (Caruso, 2005). L’approccio integra dimensione verbale e non verbale favorendo l’emersione e la trasformazione dei vissuti personali attraverso l’atto creativo e il processo Raku.
Ogni incontro prevede una valutazione in itinere mediante apposite schede di autopercezione, che registrano lo stato emotivo dei partecipanti all’inizio e alla fine della sessione. Tale monitoraggio consente di osservare l’evoluzione dell’esperienza individuale e di misurare gli effetti dell’arteterapia sul benessere psichico e sull’autoregolazione emotiva.
Il viaggio come metafora terapeutica
Ogni anno il progetto si sviluppa attorno a un tema conduttore. Per il 2024, la scelta è caduta sul tema del “Viaggio”, inteso come metafora di rinascita e trasformazione interiore. Il viaggio non si svolge in spazi geografici lontani, ma “al di qua del muro”, nei territori dell’anima e della percezione. I “viaggiatori” – i pazienti – si confrontano con il proprio naufragio esistenziale, imparando a ri-orientare la “bussola della vita” verso nuovi orizzonti. La luce, simbolo di consapevolezza e speranza, diventa la guida del cammino terapeutico: conduce verso la gioia del vivere e la scoperta di talenti spesso sopiti o dimenticati.
Il tempo della cura: da Kronos a Kairos
L’obiettivo principale del percorso è trasformare il tempo della cura: da Kronos — tempo imposto, percepito come costrizione da pazienti sottoposti a obbligo terapeutico — a Kairos, tempo opportuno e trasformativo (Peciccia 2017). L’arteterapia diventa quindi non solo strumento di riabilitazione, ma tempo di senso; un contenitore di esperienze positive che permette di riattivare la dimensione del desiderio e dell’attesa.
Il processo creativo e la ricostruzione del sé
Il processo creativo con l’argilla è concepito come un “terzo elemento”, mediatore tra mondo interno e realtà esterna (Luzzato 2009). Nel rapportarsi alla materia malleabile, il paziente ricostruisce il proprio senso di continuità, spesso compromesso dalla frammentazione identitaria tipica delle patologie gravi. La ceramica, con il suo ciclo di modellazione, cottura, frattura e rinascita, diviene metafora del percorso terapeutico stesso: il fuoco che cuoce e trasforma è simbolo della possibilità di rigenerarsi.
Lo spazio relazionale e il valore dell’esperienza artistica
L’atelier offre così uno spazio non stigmatizzante e relazionale, in cui la persona può sperimentarsi come parte attiva di un gruppo, condividere e confrontare il proprio vissuto in un contesto di accoglienza e riconoscimento. L’entusiasmo e la partecipazione osservati indicano quanto queste pratiche artistiche abbiano un alto valore motivazionale, specialmente nei momenti di crisi, perdita di speranza o resistenza terapeutica.
Arte, simbolo e trasformazione interiore
Il valore terapeutico dell’arte risiede nella sua capacità di bypassare la mediazione razionale del linguaggio e di toccare direttamente il piano simbolico ed emozionale. In questo spazio di libertà creativa, vissuti difficilmente verbalizzabili trovano forma e possibilità di trasformazione. Il percorso si chiude idealmente con l’immagine del viaggiatore che riprende il cammino, guidato dalla luce delle stelle — metafora dell’esperienza e della consapevolezza ritrovata. L’arte, diventata cura, si rivela come una bussola interiore capace di orientare verso l’infinito che giace “al di qua del muro”.



