Vaso di Pandora

La tragedia di Muggia: oltre l’imprevedibilità e la fatalità

Della tragedia di Muggia (Trieste) dove una madre ha ucciso il figlio di 9 anni, hanno già parlato Peppe Dell’Acqua , Massimo Ammaniti, Pasquale Pisseri e Andrea Narracci, portando considerazioni molto interessanti. In questi casi al dolore fa seguito la domanda: perché? Cosa si poteva fare? Nel tentativo di capire, il fantasma della colpa si posa sull’autrice, sulla separazione, sui servizi della giustizia, sociali, sanitari e in questo ambito quelli psichiatrici per gli allarmi non ascoltati fino a chiamare (impropriamente) in causa la legge Basaglia.

Il tentativo di comprendere deve andare oltre l’imprevedibilità e la fatalità. Con l’umana pietas umana la ricerca può superare la tendenza a trovare un colpevole nella persona, nella famiglia, nella società. Nella complessità prendere in considerazione i diversi punti di vista, compreso quello dell’autrice e del padre.

In questo contributo proverò a rappresentare quello della vittima principale, Giovanni, non entrando nel merito della vicenda (non vi sono gli elementi né sarebbe questa la metodologia) ma come occasione per alcune parziali riflessioni sulla condizione dei bambini e bambine nella nostra società.

Quando le vittime sono i minori

Come noto i minori sono vittime innocenti delle guerre, dei genocidi, della fame, dei cambiamenti climatici, delle migrazioni e subiscono le conseguenze della globalizzazione, delle rivoluzione digitale e della multiculturalità. Tutti temi intrecciati in una intersezionalità sempre più complessa dei determinanti sociali della salute sia fisica che mentale.

Non c’è un bambino senza una madre (Winnicott) o un care giver, e questo rende necessario uno sguardo relazionale, sulla condizione femminile, sulla nozione di paternità, sulla concezione della famiglia e il tipo di comunità. Mi limito ad alcuni spunti.

Il passaggio dalla famiglia patriarcale multigenerazionale a quella paritaria nucleare non è affatto lineare e diverse tipi di famiglie convivono nella nostra società portando insieme elementi patriarcali e di emancipazione con fasi di avanzamento e di regressione. È questo mix a consentire o meno lo spazio vitale per la crescita e talora genera regressioni, conflitti e a volte anche tragedie, come nel caso di Saman la ragazza indiana che in provincia di Reggio Emilia è stata uccisa per avere rifiutato un matrimonio combinato dalla famiglia.

I cambiamenti nelle famiglie nelle loro diverse fasi sono molto rilevanti e spesso poco conosciuti in quanto prevale una visione ideologica: una sola famiglia quella tradizionale mentre le famiglie reali sono molto più variegate, frutto di separazioni, seconde unioni, convivenze/matrimoni omosessuale, genitori singoli..

L’impatto dei cambiamenti nelle famiglie sui minori

Questa situazione quale impatto ha sui minori? Come le scelte del mondo adulto e genitoriale influiscono su crescita, stabilità, sicurezza? Il complesso tema della responsabilità genitoriale e gli strumenti possibili come affidamenti condivisi ed al. richiedono maturità ed equilibrio affinché, ad esempio in caso di separazioni, le nuovi condizioni di vita (due case, tre giorni qui e quattro là, un fine settimana con un genitore a turno) non ricadano negativamente sulla vita del bambino. Viene chiesta ai minori una capacità di adattamento a condizioni esterne particolarmente importante che va sostenuta dai genitori, le cui scelte ricadono inevitabilmente, anche nelle migliori situazioni, sul mondo relazione e soprattutto sul quello interno dei figli.

La situazione diviene particolarmente grave in caso di separazioni conflittuali, problematiche per ragioni abitative, economiche, convivenze forzate e pesanti, fino alle minacce, violenze, traumi, abusi o a gravi trascuratezze. Una condizione quella traumatica sempre più oggetto di attenzione in sé sia per le conseguenze che ha sulle traiettorie evolutive.

È acquisita nella cultura che la relazione genitoriale sia separata e per molti aspetti autonoma da quella sentimentale tra adulti? Vista dalla parte del bambino la relazione educativa, di identificazione, sintonizzazione, regolazione, attaccamento, sicurezza necessita di figure presenti, disponibili e autorevoli a fronte di un aumentato rischio di instabilità e precarietà. Avere dove vivere, sentirsi protetti e non essere esposti a violenze, avere un’alimentazione adeguata, propri spazi, giochi, interessi e relazioni con i pari, gli animali, l’ambiente. Quali esempi e figure di identificazione sono i genitori?

L’interesse e l’ascolto del minore

Il preminente interesse del minore, il suo diritto ad avere un genitore, tutelati anche sul piano legislativo, tende ad essere messo in discussione da uno spostamento della responsabilità genitoriale ad un preteso diritto affettivo ad “avere il minore”, tanto da arrivare ad ipotizzare una sindrome “da alienazione parentale”. Genitori che a volte, per varie ragioni, sentono di sia di poter dare che togliere la vita. Spesso essi stessi all’interno di traumi transgenerazionali. Ne consegue che tutto il percorso di crescita compresa quella psicologica e sociale, richiede presenza e accompagnamento per giungere all’autonomia e indipendenza.

L’ascolto del minore rispetto a tutte le condizioni che lo riguardano è molto importante e dovrebbe costituire un punto fondamentale prima di prendere ogni decisione in modo da combinare con ragionevoli aggiustamenti i bisogni in primis del bambino e poi di tutti gli altri evitando, come spesso invece accade, che il minore debba solo adeguarsi a quelli dei genitori. A mio avviso è un punto fondamentale accompagnare anche sul piano professionale con educatori, pedagogisti, assistenti familiari e psicologi le complesse dinamiche delle separazioni nelle quali sono implicati avvocati, giudici, servizi sociali e sanitari.

I dati ISTAT del 2024

Molto si sta facendo per la tutela minori, anche dopo la riforma Cartabia del 2022. Si ha l’impressione che il processo di adeguamento e investimento nei servizi per darvi realizzazione sia ancora incompleto a fronte di una situazione sociale e delle famiglie in continua evoluzione e con un persistente calo delle nascite. Dai dati ISTAT nel 2024 i nati residenti in Italia sono stati 369.944, quasi 10mila in meno rispetto al 2023 e meno il 35,8% rispetto al 2008.

I nati da coppie con due genitori italiani sono il 78,2%; i nati da coppia con almeno un genitore straniero sono 8,1% e i nati da genitori entrambi stranieri e 13,7%. Questi sono dati nazionali e si deve tenere conto che a livello regionale in particolare al nord la percentuale di nati da coppie con almeno un genitore straniero è molto più elevata.

La multiculturalità ha molteplici risvolti: di natura positiva ma ha anche indubbie conseguenze sulle relazioni genitoriali, di genere, educative, sulla concezione della vita, delle tappe evolutive, dei ruoli, sulle attese rispetto ai servizi sociali e sanitari. L’essere straniero e non riconosciuto nella cittadinanza italiana è fonte di disagio.

Le povertà educative, economiche, relazionali, culturali e diseguaglianza ricadono in modo forte sui minori.

Nella fascia 0-3 anni meno di 2 bambini su 10 frequentano gli asili nido. L’offerta è limitata e i costi sono elevati. In questa fascia di età si ha la massima diseguaglianza e le famiglie si arrangiano.

Manca un progetto Crescita che mediante attività di visiting possa essere di accompagnamento dello sviluppo del bambino e delle competenze genitoriali.

Il rischio povertà

La situazione è seria. Secondo ISTAT nel 2024, “il 26,7% dei bambini e dei ragazzi di età inferiore ai 16 anni (circa 2 milioni e 68mila minorenni) viveva in famiglie a rischio di povertà o esclusione sociale con impossibilità a “sostituire mobili danneggiati con altri in buono stato” (pari rispettivamente a 88,6% dei minori deprivati e 17,9% del totale dei minori); seguono il non potersi permettere “di trascorrere almeno una settimana di vacanza all’anno lontano da casa” (85,4% e 14,7%, rispettivamente) e il non potersi permettere “di svolgere regolarmente attività di svago fuori casa a pagamento” (67,5% e 9,3%, rispettivamente).”  

 “I segnali di deprivazione legati all’alimentazione (non potersi permettere “frutta fresca e verdura una volta al giorno” e “carne o pesce, o un equivalente vegetariano, almeno una volta al giorno”), al possesso di “un’automobile” e di almeno “due paia di scarpe in buone condizioni” si confermano, anche nel 2024, come i segnali di deprivazione rilevati con minor frequenza sia tra i minori deprivati sia sul totale dei bambini e dei ragazzi”. Il 24,7% non ha accesso a una connessione internet utilizzabile a casa.

La povertà è maggiore nelle regioni meridionali e nelle famiglie con più soggetti di età inferiore ai 16 anni. “I bambini e i ragazzi stranieri sono a rischio di povertà o esclusione sociale nel 43,6% dei casi, valore superiore di oltre 20 punti percentuali a quello dei coetanei con cittadinanza italiana (23,5%).”

Le case precarie e degradate, le scarse prospettive di studio e cultura, di sport ma anche il lavoro povero, le condizioni delle donne… i tempi inconciliabili con i bisogni educativi.

Tutti segni di una società costituita da individui isolati e soli, che non pensa e non sogna i minori e la loro crescita, quindi il futuro. 

La visione individualistica e privatistica dell’occidente

Le culture vedono una dinamica diversa della società e della comunità rispetto alla famiglia e al singolo: una visione individualistica e privatistica tipica dell’occidente si confronta con altre concezioni della comunità di appartenenza e un altro rapporto con la natura. Riti e passaggi per accogliere il nuovo venuto sono sempre meno presenti in società abbandoniche e isolate. La nascita non è occasione per rinnovare la solidarietà di vicinato e il sentirsi comunità. Lo stesso anche per quanto attiene la morte.

Un universo molto variegato e poco conosciuto che solo la cultura dell’incontro nella diversità può cercare di illuminare. Ma resteranno sempre ombre, punti che solo la spiritualità, le religioni, la fiolosofia possono avvicinare nella ricerca di un senso della vita.

Oggi vi sono anche altre concezioni dell’essere famiglia oggi, nella quale i figli sono dell’anima (Michela Murgia), presenze scelte, nascite psicologiche e gestazioni per altri come dono. Una ricerca sull’identità e sul cosa significa oggi, essere bambini, crescere in questi anni. Vi è una crisi della presenza perché sembra deficitaria una matrice e uno scenario sociale condiviso. La denatalità ha tante ragioni e non dimenticherei anche questa.

Nel ricordare Giovanni, viene da immaginare i suoi bisogni, le sue aspirazioni, i suoi sogni, alle sue sofferenze, ai suoi compagni e amici, insegnanti. Nella commozione resto assorto rispetto al mistero. E poi mi viene in mente il proverbio africano “Per crescere un bambino serve un intero villaggio”.

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