Attualità

Chiudono gli OPG?

Giovanni Giusto
22 Marzo 2015
1 commento

Evviva esultiamo, l’ultimo Baluardo della psichiatria disumana cade.
L’ “ospedale” (sic!) psichiatrico giudiziario che accomunava la perversione della psichiatria a quella della giustizia e che le traduceva in trattamenti pseudoterapeutici in ambienti in cui ciascuna persona sana si sarebbe ammalata, chiude definitivamente.
Vengono dimessi i medici, gli operatori ed i pazienti.
Dove andranno?…
Certamente a stare meglio ma…

Ci sono gli “indimissibili” ovvero quel numero abbastanza cospicuo di persone che hanno commesso omicidi efferati e che, dichiarati incapaci d’intendere e volere, sono stati sottoposti a questo maltrattamento che garantiva però oltre l’esclusione il controllo sociale.
Vogliamo forse trascurare questo importante dato di realtà?
Certamente no e allora che fare?
Le REMS (acronimo per Residenze Espiazione Misure di Sicurezza) risolveranno questo problema; potremmo chiamarle anche miniOpg, non ci sarebbe differenza se non nelle dimensioni: massimo 20 posti letto ben custoditi dalle forze dell’ordine costituito. Circa venti in tutta Italia contro i vecchi obsoleti ed antiterapeutici OPG.
Ma siamo sicuri di aver centrato il problema sulla cura anzichè sul controllo? Non si può certamente negare che esistano pazienti particolarmente gravi e poco rispondenti alle terapie che potrebbero avere recidive ed “agire” nuovamente comportamenti potenzialmente pericolosi per gli altri (mettiamo anche per sé, che contribuisce a sentirci meno escludenti). Ritengo però che la lezione della comunità terapeutica possa essere utile nel dimostrare che anche questi pazienti, se intensamente e attentamente curati, possono fortemente ridurre il rischio di “agiti” potenzialmente pericolosi.
Penso che si dovrà cercare una forte collaborazione tra psicoburocrati, clinici e operatori del settore per evitare che la chiusura dei sei Opg ne faccia nascere altri venti, collaborazione che trovi momenti di sintesi tra esigenze ideali e pratiche, che permetta il perfezionarsi di professionalità che garantiscano che non ci siano più indimissibili e che permettano “patti” utili a garantire percorsi possibili e consentano di chiudere le REMS prima che facciano nuovi danni.



Una risposta.

  1. roberta antonello ha detto:

    La collaborazione tra “psicoburocrati clinici ed operatori” che viene auspicata può naufragare nelle grosse onde della cattiva politica dell’ideologia dell’interesse della stupidità. Questo è successo in passato questo può succedere ancora. Solo mantenendo una grande attenzione sulla serietà del nostro lavoro di psichiatri, sul serio problema della malattia mentale, sul mandato che ci attribuiscono, sulla complessità della vita in genere, non solo dei considerati folli, possiamo evitare ancora una volta di arrivare a derive pericolose.
    Sono assolutamente d’accordo con Giovanni Giusto… e spero che il suo intervento sia di stimolo non solo approvato.

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