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Alexitimia: cos’è, come riconoscerla e come affrontarla

Ci sono persone che sembrano vivere le emozioni come se fossero scritte in una lingua sconosciuta. Provano qualcosa, ma non riescono a darle un nome. Sentono il cuore accelerare, un nodo allo stomaco, una tensione improvvisa, eppure faticano a dire se si tratta di paura, rabbia, tristezza o gioia. Non è mancanza di sensibilità, né freddezza emotiva. È una condizione chiamata alexitimia o alessitimia, termine che significa letteralmente “mancanza di parole per le emozioni“.

Chi sperimenta questa difficoltà non smette di provare emozioni: semplicemente fatica a riconoscerle, comprenderle e comunicarle. Questo può rendere più complicate le relazioni, la gestione dello stress e persino il rapporto con il proprio corpo. Comprendere cos’è l’alessitimia rappresenta il primo passo per sviluppare una maggiore consapevolezza emotiva e migliorare il proprio benessere.

Che cos’è l’alessitimia

L’alessitimia non è considerata un disturbo mentale autonomo, ma una caratteristica psicologica che può presentarsi con intensità diverse da persona a persona. Alcuni individui mostrano soltanto una lieve difficoltà nell’esprimere ciò che provano, mentre altri incontrano ostacoli molto più marcati nel riconoscere sia le proprie emozioni sia quelle degli altri.

È importante distinguere l’alessitimia dall’assenza di emozioni. Una persona alessitimica non è priva di sentimenti: li sperimenta, ma fatica a identificarli e a tradurli in parole. È come avere un ricco mondo emotivo senza possedere il vocabolario necessario per raccontarlo.

Questa difficoltà può influenzare il modo in cui si affrontano i problemi quotidiani, si costruiscono le relazioni affettive e si interpreta ciò che accade dentro e fuori di sé.

I segnali che possono far pensare all’alessitimia

Riconoscere l’alessitimia non è sempre semplice, proprio perché chi ne presenta le caratteristiche spesso non percepisce la difficoltà come qualcosa di insolito.

Tra i segnali più comuni si possono osservare:

  • difficoltà a descrivere ciò che si prova;
  • incapacità di distinguere emozioni diverse tra loro;
  • tendenza a concentrarsi soprattutto sui sintomi fisici, come tensione, mal di testa o tachicardia;
  • scarsa propensione all’introspezione;
  • difficoltà nel comprendere le emozioni delle altre persone.

Chi vive questa condizione può raccontare con precisione ciò che è successo durante una giornata, ma fermarsi quando viene chiesto: “Come ti sei sentito?“. La risposta più frequente è spesso “Non lo so“.

Anche il mondo immaginativo può risultare meno ricco: sogni, fantasie e riflessioni interiori tendono a essere meno presenti rispetto alla media.

Come influisce sulle relazioni

Le emozioni rappresentano uno degli strumenti principali attraverso cui costruiamo i rapporti con gli altri. Quando diventa difficile riconoscerle o comunicarle, anche la relazione può risentirne.

Le persone vicine possono interpretare il comportamento dell’alessitimico come distacco, freddezza o scarso interesse. In realtà, spesso dietro quell’apparente distanza si nasconde una reale difficoltà nel comprendere e condividere ciò che si prova.

Questo può favorire incomprensioni nella coppia, in famiglia o nelle amicizie. La persona può apparire molto razionale, concentrata sui fatti concreti e poco incline a parlare dei propri stati d’animo, anche quando sta vivendo momenti di forte sofferenza.

Non è raro che questo porti a sentirsi soli o poco compresi, alimentando un circolo vizioso nel quale diventa sempre più difficile chiedere supporto.

Il legame con il corpo

Uno degli aspetti più interessanti dell’alessitimia riguarda il rapporto tra emozioni e sintomi fisici.

Quando un’emozione non viene riconosciuta o mentalizzata, può essere percepita prevalentemente attraverso il corpo. Ansia, rabbia o tristezza possono manifestarsi come tensione muscolare, mal di stomaco, senso di oppressione al petto o altri disturbi fisici che sembrano non avere una causa medica evidente.

Questo non significa che i sintomi siano immaginari. Al contrario, sono reali, ma rappresentano il modo in cui l’organismo esprime uno stato emotivo che non riesce ancora a trovare una forma più consapevole.

Per questo motivo alcune persone con alessitimia tendono a concentrarsi soprattutto sulle sensazioni corporee, senza riuscire a collegarle agli eventi emotivi che le hanno generate.

Da cosa può dipendere

Non esiste un’unica causa dell’alessitimia. Le ricerche suggeriscono che questa caratteristica possa derivare dall’interazione di diversi fattori.

In alcuni casi può essere legata alle esperienze vissute durante l’infanzia, soprattutto se il contesto familiare ha lasciato poco spazio all’espressione emotiva. Crescere in ambienti in cui le emozioni vengono minimizzate, ignorate o considerate un segno di debolezza può rendere più difficile imparare a riconoscerle.

In altre situazioni l’alessitimia può comparire insieme ad altre condizioni psicologiche, come disturbi d’ansia, depressione, disturbi del comportamento alimentare o conseguenze di eventi traumatici. Non rappresenta necessariamente la causa del disagio, ma può contribuire a renderne più complessa la gestione.

Si può imparare a riconoscere le emozioni?

La buona notizia è che la consapevolezza emotiva può essere sviluppata. Sebbene alcune persone presentino una predisposizione maggiore alla difficoltà di identificare le emozioni, questa capacità non è immutabile.

Un percorso psicologico può aiutare a costruire gradualmente un linguaggio emotivo più ricco, imparando a distinguere le diverse sensazioni, collegarle agli eventi della propria vita e comunicarle con maggiore chiarezza.

Anche alcune abitudini quotidiane possono favorire questo processo:

  • fermarsi ogni giorno qualche minuto per chiedersi come ci si sente;
  • ampliare il proprio vocabolario emotivo imparando a distinguere emozioni simili;
  • utilizzare il journaling per descrivere esperienze e stati d’animo;
  • osservare il legame tra sensazioni fisiche ed eventi vissuti durante la giornata;
  • condividere gradualmente le proprie emozioni con persone di fiducia.

L’obiettivo non è imparare a controllare tutto ciò che si prova, ma sviluppare la capacità di riconoscere le emozioni prima che si trasformino in qualcosa di difficile da comprendere.

Quando chiedere aiuto

Se la difficoltà nel riconoscere o comunicare le emozioni compromette le relazioni, il benessere personale o la qualità della vita, può essere utile confrontarsi con uno psicologo.

Un professionista può aiutare a comprendere se queste difficoltà fanno parte di un tratto alessitimico oppure se sono collegate ad altre condizioni che meritano attenzione. Attraverso un percorso personalizzato è possibile migliorare la consapevolezza emotiva, sviluppare nuove modalità di espressione e imparare a costruire relazioni più autentiche con sé stessi e con gli altri.

Dare un nome alle emozioni significa conoscersi meglio

Le emozioni non servono soltanto a farci provare piacere o sofferenza. Sono una bussola che orienta le nostre scelte, ci avverte dei pericoli, ci avvicina alle persone e ci aiuta a capire ciò di cui abbiamo bisogno.

L’alessitimia può rendere questo dialogo interiore più difficile, ma non impossibile. Imparare a riconoscere ciò che accade dentro di sé richiede tempo, curiosità e pazienza. Ogni emozione che riesce finalmente a trovare un nome diventa un tassello in più nella costruzione della propria identità e della propria capacità di vivere relazioni più consapevoli.

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