Ricordo un particolare estivo della mia infanzia. Doveva essere un pomeriggio d’agosto: eravamo tutti nel rustico che accoglieva la nostra grande famiglia. Ci apprestavamo a salutare i miei giovani cugini in procinto di partire per un viaggio in Sardegna. Avrò avuto nove o dieci anni e, sbirciando quella partenza, avvertivo la pressione di quel desiderio che non poteva ancora realizzarsi. Ero troppo piccola, ma percepivo la noia della solitudine estiva incombente di un paesino di provincia, con una sola amica del cuore e qualche raro giorno di vacanza con i genitori. Quell’esperienza preadolescenziale di esclusione ha stimolato in me una riflessione su ciò che accade quando la società della prestazione si ferma e le città si svuotano.
La frattura estiva agisce da potente “amplificatore” del disagio individuale. “La solitudine è grata solo a chi può sceglierla” afferma Giancarlo Dimaggio, psichiatra e psicoterapeuta, in un suo scritto comparso su La Repubblica del 29 Luglio, riferendosi alla bellezza della solitudine (solitude) soltanto per chi non la subisce. Per molti lo svuotamento delle città e le partenze rappresentano invece una fonte di angoscia (loneliness) che può assomigliare al dolore di un lutto. A ciò si aggiungono le temperature estreme cui siamo esposti e che hanno forti ripercussioni sul nostro stato emotivo, così come sottolinea lo psichiatra e saggista Vittorio Lingiardi in una intervista al Corriere della Sera dell’8 Agosto. In particolar modo nelle persone fragili prende corpo il sentimento di sfiducia e sconforto, l’ansia e la paura del futuro.
Le persone più esposte alla solitudine estiva
Ci sono delle categorie di persone che più frequentemente sono soggette a questo tipo di malessere estivo legato alla solitudine. Gli adolescenti, per esempio, specialmente i più ritirati (hikikomori) o socialmente emarginati, sofferenti già per la loro condizione esistenziale e per il vissuto di invisibilità, possono sviluppare sentimenti di invidia, desiderio rabbioso e tristezza per le vite “perfette” degli altri. Osservare, più spesso nei social, le storie di vacanze da sogno o di compagnie ridenti ed affiatate, acuisce le sensazioni negative e la paura di essere esclusi (FOMO, Fear Of Missing Out).
I malati cronici sono in difficoltà per la mancanza della basi sicure di cura: molti terapeuti, medici ospedalieri e specialisti vanno in vacanza, mentre gli ospedali riducono le loro attività di routine. Gli anziani, già più soli per eventi luttuosi della vita, restano barricati in casa per sfuggire alla canicola che mette a repentaglio il loro fragile equilibrio. I molti ricoverati in strutture protette soffrono per le carenze di personale e per la rarefazione delle visite. Infine, uomini e donne soli, piombano improvvisamente nell’isolamento, mascherato durante l’anno dal ritmo incessante del lavoro.
Come contrastare la solitudine e l’isolamento
Compito dei curanti e delle istituzioni è riflettere su antidoti e strategie politico-sociali per ridurre tali dilaganti disagi che colpiscono una grande fetta della popolazione, a dispetto di quanto le scintillanti storie dei social facciano intendere. Come il collega Dimaggio suggerisce, sarebbe importante valorizzare per il singolo anche le più piccole occasioni di incontro. Scendere nel quartiere per una partita a carte, incontrare il vicino, scambiare due parole nelle micro-comunità locali per diminuire il senso di invisibilità.
Inoltre, sostenere ed incoraggiare le relazioni durature rappresenta un fattore protettivo a lungo termine, così come ha fatto emergere un lungo studio ancora in corso condotto ad Harvard su 724 ragazzi e giovani adulti per capire cosa rende una vita sana e felice. Le ricerche ipotizzano che la mancanza di legami influisca negativamente sul nostro sistema immunitario e cardiovascolare , creando una situazione di stress prolungato in cui si registra un aumento dei livelli delle cosiddette “proteine”della solitudine”, tra cui l’interleuchina 6, potente marker dell’infiammazione.
Solitudine e relazioni digitali
La presenza dell’altro “in carne ed ossa” aiuta a contrastare gli effetti delle interazioni digitali. La socialità artificiale infatti, con le sue immagini di vite e vacanze ideali, rischia di esacerbare il senso di esclusione. In quest’ottica, un uso moderato e consapevole dei social potrebbe aiutare ad uscire dall’isolamento e stimolare una critica costruttiva dei profili altrui idealizzati.
Il ruolo delle istituzioni contro la solitudine
In una visione sistemica le istituzioni dovrebbero occuparsi di come riorganizzare il tessuto sociale di quartiere per evitare la desertificazione estiva, ristrutturando spazi di incontro, luoghi di cultura, oasi cittadine di ombra e spazi di incontro accessibili.
Social Prescribing e cura della solitudine
In ambito sanitario, medico e psichiatrico, andrebbe promossa la possibilità di “prescrivere” (Social Prescribing) attività di gruppo, volontariato, arte e natura come parte integrante del piano terapeutico, per contrastare la solitudine e come forma di cura personalizzata e rispettosa del territorio. Dovremmo inoltre auspicare che il carico delle famiglie e dei caregivers venga adeguatamente affrontato, attraverso politiche di welfare di comunità che creino reti di mutuo aiuto prevenendo l’eccesso di fatica nell’attraversare periodi in cui il sostegno nella gestione dei familiari disabili e dei bambini è ridotto da una carenza di servizi. In definitiva, la solitudine estiva è propriamente la spia di una crisi relazionale profonda della società contemporanea, il risultato di un isolamento che si nasconde e prolifera tra le pieghe del quotidiano nella restante parte produttiva dell’anno.
Il valore dell’appartenenza contro la solitudine
In quella domenica degli anni 80, le sensazioni provate nel vedere la vita che avrei desiderato e che ancora non potevo vivere, sono ancora vivide. E mi ricordano che ero circondata da una grande famiglia che mi consentiva di sostenerle e di trasformarle immaginando un mio prossimo futuro viaggio. Grazie al valore dell’appartenenza ed alla cura del legame sociale, fattori di prevenzione primaria della solitudine, è possibile immaginare di vivere una vita più piena e consapevole.



