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Metamorfosi di un adolescente: la crisalide e la farfalla

Osservare la trasformazione della crisalide in farfalla è da sempre un meraviglioso spettacolo. La metamorfosi prevede la fuoriuscita da un bozzolo duro e protettivo. Documentandomi ho scoperto che il bozzolo è proprio delle farfalle notturne o falene, mentre la crisalide delle diurne. In ambo i casi rappresenta un contenitore e viene costituito dalla stessa larva, una volta che abbia raggiunto il necessario nutrimento per il processo. 

Dalla crisalide all’adolescenza: una metafora della crescita

Pensandolo nel bambino in crescita, possiamo immaginare lo stato larvale come una fase di latenza precedente la costituzione di uno scheletro psichico.

Come la crisalide, la struttura di contenimento adolescenziale è molto delicata nella sua prima formazione e, se danneggiata, può causare un serio danno per la successiva maturazione. Per sua natura essa può ricordare le funzioni di una madre, un involucro che lascia trasparire l’unicità del suo interno, flessibile ma sensibilmente resistente alle intemperie della crescita. E’ una  fase di transizione verso una nuova epidermide, nella quale si inizia a percepire la difficoltà del contatto. Si tratta di accostarsi alla pelle sensibile di un ragazzo o di ragazza che stiano per entrare nel bozzolo. In effetti il loro involucro epidermico si assottiglia mano a mano. Non riusciamo più a comunicare come un tempo né ad accostarci con gli stessi movimenti ad un figlio in crescita. 

Il cambiamento del corpo e della relazione genitore-figlio

La piccola donna passa le ore nel santuario idroterapico del bagno, togliendo spazio ai bisogni fisiologici della famiglia. La sua pelle sottile mugugna ad ogni rimprovero al suono di queste parole: “ ma ce la fai?” oppure “stai calma” generando vortici di urla materne corroborate, se tutto va bene, dal rinforzo paterno o da un rimpallo che degenera in lite coniugale. Quest’ultima , va detto, viene troncata sul nascere dalla protesta dei cuccioli che invocano serenità domestica. Le coccole, che un tempo catturavano istantaneamente il piccolo umano, in questa fase vengono rifiutate od erogate in momenti che il genitore generalmente non sceglie. Diventano attimi di contatto sfuggenti ed inaspettati.

Ad esempio, il collo del muflone adolescente maschio si accosta alla spalla della mamma e la spinge come un ariete nell’incavo tra il collo e la testa. La mamma capisce che deve fermarsi ed accogliere la coccola-scornata.

Nuovi linguaggi e trasformazioni della quotidianità familiare

Imperativo in questa fase è cogliere l’attimo del contatto. Anche le comunicazioni nel frattempo  si trasformano. Le proposte di uscita familiare non vengono accolte con lo stesso entusiasmo di un tempo. “Oggi stiamo a casa vero?”. Questa frase, sempre più frequente, è il segno che abbiamo accelerato troppo lo scorrere del tempo; è ora di fermarsi a casa, rallentare la settimana caotica senza fare programmi.

Dall’altra parte, da un momento all’altro, senza il minimo preavviso, la giornata prende una piega inaspettata per l’insorgere di impegni dimenticati o sbucati dal nulla, cui si chiede di far fronte con urgenza. Si susseguono riunioni improvvisate al tavolo della cucina con ridefinizione di regole e compromessi di famiglia, in cerca di nuovi accordi o, per lo più, disaccordi. E poi si parla di loro, mentre li accompagni in auto nel traffico, con Capo Plaza in sottofondo sparato a mille da Spotify.

Cerco di isolare la voce del giovane maschio nel flow spinto del trap italiano. Tra una parolaccia e l’altra dell’artista in autotune, mi chiede come sia nato il linguaggio e perché l’uomo parli mentre il gatto no. Mi arrampico sugli specchi con teorie evolutive che possano catturarlo, ma il mio cervello stanco e confuso fa fatica a lavorare. Spero di aver detto qualcosa di interessante e soprattutto di scientifico, penso che a casa riaprirò il libro per circostanziare meglio quelle affermazioni che non ricordo neanche bene.

Accompagnare la metamorfosi: tra attesa e protezione

Il bozzolo intanto continua a costituirsi intorno al tenero virgulto. Occorre osservarlo da una distanza giusta, la cui lunghezza si riformula ogni giorno, ed intervenire, esserci, prestare l’orecchio. A quel punto noi genitori saremo stanchi e sordi, sperando che  la scorza protettiva si sia fatta sempre più resistente. Il contenitore sarà diventato una armatura vera e propria che avrà la funzione di proteggere gli adolescenti dagli attacchi dei predatori della vita, finché non prenderanno il volo, forti e delicati come una farfalla.

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