Vaso di Pandora

Il pomodoro: la rivoluzione silenziosa delle cose semplici

Oggi ho avuto una folgorazione. Il pomodoro dal frigo mi guardava. Ma quanto è bello il pomodoro. È di un rosso intenso, tondo, compatto, pieno di vita, sano, pieno di acqua che ci disseta, con questa forma simpatica con i capelli verdi sparati. Mi fa crepare. Mentre mi gustavo il caffè dal terrazzo e il sole mi baciava la fronte, pensavo: “Ma com’è possibile che me ne sia accorto solo ora?”

Chiariamoci. Ho sempre avuto una grande filia verso il pomodoro. Mia nonna li coltivava in giardino e io li usavo come basi sicure per i miei soldatini che riemergevano dalla terra. Mi fanno impazzire a fette con la mozzarella di bufala, negli spaghetti con un po’ d’ olio.

Dio come ho fatto a non accorgermi che sono di una bellezza stordente. Perché ripieni invece o nell’insalata con un po’ di cipolla quando fa caldo.

Il pomodoro dallo scaffale del frigo mi guardava e io pensavo: “com’è possibile? com’è possibile?”

Me ne sono accorto solo ora.

L’arancia e le altre meraviglie

Ma perché vogliamo parlare dell’ arancia che mi guarda dalla cesta della frutta sul tavolo. Il suo colore così vivace mi buca le pupille e risplende i raggi della mia lampada etnica. Solo Dio sa quanto d’estate una sua spremuta mi ricollega con la mia anima. Quando spremo quelle quattro polpe fino all’ osso penso Madonna che roba è la Natura.

Ed eccomi qui, un granello di polvere perso nell’ Universo e con le mie mani spremo ste bombe a mano di colore arancio. Ma c’è qualcosa da aggiungere?

Potrei forse esprimere la mia libidine sull’acqua fresca a garganella dopo una giornata di Psicoanalisi. A volte penso che in studio senza un sorso della mia borraccia ogni tanto potrei svenire dal dispiacere. Ma parliamone invece di una bella nuotata nell’acqua cristallina e recarsi in ciabatte al barettino per uno spaghetto allo scoglio. Dai siamo benedetti.

Le stelle in padella

Mi sono fatto una carbonara. Ho visto le stelle. Ma questo mi ha riflettere. Come mai nel resto del tempo non riesco a godere, così come in questi momenti di epifania, della bellezza estrema che la Natura ci offre ogni giorno? Perché la società è improntata in un avida ricerca di continui qualcos’altro?

Tanto quell’altro non soddisfa mai, perché è sempre uno spostamento dell’ asticella.

Dovremmo tornare indietro.

Quando la vista di un pomodoro, la carezza di un amico, la sguardo della persona che ami, parlare con una persona che vuoi bene, lo yogurt greco, leggere Kafka, la musica di Baker, quel faggio nell’ angolo della strada, correre con il cane, le estati a nuotare, la gentilezza e l’uva alla sera davanti ad un film di Tarkovskij, sia tutto quello di cui abbiamo bisogno e che dia senso alla nostra giornata.

Sarebbe bello lasciare andare tutte le futili ricerche di qualcosa che non colmerà mai il nostro cuore e forse, è meglio tornare indietro alle basi, al nostro intimo rapporto con la terra. Secondo me la semplicità è bellezza e se salverà il mondo è perché guarderemo le cose per quello che sono.

Guardatevi intorno e trovate la cosa più semplice vicino a voi e vi accorgerete di quanto la Natura sia semplicemente straordinaria.

Anche quando probabilmente ci sterminerà tutti, lo farà con bellezza ed eleganza. Torneremo a fare parte di essa in altre forme. E magari un giorno un alieno da un’altra galassia quando aprirà il suo frigo e vedrà un pomodoro guardarlo, non saprà mai che quel bellissimo esemplare di ortaggio, una volta era uno psicoterapeuta bolognese ma dirà: “Quanto è buono sto robo”.

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