Tempo fa, in un periodo difficile della mia vita, feci questi sogno.
Era buio e avevo la bocca sigillata da una membrana, una sorta di imene. Aveva, però, una piccola pellicina.
Mi turbava molto.
La strappai e da quello piccolo strappo, incominció ad uscire del sangue. Sempre di più. Sangue, flusso di sangue, flotte di sangue. Sempre di più.
Mi svegliai, con la sensazione di stare soffocando, nel mio stesso sangue.
In quel periodo stavo facendo un’ analisi lacaniana. Lo riportai in seduta e dissi:
“Non so, ho pensato alla simbologia, a me ricorda una scena primaria. C’è questo piccolo fallo ( la pellicina), che è il prolungamento della membrana, questa sorta di imene, che sono indifferenziati. Nel momento che cerco di dividere, il fallo dalla vagina, si apre il vaso, e si squarcia la tela, di tutta la mia sofferenza. Esce tutto, sono diventato grande, ma non riesco più a comunicare, perché il sangue è troppo e non riesco a sputarlo. Il piccolo pene squarcia la grossa tela e ne rimane soffocato”
“Vede in entrambi i casi la comunicazione era bloccata sia con la membrana sia senza. Vede, lei, la Legge del Padre, la strangola, la soffoca”
Silenzio.
“Mi sono tornate in mente delle parole di una poesia di Caproni, dal Conte di Kevenhuller. Il nome, prende spunto da un fatto storico del 1792. Un antico governatore di Milano (il Conte, appunto) emana un bando per dare la caccia a una ferocissima bestia che terrorizza le campagne.
Finisce così…
Io solo, con un nodo in gola,sapevo. È dietro la Parola.”
È dietro la Parola
Ero a Roma. Di fronte ad un quadro di Rothko. Uno dei suoi ultimi prima di suicidarsi. Era nero. Molto cupo. Abbagliante. L’ avevano messo di fianco alla scritta exit.
E hanno fatto bene. Perché mi persi.
Di fronte a questa enorme tela nera, dissi a me stesso,
Io voglio essere prima di tutto un uomo, ecco.
Ma per essere un uomo, devo trovare questa Bestia. Devo cacciare e abbattere questa Bestia. Ma dove sta? Che forma ha ? Io non l’ho mai vista.
Una volta mi chiesero. “Cos’è l’ inferno?”
“Tutto ciò che non riusciamo a pensare”.
La Bestia è qualcosa che non si vede
Forse questo è il primo indizio. La Bestia è qualcosa che non si vede ma che sappiamo che esiste. Va al di là della nostra possibilità di pensiero. Eppure la percepiamo. Cos’è? Cos’è? È pura sensorialità? Si nasconde nell’ ombra?
Non è raggiungibile, se allungo la mano?
La Bestia e l’ombra del linguaggio
Secondo indizio. È dietro la Parola. È l’ ombra del linguaggio. O la sua matrice. È
geometricamente intoccabile e non visibile, come se fosse l’ angolo cieco della nostra mente.
Terzo indizio. So dove trovarla. Forse. Forse. Forse, sta dove non la vediamo.
Mi piacciono i film gialli. L’ importante per risolvere il caso, è trovare l’ arma del delitto, è il nodo nevralgico del caso. Le armi del delitto più introvabili sono quelle appoggiate sul tavolo, ripulite dal sangue, con la forma arrotondata, che se scosse piccole città diventano innevate.
L’ importante, è che nessuno voglia vedere.
Quarto indizio. Non ha odore. Non ha sapore. Non è raggiungibile al tatto. Non si sente. Non è visibile. Sappiamo che c’è.
Sappiamo che c’è stato un delitto ma non troviamo il corpo. Non sappiamo niente altro. Aspetta, aspetta, sappiamo che sta dietro la Parola. Ma l’assassino o il cadavere?
Va bene, mi sento un detective, adesso. Non ho nessuna possibilità di sapere né vedere né l’ assassino né il Corpo Morto. È dietro l’angolo ma ho le braccia troppo corte.
Ho solo un unico indizio. È dietro la parola. La Bestia è dietro la parola.
Allora, da bravo detective mi sorge spontanea una domanda: perché si nasconde dietro la parola?
Se è l’ assassino, per proteggersi. Se è il morto, per essere nascosto.
Sorge un problema. Dobbiamo capire se è il morto o l’ assassino. Ma per indagare, bisogna comunicare, ma sappiamo che la Bestia è dietro la parola, anche del detective. Ricordati la Bestia non è raggiungibile.
Sono un detective legato e imbavagliato, dentro una stanza che non posso percepire, ma so che la Bestia è lì. E come faccio a saperlo?
Ve l’ ho detto l’ arma del delitto va cercata lì davanti a voi.
Ho visto questo film giallo, l’ omicidio si è svolto in una stanza chiusa dall’ Interno. Un tizio è morto, uno vivo. La finestra era aperta. Gli hanno sparato da fuori,dice. Erano tutti scettici. Il maggiordomo aveva sentito una discussione agitata prima dello sparo e la porta non è stata aperta subito. Ma l’arma del delitto non si trovava. È stata messa a soqquadro la stanza, la casa, il personale, il morto, la strada, niente. Poi, il detective si soffermò su una piccola barchetta messa dentro una bottiglia. Era troppo grossa per essere passato dal collo, doveva essere stata messa dentro e poi ….. rifusa. Ma certo, l’arma del delitto è dentro la bottiglia. Dentro la nave. Il killer ha avuto tutto il tempo di fondere e rifondere il vetro.
Lo trovo ingegnoso come nascondiglio. Non è stato trovato trovato poiché ritenuto impossibile, anche se in bella vista. Ma cosa è stato a tradirlo ?
Il calore. Il legno sotto la bottiglia si era leggermente imbarcato per il calore.
Il calore come indizio
Eccolo, un indizio. La Bestia emana calore. Lo vediamo sugli oggetti che entrano in contatto con essa. Dai miei studi, so che il calore si sposta dove c’è una differenza di temperatura per livellarla. Bisogna seguire il calore.
Ecco dove cercare. Il punto di partenza della caccia. Bisogna cercare la Bestia dove c’è una dispersione di calore.
La Bestia, il Corpo Nero e l’entropia
Quinto e ultimo indizio. Da solo in un bosco non vedrai mai la Bestia. Puoi solo percepirla diventando molto sensibile ai respiri caldi in lontananza, che ti toccano come tiepidi guanti di velluto. La bestia rimarrà sempre nell’ Ombra.
Prendiamo per esempio un gruppo di pazienti gravemente psicotici e applichiamo la teoria sulla radiazione del Corpo Nero.
La comunità (o la stanza d’analisi) è il Corpo Nero (la cavità in cui l’energia è intrappolata). L’ analista e l’equipe rappresentano gli atomi del contenitore che cercano di gestire la situazione.
L’agitazione dei pazienti rappresenta la radiazione (l’energia termica).
L’Entropia è il grado di disordine, caos e imprevedibilità dentro la comunità.
Nella psicoanalisi bioniana l’ entropia del Corpo Nero si cura trasformando il terrore continuo e distruttivo in pensiori discreti ( quanti) e condivisibili ( cioè pensabili), usando la mente dell’ analista come contenitore transizionale che stabilizza l’ intero sistema.
L’analista deve introdurre nel gruppo una nuova idea, una nuova verità, più vicina ad O (Organizzazione), che produce all’ interno di un sistema rigido, un cambiamento catastrofico. Gli elementi caotici non pensabili sono stati digeriti e trasformati in oggetto pensabili.
Il verdetto finale:
La Bestia. È qualcosa legata al non pensiero che si manifesta nel calore, nel clima. Nell’ entropia di una stanza.
La Bestia e la cura attraverso il calore
Torniamo a me davanti al quadro nero di Rothko. Penso ai miei pazienti. Alla mia sofferenza e alla loro. Penso che la Bestia sia lì, anche, dentro la stanza. Penso che la ricerca della Bestia sia la cura attraverso il calore.
E mentre ero lì, che guardavo questo grande quadro nero, mi tornò in mente un sogno.
Ero su una panchina del mio paese di nascita con il mio migliore amico, con cui sono cresciuto. Guardavamo i nostri amici, conoscenti, gente del luogo, compagni di scuola passare, salutarci, fare due chiacchiere e poi andarsene. Mi sentivo come se fossimo tutti sulla stessa barca. Una zattera di folli e disperati. Un profondo senso di gratitudine misto a nostalgia aleggiava nell’ aria, per queste persone che avevano fatto parte, anche solo marginalmente, della mia vita. Ne potevo percepire il calore, dei loro Corpi.
Mi svegliai da questo sogno ad occhi aperti, alzai lo sguardo, mangiai una barretta proteica e mi dissi, loro sono dentro di me.
Raccolsi i miei occhiali color mogano e presi la via per l’uscita.



