Attualità

Genitori e Figli storie di disperati amori

Giovanni Giusto
23 Giugno 2013
1 commento
Genitori e Figli storie di disperati amori

Considerazioni a margine di fatto di cronaca

Forse è inutile commentare una notizia che colpisce violentemente la sensibilità di tutti, penso però possa valerne la “pena” propri perchè ci inoltra nel mondo interno di ciascuno di noi, fatto di forti contraddizioni apparenti.

Quando, a cena con amici, mi si chiede di spiegare sintomi e fenomeni patologici, sono sempre un poco a disagio, combattuto dalla tentazione di rispondere così come fanno dotti colleghi negli acclamati talk show televisivi, con atroci banalità, oppure di inoltrarmi in spiegazioni”tecniche” che in genere non vengono comprese.
Penso che sia meglio e più comprensibile far riferimento a cose che inevitabilmente ciascuno di noi sente anche se spesso non lo vuole ammettere, ad esempio la forte ambivalenza affettiva che si prova nei confronti delle persone che più ci sono sentimentalmente vicine, ad  esempio  i figli o i genitori o i coniugi e come queste forti emozioni di segno opposto possano condizionare comportamenti estremi come nel caso degli omicidi-suicidi che oggi vanno di moda come femminicidi o come nel caso della tragedia descritta dall’articolo al quale fa riferimento questo breve commento. Altro motivo di riflessione è la perdita di contorno di sè stessi che comunemente avviene nei rapporti di amore: una nota canzone dice ” si scambiano la pelle”, ma questa idea si fusione diventa estremamente dolorosa in caso di separazione ed allora la sensazione di essere “scorticati” rischia di generare un dolore ed una rabbia talmente forte da richiedere l’oblio della morte..



Una risposta.

  1. Maurizio Lo Faro ha detto:

    Un tentativo di suicidio come atto mancato, un tentativo di suicidio come atto compiuto: sembrano allinearsi paralleli per confluire in un unico magma, una fusione indistinta tra la figura del padre e quella del figlio. Di fronte a tragedie come questa, può non rimanere che il silenzio come unico interlocutore nello sforzo di non cedere di fronte a tanta sofferenza. Possiamo, però, almeno cercare di attribuire a ciò che è accaduto dei significati per tentare di superare il rischio della confusione e del pericolo in quanto noi stessi accomunati dallo stesso vivere e sentire umano. Sembra così difficile, talvolta, costruire una propria identità separata da quella degli altri dentro uno spazio affettivamente dialettico, soprattutto con le persone che sono in stretto contatto con noi –figli genitori, coniugi, ecc. – e troppo spesso abbiamo l’illusione di ricreare una armonia che si rivelerà tragicamente una simbiosi imprigionante, un amalgama oppressivo e mortifero. Ogni separazione allora, sarà vissuta come la propria e l’altrui morte senza alcuna possibilità di riscatto. Nello specifico la difficoltosa individuazione pare persino riproporsi nel tentativo di trovare la fine, come se il genitore al posto di cercare una soluzione di crescita ed evoluzione seguisse le orme del figlio imitandolo e ponendosi altresì in una posizione adolescenziale, di competizione tra ragazzi.
    Se il suicidio può essere considerato un atto che non si cura degli altri se non in senso persecutorio –uccidersi è anche uccidere l’individuo amato ed odiato che è stato introiettato in noi- l’alternativa di continuare a vivere è la tolleranza di poter essere individui, donne e uomini fragili e limitati che possono anche rimanere soli senza per ciò soccombere

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