Vaso di Pandora

Adolescence: tra Incel e pillole rosse

La miniserie Adolescence, in onda su Netflix, è senza dubbio l’evento mediatico del momento: gli innumerevoli spunti che offre, la regia claustrofobica e l’ottima interpretazione degli attori ne fanno sicuramente un prodotto interessante. Ci sarebbero molte riflessioni da fare sulle quattro puntate; tuttavia, la vicenda rappresentata — ovvero l’arresto di un giovane tredicenne sospettato dell’omicidio di una coetanea — ruota attorno al sospetto che il movente sia connesso alla cosiddetta filosofia incel. Ma di cosa si tratta?

Adolescence e l’incel

Nel racconto della serie appare poco chiaro: in realtà essa è una filosofia relazionale basata su una visione pseudoscientifica del rapporto tra uomini e donne, che coinvolge una larghissima parte di adolescenti e giovani adulti, e che purtroppo è stata responsabile anche di diversi attentati nel mondo.

Sintetizzando all’estremo, si tratta di una visione del rapporto tra uomini e donne fondata sul presupposto che, con la rivoluzione sessuale e l’emancipazione della donna, queste ultime abbiano acquisito maggior potere decisionale nella scelta del partner. Contrariamente all’inizio del secolo scorso, quando i matrimoni erano in gran parte combinati, oggi possono rifiutare qualsiasi pretendente non gradito. Secondo gli adepti di questa teoria, ciò porterebbe le donne a preferire soltanto uomini che corrispondono a canoni estetici ben precisi oppure dotati di uno status socio-economico elevato. Ne deriverebbe, a loro parere, che la maggior parte degli uomini resterebbe priva di una compagna — da qui il termine incel, che sta per “celibi involontari” — proprio a causa della loro scarsa attrattiva fisica oppure della loro condizione economica mediocre.

La visione della donna

Ne emerge una visione della donna tendenzialmente negativa: essa viene rappresentata come manipolatrice, orientata semplicemente ad accaparrarsi il partner più interessante e conveniente per lei, e in definitiva poco attenta all’autenticità della persona. A supporto di ciò vengono presentati diversi pseudo-studi che troverebbero statisticamente una preferenza delle donne per un certo tipo di “maschio alfa”, come viene definito dagli incel.

Tutti coloro che accettano questa “verità” vengono definiti redpillati, ovvero assuntori della cosiddetta “pillola rossa” che, nel film Matrix, permette di vedere il mondo per quello che è, oltrepassando la simulazione. Chi invece rifiuta di accettare questa filosofia viene definito bluepillato, e anche la psicoterapia — secondo gli incel — non fa altro che continuare a somministrare le “pillole blu”, tese a far adattare l’individuo al contesto, invece di aprirgli gli occhi.

La filosofia dell’odio in Adolescence

Non mi sembra neanche il caso di provare a contestare quella che è, a tutti gli effetti, una filosofia dell’odio, priva di qualsiasi base scientifica, nonostante ciò che pensino gli adepti. Uno dei criteri fondamentali per leggere correttamente i paper di ricerca è infatti quello di contestualizzare i risultati nella cornice di riferimento, e non prenderli alla lettera senza osservarne il contesto. Quando penso a qualcosa del genere, mi viene sempre in mente la battuta secondo la quale la statistica sarebbe quella scienza per cui, se una persona mangia un pollo e l’altra resta a bocca asciutta, secondo i calcoli avrebbero mangiato un pollo a metà.

Ciò che tuttavia mi sembra interessante è cercare di capire perché alcune persone possano accedere a una tale visione del mondo per giustificare la loro assenza di relazioni. È appurato da studi scientifici che il complottismo non derivi da personalità psicopatologiche, ma piuttosto da un certo tipo di carattere, di solito con tratti di sospettosità, estremista (politicamente e/o religiosamente) e insicurezza.

A me viene in mente che questo possa piuttosto avere a che fare con un preciso modo di vedere il mondo e con un uso distorto delle funzioni che ci aiutano a leggere la realtà. Carl Gustav Jung sosteneva che le persone hanno modi differenti di percepire la realtà a seconda della modalità principale con cui si interfacciano ad essa. Egli proponeva due atteggiamenti di base: l’estroverso (più influenzato dagli accadimenti esterni che da quelli interni) e l’introverso (più condizionato da ciò che accade all’interno della propria psiche, rispetto al mondo esterno).

Le quattro funzioni di Jung

Inoltre, Jung identificava quattro funzioni — pensiero, sentimento, intuizione, sensazione — che contribuiscono a formare altrettanti tipi psicologici, ciascuno con un modo molto diverso di percepire e interpretare la realtà. Ad esempio, un tipo “sentimento” sarà guidato principalmente, nella visione del mondo, dalla propria scala di valori, mentre il suo opposto, il tipo “pensiero”, utilizzerà prevalentemente un approccio logico-analitico per decodificare ciò che accade.

A mio avviso, si potrebbe ipotizzare che le persone molto condizionate dalla teoria incel siano tipi estroversi, poiché utilizzano prevalentemente un locus of control esterno, attribuendo la responsabilità dei propri fallimenti al comportamento delle donne, piuttosto che alle proprie azioni. Mostrano inoltre una prevalente funzione “sentimento”, cioè valutano qualcosa in termini soggettivi: buono o cattivo, piacevole o spiacevole, accettabile o meno. È quindi una funzione di giudizio, che guida le scelte sulla base del “sentire” interiore, piuttosto che della logica.

Adolescence: conclusioni

Ed è proprio qui, infatti, che si manifesta il problema: sono del parere che, essendo poco a contatto con il proprio inconscio, essi non riescano a integrare la funzione pensiero, la quale serve a stabilire che cosa è vero o falso attraverso il ragionamento, senza farsi influenzare dai sentimenti o dai valori personali. È l’opposto complementare della funzione sentimento: mentre quest’ultima valuta in base al valore soggettivo, il pensiero valuta in base alla coerenza logica: le donne sono “cattive e opportuniste” a prescindere dal fatto che ognuna di loro possa avere una storia e una personalità a sé stante.

Non sorprende, dunque, che gli adepti della teoria incel possano fraintendere così facilmente i dati scientifici, oppure applicare delle pseudo-teorie, iper semplificando il comportamento umano, al fine di validare artificialmente il loro punto di vista, piuttosto che metterlo alla prova del ragionamento scientifico. Tutto ciò sarebbe soltanto un fenomeno ai limiti del folcloristico, se non avesse i toni drammatici che la serie Adolescence dipinge correttamente: ancora una volta, non si può non ribadire l’importanza di un dialogo con l’inconscio e degli sforzi che dobbiamo fare quotidianamente per impedire l’unilateralità della nostra psiche. Mai come in questo caso, la frase secondo cui :“il sonno della ragione genera mostri” si rivela drammaticamente corretta.

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Commenti su "Adolescence: tra Incel e pillole rosse"

  1. E’ indubbia la valenza proiettiva del “pensiero” Incel: ma credo che tale valenza non stia tanto nell’attribuire alle donne una preferenza per uomini belli e-o benestanti, ma nel colpevolizzare ingiustamente tale preferenza. Essa anzi può essere considerata una sana tendenza evolutiva: esser prole di un benestante è verosimile avrà da sempre comportato maggiori possibilità di sopravvivenza, personale e per ulteriori discendenti. E forse ciò vale anche per la bellezza maschile, poichè fra i canoni di questa è spesso importante una adeguata attrezzatura muscolare. Ingiusto o no, è così: la vita non ha l’obbligo di esser giusta.
    E l’attuale maggior libertà delle donne non ha certo creato questo meccanismo: lo ha lasciato invariato, anche se ha spostato il centro decisionale dalla famiglia alla diretta interessata, magari valorizzando di più la bellezza.

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