Vaso di Pandora

Perdonarsi dopo un aborto: cosa succede psicologicamente e come superarlo

Ci sono esperienze che non si riescono a raccontare facilmente. Non per mancanza di parole, ma perché le emozioni che le accompagnano restano intrecciate, difficili da distinguere. Soprattutto quando emerge il bisogno di “perdonarsi” dopo un aborto, il vissuto interiore può diventare complesso: dolore, senso di colpa, sollievo, confusione. Tutto insieme.

Non esiste un modo giusto o sbagliato di reagire. Esiste, però, un processo psicologico che ha bisogno di essere compreso. Perché perdonarsi non è un atto immediato, ma un percorso che passa attraverso il riconoscimento di ciò che si è vissuto.

Un’esperienza che spesso viene vissuta come lutto

Dal punto di vista psicologico, l’aborto è spesso un lutto. Non sempre riconosciuto, non sempre condiviso, ma comunque una perdita.

La particolarità sta proprio qui: si tratta di un lutto che può non avere uno spazio sociale per essere espresso. Questo rende più difficile elaborarlo. Le emozioni restano spesso interne, non dette, a volte persino negate.

Il vuoto, la tristezza, la difficoltà a “tornare come prima” non sono segnali anomali. Sono parte di una risposta emotiva che cerca un significato.

Cosa succede psicologicamente

Dopo un aborto, il vissuto psicologico può assumere forme diverse. Non tutte le persone vivono le stesse emozioni, ma alcune esperienze tendono a ricorrere.

Il senso di colpa è una delle più frequenti. Può emergere come giudizio verso sé stessi, come dubbio costante, come difficoltà a lasciar andare ciò che è stato. A questo si possono aggiungere vergogna, solitudine o una sensazione di essere “fuori posto”.

In alcuni casi, possono comparire anche manifestazioni più intense:

Queste reazioni non indicano debolezza, ma il tentativo della mente di elaborare un’esperienza significativa.

Il ruolo del senso di colpa

Il bisogno di perdonarsi nasce quasi sempre da qui. Dal senso di colpa. Una voce interna che continua a interrogare, a giudicare, a cercare una risposta che spesso non arriva.

Il senso di colpa ha una funzione: cerca di dare un ordine a ciò che è accaduto. Ma quando diventa pervasivo, rischia di bloccare il processo di elaborazione.

È importante distinguere tra responsabilità e colpa. La prima riguarda le scelte, la seconda il giudizio che si costruisce su di esse. Perdonarsi significa lavorare su questo passaggio, non cancellare ciò che è stato, ma cambiare il modo in cui lo si guarda.

Perché è così difficile perdonarsi

Perdonarsi non è semplice perché implica accettare una parte di sé che può essere vissuta come in contrasto con i propri valori o con l’immagine che si aveva di sé.

In alcuni casi, il contesto amplifica questa difficoltà. La mancanza di supporto, la pressione esterna o il silenzio intorno all’esperienza possono rendere più difficile dare un senso a ciò che si è vissuto.

Anche il fatto che l’aborto sia spesso accompagnato da una decisione rende il processo più complesso. Non si tratta solo di una perdita, ma di una scelta che può essere percepita come irreversibile.

Come iniziare a superarlo

Non esiste un punto in cui “tutto passa”. Esiste un processo, fatto di piccoli passaggi che aiutano a trasformare il modo in cui si vive l’esperienza.

Il primo è riconoscere ciò che si prova. Senza minimizzare, senza negare. Dare spazio alle emozioni permette di evitare che restino bloccate.

Un altro elemento importante è uscire dall’isolamento. Parlare, quando possibile, con qualcuno che possa ascoltare senza giudicare, aiuta a ridurre il peso interno.

Alcuni passaggi possono facilitare questo percorso:

  • accettare la complessità delle proprie emozioni
  • distinguere tra ciò che si è fatto e ciò che si è
  • concedersi il diritto di soffrire, senza giustificarsi
  • riconoscere il contesto in cui è avvenuta la scelta
  • chiedere supporto quando il peso diventa troppo grande

Questi elementi non eliminano il dolore, ma lo rendono più attraversabile.

Il tempo dell’elaborazione

Ogni lutto ha un tempo diverso. Nel caso dell’aborto, questo tempo può essere ancora più difficile da riconoscere, proprio perché manca spesso uno spazio condiviso.

Alcune emozioni possono riemergere anche a distanza di tempo, in momenti particolari della vita. Questo non significa non aver superato l’esperienza, ma che il processo è ancora in corso.

La mente non funziona in modo lineare. Ha bisogno di tornare, rielaborare, integrare.

Perdonarsi non è dimenticare

Perdonarsi non significa cancellare ciò che è accaduto. Significa smettere di restare bloccati in una posizione di giudizio costante verso sé stessi.

È un passaggio che riguarda lo sguardo interiore. Non si tratta di dire “va tutto bene”, ma di riconoscere che si è fatto qualcosa all’interno di un contesto, con le risorse disponibili in quel momento.

In fondo, perdonarsi è un modo per rientrare in relazione con sé stessi. Non per giustificarsi, ma per smettere di dividersi.

E forse è proprio qui che si apre uno spazio nuovo. Non privo di dolore, ma più abitabile. Dove ciò che è stato può essere parte della propria storia, senza definire completamente ciò che si è.

Condividi

Lascia un commento

Leggi anche

Nasce Mymentis

L’eccellenza del benessere mentale, ovunque tu sia.

Scopri la nostra rivista

 Il Vaso di Pandora, dialoghi in psichiatria e scienze umane è una rivista quadrimestrale di psichiatria, filosofia e cultura, di argomento psichiatrico, nata nel 1993 da un’idea di Giovanni Giusto. E’ iscritta dal 2006 a The American Psychological Association (APA)

Le Ultime dall'Italia e dal Mondo
Leggi tutti gli articoli
Storie Illustrate
Leggi tutti gli articoli
8 Aprile 2023

Pensiamo per voi - di Niccolò Pizzorno

Leggendo l’articolo del Prof. Peciccia sull’ intelligenza artificiale, ho pesato di realizzare questa storia, di una pagina, basandomi sia sull’articolo che sul racconto “Ricordiamo per voi” di Philip K. Dick.

24 Febbraio 2023

Oltre la tempesta - di Niccolò Pizzorno

L’opera “oltre la tempesta” narra, tramite il medium del fumetto, dell’attività omonima organizzata tra le venticinque strutture dell’ l’intero raggruppamento, durante il periodo del lock down dovuto alla pandemia provocata dal virus Covid 19.

Pizz1 1.png
14 Settembre 2022

Lo dico a modo mio - di Niccolò Pizzorno

Breve storia basata su un paziente inserito presso la struttura "Villa Perla" (Residenza per Disabili, Ge). Vengono prese in analisi le strategie di comunicazione che l'ospite mette in atto nei confronti degli operatori.