Ci risiamo. Purtroppo ancora una volta abbiamo assistito a un atto di violenza apparentemente insensato all’interno di una scuola, con uno studente che ha aggredito con l’intenzione di uccidere una docente. Non è la prima volta quest’anno ed è un trend che sta rapidamente crescendo: un fenomeno che credevamo impossibile si sta verificando con una frequenza preoccupante, e resta ancora la difficile comprensione.
Non è possibile citare solo l’emarginazione e il degrado sociale oppure la provenienza da una nazione con regole culturali molto diverse dalle nostre, a spiegare il perché vi sia questo dilagare di violenza. Probabilmente tutto questo c’entra perché è innegabile che l’isolamento sociale, una concezione della vita molto diversa, oppure problemi relazionali e familiari possano favorire – in alcune menti fragili e soprattutto nel periodo dell’adolescenza – l’idea di soluzioni estreme per risolvere il problema, ma soprattutto per mandare un messaggio, ma per unire i puntini è necessario guardare anche a quello che succede in rete.
Radicalizzazione online e violenza giovanile: il ruolo dei gruppi digitali
Viene citato spesso sui giornali il termine “accelerazionismo” oppure “true crime”, collegato ai gruppi Telegram o Discord che questi ragazzi avrebbero frequentato e che li avrebbero spinti a queste azioni eclatanti: è necessario comprendere non solo di che cosa si tratta, ma anche del perché abbia così presa sulla mente dei nostri adolescenti, al fine di di combattere il fenomeno e soprattutto poter offrire delle alternative esistenziali, a quello che è un nichilismo anti-filosofico che non offre alternative se non la distruzione come scopo stesso dell’esistenza.
Che cos’è l’accelerazionismo e come alimenta la violenza
Accelerazionismo, infatti, significa premere più velocemente possibile il pedale della distruzione dello stato sociale così com’è: esso è un concetto alla base di molte filosofie politiche, ma nel caso del radicalismo viene spinto all’estremo: non come tentativo di affermare a grandi passi un certo sistema di cose (come potrebbe essere il socialismo oppure il liberalismo), ma soltanto con lo scopo di distruggere e far collassare l’ordine sociale. Per far ciò all’interno di questi circoli si propone il crimine come unica modalità di generare il caos.
Non si esita anche a ricattare i sessi adolescenti che compiono poi le azioni violente, tramite la minaccia di denuncia o l’invio di materiali vietati (come filmati pedopornografici oppure di grandi violenze) e la minaccia di passare poi il nominativo alle forze dell’ordine o ai familiari. Proprio recentemente a Malta, un ragazzo è finito in carcere perché a suo dire era stato bersagliato da alcuni contatti su uno di questi canali che gli avevano riempito il telefono di materiale vietato dalla legge.
Nichilismo, autodistruzione e cultura della violenza tra gli adolescenti
A prima vista sembrerebbe la trama del film Fight Club di David Fincher: un gruppo di adulti scontenti e vessati dal sistema che si ribella e crea un movimento clandestino di resistenza e di attacchi violenti al sistema capitalistico per ristabilire una giustizia sociale e l’equità, ma non è così. Sebbene i protagonisti del film fossero dediti ad azioni violente e autodistruttive, avevano un L’ideale trasformativo, ovvero il ritorno a una società arcaica e primitiva dove tutti sarebbero stati uguali e si sarebbe vissuto in armonia con la natura, utilizzando solo ciò che era strettamente necessario alla sopravvivenza, senza lussi o consumismo.
Ciò che manca a questi movimenti è proprio uno scopo più alto: non che questo li giustificherebbe, ovvio, però darebbe in qualche modo una cornice che può essere canalizzata al fine di pensare a interventi che potrebbero sublimare questa rabbia in qualcosa di propositivo nell’ambito di un ordinamento democratico. Qui invece c’è soltanto la distruzione e l’ammirazione di persone che fanno proprio di questo il loro stile di vita.
Le pratiche di autolesionismo e di bone smashing, ovvero la frattura deliberata di ossa al fine di accrescere particolari anatomici come la forma del mento secondo i canoni estetici ritenuti vincenti in questi circoli, sono dei perfetti esempi per indicare questa pratica di decostruzione incontrollata, più simile alla proliferazione delle cellule cancerogene che a un progetto che scuote la società dalle fondamenta per ristabilire un ordine nuovo. A mio avviso anche la scuola, ormai, da territorio di frontiera, è diventata campo di battaglia. Credo che la vera sfida sia il riconoscimento che esistono delle vere e proprie aree abbandonate a se stesse, dei quartieri ghetto oppure in preda al degrado, dove questa cultura può facilmente attecchire come falsa risposta a un vissuto di inferiorità.
Violenza giovanile e disagio sociale: una questione che riguarda tutti
Il problema, a mio avviso, cessa di essere psicologico e diventa sociale. Non possiamo più semplicemente guardare che tipo di infanzia ed educazione hanno avuto questi ragazzi oppure quali sono i loro traumi, ma bisogna considerare che queste persone vengono cresciute in ambienti che sono malsani a livello culturale e sociale. Percepiscono un disinvestimento costante e una marginalizzazione e quindi vedono questa forma di autodistruttività come un qualcosa che permette loro, alla stregua di Sansone, di tirare giù il tempio con tutti i filistei. Purtroppo però, a differenza dell’eroe della Bibbia, qui non c’è nessun Dio.



