Confrontare il mutamento dal paradigma pulsionale a quello relazionale applicando le diverse evoluzioni teoriche degli autori del pensiero psicoanalitico alla contemporaneità clinica permette di evidenziare come lo spostamento da una prospettiva monadica ad una diadica e bidirezionale influenzi il panorama della psicopatologia odierna . L’epistemologia di partenza riporta la storicità di entrambi i modelli, ricordando come ogni teoria rifletta il proprio contesto storico e risponda a specifiche configurazioni legate al periodo socioculturale di appartenenza.
Psicopatologia sessuale, trauma e sviluppo infantile
Come primo aspetto è necessario esaminare la definizione di psicopatologia sessuale dal punto di vista dell’effetto dell’abuso sullo sviluppo infantile e collegandola alla panoramica diagnostica esistente.
Facendo riferimento al concetto di “mentalizzazione” sviluppato da Peter Fonagy e Mary Target(2001), si scorge una definizione dell’eziologia psicopatologica come di un risultato dovuto all’incompleta formazione della capacità di pensare agli stati mentali propri e altrui. Tale carenza è riconducibile a mancanze, assenze o aspetti traumatici da parte delle figure genitoriali, che non permettono al bambino di guardare il suo mondo interno né di pensarlo alla luce del mondo degli altri significativi esterni, compromettendo lo sviluppo affettivo e cognitivo. Di conseguenza, l’abuso viene considerato un fattori di rischio primario che porta allo sviluppo in età adulta di disturbi patologici nella sfera della sessualità. La definizione dei criteri di base del DSM-5 serve a spiegare come disturbi legati a comportamenti sessuali atipici siano connessi a traumi infantili della stessa etimologia.
Un punto comune nella storia della psicopatologia in psicologia dinamica si individua nel metodo di risoluzione: la considerazione di variabili esterne, sociali e ambientali assieme a variabili interne alla ricerca del nodo da sciogliere per poter garantire all’individuo una continuazione della vita maggiormente adattiva. Viene superato il conflitto intrapsichico a favore del blocco evolutivo.
Evoluzione dei concetti di genere e orientamento sessuale
Il secondo aspetto da osservare deve essere il cambiamento semantico di concetti legati allo sviluppo psicosessuale dell’uomo, ovvero il genere e l’orientamento sessuale. Anche in questo caso emerge l’impossibilità di separare i processi psicosessuali dalle variabili temporali e contestuali che hanno portato a delle definizioni appartenenti ad un luogo e ad un tempo. La prospettiva freudiana riguardo all’orientamento sessuale e al genere nell’ampio contesto della sessualità come il fenomeno che caratterizza tutti gli uomini nella maniera più naturale possibile era risultato della sua epoca di appartenenza. I successivi contributi femministi e dei modelli relazionale decostruiscono le considerazioni deterministiche e anatomiche che mettevano al centro l’angoscia di castrazione. Il genere perde in parte la sua connotazione biologica e viene compreso come costrutto socialmente creato. L’orientamento sessuale non è una deviazione dalla normalità, ma una sfumatura di essa, una possibilità all’interno dello sviluppo psicosessuale.
Analizzando il collegamento che si crea tra prospettiva relazionale e contemporaneità clinica, viene individuata la capacità di continuità scientifica del pensiero psicoanalitico nel presente, che indaga lo sviluppo psicosessuale non relegandolo solo ad una prospettiva biologica e statica ma pensandolo come processo fluido in dialogo tra contesto storico e dimensione clinica odierna.



