Come ogni anno l’arrivo del caldo ci sorprende inesorabilmente impreparati, nonostante i propositi e i programmi pensati nelle fredde ore invernali. La canicola irrompe anche nel setting psicoterapeutico e trasforma implacabile l’ambiente di contenimento.
Nella cornice del mio studio, l’instabilità climatica primaverile ha avuto un ultimo sussulto in un pomeriggio di maggio. In uscita dalla stanza, sfiorando il termosifone, ho percepito una folata di calore: la mia collega, colta da un’ultima sferzata di freddo, doveva aver riacceso sicuramente il termostato. Il suo spazio, situato in posizione più riparata, non gode della temperatura quasi tropicale del mio. Da quel momento ho realizzato che lo studio sarebbe stato attraversato dalle modifiche ambientali tipiche della transizione verso l’agognata estate.
Il clima nel setting analitico e la ridefinizione dei confini terapeutici
Il giorno dopo l’episodio del termosifone, accolgo la Sig.ra G. e mi accosto alla finestra per chiuderla, dopo aver assicurato un minimo ricambio di aria, decisamente più tiepida del giorno precedente. La paziente, accogliendo la mia azione, suggerisce entrante: “ Può lasciarla aperta se vuole..”. “Se vuole”, rispondo, ”possiamo certamente lasciarla aperta..” Il proposito verrà mantenuto per il tempo di apprezzare, insieme alla brezza circolante, anche il rumore di un esterno chiassoso di motori e di strada.
Ho pensato allora che quella aria nuova stava effettivamente per arrivare e che di li a poco si sarebbe innalzata la temperatura dello studio. Consentendo un ricambio d’aria si ridefiniscono i confini tra un interno silenzioso e caldo ed un mondo esterno caotico e rumoroso, negoziando la distanza emotiva nella relazione. Il cambiamento meteorologico impone degli aggiustamenti del setting terapeutico. Di anno in anno si susseguono eventi torridi precoci, seguiti da sferzate di freddo primaverile. Diventa a volte difficile regolare la temperatura fino al raggiungimento della cornice climatica desiderata.
La corporeità dell’analista nel setting analitico durante l’estate
Come ogni anno mi appresto ad accendere l’aria condizionata, settandola nella funzione deumidificatore, per abbattere il rischio di varie ed eventuali sequele respiratorie connesse al flusso ghiacciato rasente la fronte. La deumidificazione non condiziona, sottrae acqua e regala una brezza non troppo artificiale. Quasi contemporaneamente cerco di contrastare la secchezza oculare, umettando gli occhi con un collirio all’acido ialuronico. Il terapeuta in sostanza adotta degli accorgimenti utili a tollerare la fatica. Aria deumidificata e collirio mettono in scena la corporeità dell’analista e la sua simmetria nella relazione. Sia il paziente che l’analista sono infatti esposti all’impatto dell’afa e si adattano attraverso una regolazione condivisa dell’ambiente somatosensoriale.
Pause estive e flessibilità del setting analitico
Nelle fasi più calde dell’anno molti psicoterapeuti scelgono dogmaticamente di chiudere i loro studi, sfruttando i periodi di vacanza più popolari per la maggior parte dei pazienti. Accanto a ciò, attualmente si fanno strada anche strategie adattive più flessibili nella gestione delle pause estive. Ogni professionista sceglie l’opzione più adatta alla sua natura, formazione od esigenze personali e familiari.
“Quest’anno ho deciso di prendere una settimana a luglio e due ad agosto. L’anno scorso ad agosto inoltrato ho beccato brutto tempo, percui ricomincerò dopo ferragosto, con il ritmo lento dei pazienti che rimangono in città ..e magari mi ritaglierò uno scampolo di vacanza ancora a settembre..” Le parole di questa cara collega sono la prova della ricerca a volte affannosa di uno schema vacanziero che rispetti le necessità di riposo, quiete familiare e gestione adeguata dei pazienti. Trovare una strategia è sempre più difficile, data l’instabilità meteorologica e il flusso sempre più caotico dei clienti negli studi di psicoterapia, quale esito della instabilità della vita post-moderna. La flessibilità della collega potrebbe rappresentare una risposta clinica alla necessità di una plasticità del setting che rispetti i bisogni del terapeuta senza influenzare sostanzialmente la cornice di cura.
L’evoluzione del setting analitico nella società contemporanea
I cambiamenti climatici ed economici dell’odierna “società liquida”, teorizzata da Bauman, costituiscono un invito per il terapeuta a tollerare l’incertezza della temperatura e dell’ambiente sociale in caotica evoluzione. In questo scenario, lo sviluppo di una capacità di modulazione plastica si configura come una competenza terapeutica necessaria per affrontare le sfide di cura della contemporaneità. La regolazione del condizionatore, l’uso protettivo del collirio e la ridefinizione del calendario vacanziero diventano la testimonianza di una psicoterapia vitale che accetta ed abita la complessità del nostro tempo.



