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L’amore infantile: le teorie di Freud e Bowlby

Gli esseri umani hanno una tendenza innata a cercare la vicinanza e il contatto di uno o più individui, per poter trovare sicurezza e protezione, garantendo in questo modo la continuazione della specie. È però da questa tendenza che ha origine l’amore infantile nei confronti dei genitori e successivamente anche di altre figure fondamentali. Numerose ricerche hanno dimostrato la validità di questa teoria ma precedentemente, si riteneva che l’origine dei legami affettivi fosse unicamente connessa alla soddisfazione dei bisogni primari del bambino, come la fame e la sete, la necessità di protezione e di cura.

L’amore infantile secondo Freud

Ad esempio, Freud ha sempre sostenuto che ≪L’amore nasce dal bisogno, soddisfatto, di cibo≫. Inoltre, secondo le teorie comportamentiste, la soddisfazione di un bisogno primario diventa un rinforzo; in questo modo, la semplice presenza dell’altro diventa un rinforzo secondario stesso. Questo filone, che dominò a lungo il panorama scientifico, è detto teoria dell’amore interessato, proprio perché le relazioni fra persone derivano dal fatto che per il loro tramite vengono soddisfatti dei bisogni, non sociali in origine.

Tuttavia, le ricerche sono nel tempo andate avanti e hanno approfondito lo studio del comportamento animale; fondamentale, da questo punto di vista, è stato il contributo di Harry Harlow, un primatologo americano che si è occupato di indagare le conseguenze della deprivazione delle cure materne in piccole scimmie rhesus. In questo esperimento la scimmia era allevata all’interno di una gabbia da due madri surrogate, ovvero dei pupazzi: il primo, che permetteva alla scimmia di nutrirsi attraverso un biberon era realizzato con fil di ferro, mentre il secondo era rivestito di un materiale di spugna morbida, che offriva invece un contatto sicuro al cucciolo di scimmia.

Le piccole scimmie passavano la maggior parte del loro tempo aggrappate al simulacro di panno, avvicinandosi all’altro unicamente per mangiare. Dal comportamento mostrato dalle scimmie, si può evincere come la ricerca del contatto e della vicinanza sembrano essere indipendenti dalla nutrizione e dalla soddisfazione che ne deriva. La madre surrogata di panno infatti offriva molto di più: quando era inserito un oggetto sconosciuto all’interno della gabbia, la piccola scimmia si aggrappava immediatamente alla madre morbida e, dopo aver attenuato la sua paura, questa esplorava con cautela l’oggetto nuovo; al contrario, se era unicamente presente la madre metallica, la scimmia rimaneva immobilizzata dalla paura e non procedeva all’esplorazione.

La teoria di John Bowlby

Sarà grazie a questi studi etologici che si svilupperà successivamente la teoria più rilevante nell’ambito della nascita dei legami affettivi, quella di John Bowlby, secondo cui esiste in ogni essere umano un sistema comportamentale specie-specifico volto al mantenimento della vicinanza del piccolo, nei confronti della figura di riferimento. Il repertorio di comportamenti di attaccamento si arricchisce nel corso del tempo grazie a nuovi strumenti di comunicazione e di interazione con l’altro. Per tutta la vita gli esseri umani sviluppano legami di attaccamento, a partire da genitori, fratelli e parenti, fino ad arrivare ad insegnanti, amici e partner. Le relazioni con gli altri definiscono quindi fin da subito il nostro mondo e spesso abbiamo bisogno degli altri per capire le nostre emozioni e sviluppare un senso unitario e coerente di noi stessi.

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