Vaso di Pandora

Un modo di fare gruppo può cambiare un servizio?

In occasione dell’ultimo Seminario del LiPsiM, il 18 luglio scorso (alle 14 e 30) e nel successivo gruppo di psicoanalisi multifamiliare (GPMF), a cui sono invitati a partecipare gli allievi del Master del Laboratorio, si è verificato un evento non abituale. Ad entrambi ha partecipato il Direttore del DSM di Caserta, il dott. Nino De Mattia.

Una settimana prima, mi aveva telefonato il Direttore del DSM di Caserta, chiedendomi di poter partecipare al gpmf del venerdì successivo.

Io gli avevo risposto positivamente, dopo essermi consultato con i colleghi che conducono il gruppo e quelli della Formazione e gli ho proposto, visto che sarebbe venuto a Roma, se avesse voluto partecipare al Seminario del LiPsiM, che avrebbe avuto per tema proprio l’introduzione del Gruppo di Psicoanalisi Multifamiliare all’interno del Servizio di Salute Mentale di Caserta, cioè di una media città italiana. 

In realtà, questa operazione è tutt’ora in corso, però il buon esito di oltre la metà delle attività previste, a mio parere, ci permetteva di aprire una riflessione su quanto accaduto fino a questo momento e di provare a rispondere ad una serie di quesiti che ne potevano derivare. 

Prima di tutto, vi racconto i fatti.

I centri di salute mentale di Caserta

Il DSM di Caserta si compone di quattro Centri di Salute Mentale e di un SPDC, oltre a vari tipi di residenze. I CSM sono situati a Caserta, a S. Maria Capua Vetere, a Piedimonte Matese e a Maddaloni-Macianise. 

Nella primavera inoltrata del 2024, iniziamo a tenere due Seminari teorici introduttivi a tutti gli operatori del DSM di Caserta.

Successivamente, tra giugno e luglio 2024, sono iniziati due GPMF, a S. Maria Capua Vetere, condotto da Assunta Maglione e a Piedimonte Matese, da Andrea Narracci.

L’idea che abbiamo seguito consisteva nell’ipotesi che, una vota acquisita un’impostazione teorica, seppure approssimativa, iniziare a condurre il gruppo insieme ad operatori con esperienza nel campo avrebbe permesso agli operatori dei due CSM in questione di imparare a farsene carico, seguendo il proprio stile di funzionamento. 

I seminari

Nella primavera di questo anno, abbiamo ripreso i due Seminari teorici con gli operatori dei CSM di Caserta e S. Maria Capua Vetere: a luglio è partito con la dott.ssa Maglione, nelle vesti di conduttrice esperta ed a ottobre è previsto che inizi l’altro, che si svolgerà a Maddaloni-Marcianise, insieme al dott. Narracci.

L’idea del Seminario nasceva da un lato come verifica che il disegno complessivo di introduzione del GPMF nel CSM stesse riuscendo, se avesse incontrato difficoltà e di che genere: insomma di sottoporre a riflessione e discussione i passaggi riusciti e quelli problematici dell’operazione stessa; dall’altro di aprire una riflessione sulla possibilità che l’introduzione del GPMF all’interno dei due CSM avesse avuto un impatto sulla attività complessiva del CSM ed, eventualmente, quale o se non fosse stato in grado di aprire un moto di riflessione sulla propria attività in generale.

Al Seminario avevamo invitato a partecipare gli operatori dei due CSM perché proponessero i loro contributi, più o meno critici e altri allievi del Master provenienti da aree campane, in particolare quella di Napoli. Nonché gli altri allievi del Master che provengono anche da aree del nord: Trieste, Varazze, Milano.

La proposta di De Mattia

Mentre cercavamo di coordinare il modo in cui si sarebbero articolati i diversi interventi, è giunta la gradita proposta del Direttore De Mattia di partecipare al GPMF.

A quel punto, io gli ho proposto di partecipare al Seminario, insieme ai suoi operatori e di fornirci ulteriori spunti di riflessione.

La discussione è stata lunga e articolata ed ha toccato vari aspetti.

Di tutti questi, uno mi ha toccato in particolare: una collega del CSM di S: Maria Capua Vetere ha raccontato che un infermiere dalla lunga esperienza le chiedeva se il Gruppo avesse dovuto tenersi proprio nel salone-sala di attesa del CSM, con la conseguenza di bloccare tutte le attività del centro stesso per quanto riguarda il periodo di tempo in cui si sarebbe effettuato il gruppo stesso. A cui ella aveva risposto che: sì, il gruppo avrebbe dovuto tenersi in quell’unico spazio grande, anche con il rischio o, forse, l’opportunità che il Servizio, nel suo complesso, si concedesse un momento di stop e di riflessione.

Io credo che il GPMF possa avere proprio questa capacità: di costringere tutti a fermarsi, a confrontarsi, a tornare a fare lo sforzo di ascoltarsi e a provare a ripartire tenendo conto del parere di ognuno e di tutti e non soltanto di qualcuno.

L’importanza di riaprire le discussioni rimaste a metà

Io penso che il GPMF propone, nella sua semplicità, di riaprire discussioni rimaste a metà e abbandonate, che costringono le controparti a vivere una situazione di “tregua armata”, che non è né di pace né di guerra, che da un momento all’altro può essere nuovamente di guerra e che, invece, per giungere ad una vera situazione di pace ha bisogno della messa in opera di un lungo e spesso complicato lavoro di riflessione e psicoterapia, personale, familiare, di piccolo gruppo, oltre agli interventi farmacologici e riabilitativi.

Il GPMF è in grado di costituire un “campo nuovo di attività” che è in grado di influenzare tutti gli altri, a patto che il messaggio fondamentale che propone, che ognuno ci metta qualcosa per cercare di cambiare la situazione, sia recepito da ognuno dei membri delle famiglie coinvolte o almeno da qualcuno dei suoi membri.

In poche parole, il GPMF introduce prepotentemente la possibilità di esplorare la dimensione psicologica sempre presente nelle situazioni e, generalmente, non sufficientemente presa in considerazione.

Pazienti, familiari e operatori che frequentano i CSM possono rendersi conto che ci sono delle possibilità di cambiare, anche se, contemporaneamente, ci si rende conto che il cambiamento, per avvenire, necessita di molto lavoro e, di certo, non si accontenta di una più o meno convinta dichiarazione di voler provare ad intraprenderlo.

Io credo che la questione che ponga ai CSM, come nei casi su-esposti sia proprio questa:

  1. la psichiatria tende a pietrificare le situazioni, proponendo che il paziente è uno e che è l’oggetto di un intervento che avviene soprattutto attraverso l’uso dei farmaci; la conseguenza di ciò è far credere agli operatori che, se non accade nulla, le cose vanno bene;
  2. la psicoanalisi multifamiliare propone che il problema non è di uno soltanto, il paziente, ma del paziente e di uno dei suoi due genitori; che il problema sta nella relazione tra due persone, che per avere la possibilità di stare meglio, devono attivarsi entrambe, trasformandosi da oggetto di intervento in soggetti della propria trasformazione;
  3. per introdurre la possibilità di svolgere la psicoterapia, è necessario prima costruire un piano di confronto tra tutti gli attori delle situazioni in gioco: pazienti, familiari e operatori, i GPMF, che può rendere meno difficile la partecipazione in prima persona, da parte di ognuno che vive le situazioni patologiche, agli sforzi necessari per trasformarle.

Proprio per questo, introdurre il GPMF all’interno di un DSM costituisce l’opportunità di avviare un lungo processo di cambiamento che riguarda Pazienti, familiari e operatori di tutte le categorie presenti in un DSM.     

Condividi

Lascia un commento

Leggi anche

Nasce Mymentis

L’eccellenza del benessere mentale, ovunque tu sia.

Scopri la nostra rivista

 Il Vaso di Pandora, dialoghi in psichiatria e scienze umane è una rivista quadrimestrale di psichiatria, filosofia e cultura, di argomento psichiatrico, nata nel 1993 da un’idea di Giovanni Giusto. E’ iscritta dal 2006 a The American Psychological Association (APA)

Attualità
Leggi tutti gli articoli
Storie Illustrate
Leggi tutti gli articoli
8 Aprile 2023

Pensiamo per voi - di Niccolò Pizzorno

Leggendo l’articolo del Prof. Peciccia sull’ intelligenza artificiale, ho pesato di realizzare questa storia, di una pagina, basandomi sia sull’articolo che sul racconto “Ricordiamo per voi” di Philip K. Dick.

24 Febbraio 2023

Oltre la tempesta - di Niccolò Pizzorno

L’opera “oltre la tempesta” narra, tramite il medium del fumetto, dell’attività omonima organizzata tra le venticinque strutture dell’ l’intero raggruppamento, durante il periodo del lock down dovuto alla pandemia provocata dal virus Covid 19.

Pizz1 1.png
14 Settembre 2022

Lo dico a modo mio - di Niccolò Pizzorno

Breve storia basata su un paziente inserito presso la struttura "Villa Perla" (Residenza per Disabili, Ge). Vengono prese in analisi le strategie di comunicazione che l'ospite mette in atto nei confronti degli operatori.