Mi accingo a scrivere del prossimo Natale quando sono ancora a fine Novembre. Non è un caso. Ieri infatti ho incrociato l’espressione funesta della cassiera del supermercato di zona che, sollecitata dalla mia osservazione sull’allestimento natalizio in corso, scuoteva la testa senza nemmeno sollevarla. Simbolo di una frustrazione già in essere, inserita in un burn out nascente, più di un mese prima dell’evento. Mi sono sorpresa a pensare che potrei già essere in ritardo sulla tabella di marcia. Auguri, strenne, cene ed aperitivi sotto l’albero si susseguiranno a breve e, come un domino, spazzeranno via l’anno in corso. Finalmente catapultati nel nuovo anno. Stremati, pieni di carta ed oggetti che non avremo tempo di godere.
Il periodo delle feste dura sempre di più
Il pensiero salvifico che spesso si accompagna a questo disorientamento è il proposito di vivere le prossime festività in maniera diversa. Iniziamo da come questo periodo ci viene presentato dai media. Sempre più precocemente compaiono pubblicità di famosi prodotti in confezione natalizia. Scintillio, famiglie felici, gioielli speciali, bambini curiosi e sorpresi dalle meraviglie dell’attesa. Tutto questo mentre molti di noi iniziano ad avere crisi sincopali quando all’orecchio giunge per la prima volta quell’odioso motivetto che un tempo ci faceva sognare e ballare. Osserviamo come i supermercati si riempiano molto prima di leccornie che rimarranno per molto tempo dopo. L’illusione è quella di dilatare il tempo della festa, ma il risultato è la sua negazione in qualsiasi delle sue declinazioni. Da quella tradizionale religiosa, familiare e finanche commerciale. Emblema di una dispersione di senso che annienta e genera stress e che si somma a quello delle maratone quotidiane delle famiglie. Ed il Natale diventa una faccenda da sbrigare come molte altre.
L’attesa del Natale
L’attesa rimanda all’aspettare, al contemplare, al fermarsi. Viviamo tantissimi momenti diversi ma abbiamo la costante sensazione di accelerazione e fiato corto perché siamo detemporalizzati. Con il termine detemporalizzazione il filosofo coreano Byung-Chul-Han intende riferirsi alla mancanza di un ritmo armonico di lentezza e accelerazione. Nella vita moderna si assiste infatti ad un sommarsi ripetitivo di eventi che non diventano esperienza poiché manca la narrazione. In un libro che consideriamo avvincente si crea una tensione narrativa dovuta all’alternarsi di eventi più o meno importanti, periodi selezionati su cui soffermarsi e sfondi diversificati, che tessono insieme una trama di senso. Un elenco di fatti rende la narrazione statica. Analogamente nella nostra vita procedere con lentezza ci consente di operare una selezione di situazioni più o meno rilevanti. Per non aspettarci una ripetizione dell’uguale dobbiamo permetterci di rallentare. Attendere significa lasciarsi sorprendere dagli eventi e non necessariamente programmarli in una sterile cronistoria. Ricordo che le serate più belle con le amiche erano quelle in cui si partiva senza un programma e poi ci si meravigliava di ciò che sarebbe accaduto.
Il segreto è rallentare
Quindi possiamo permetterci di andare piano, di prepararci ad un giorno che per ciascuno di noi, volenti o nolenti, è carico di aspettative, analogamente al compleanno.
Molti di noi ricordano l’esatto momento in cui non hanno più creduto alla magia del Natale. Anche mia figlia di 10 anni ha recentemente confessato di non conservare più questa fede. Dall’anno scorso. Da brava detective molte cose non le tornavano, ma ha taciuto fino a quest’anno e non sa perché. Ho pensato che volesse ancora crederci, avere tempo per preparasi ad una nuova epoca. Quella senza Babbo Natale. Quest’anno non dovrò nascondere i regali per nessuno e non potrò lasciare carote e biscotti vicino all’albero addobbato. Mi impegnerò dunque a trovare un modo per ricreare la tensione dell’attesa.



