Vaso di Pandora

Se tu avessi bisogno di me, io verrei da te, attraverserei i mari per alleviare il tuo dolore                

“Alabama Monroe, una storia d’ amore”  regia di Felix Van Groeningen

Film Belga, uscito nel 2012 con il titolo originale di  “The Broken Circle Breakdown”. Già dal titolo originario, in italiano “la rottura del cerchio spezzato”, si avverte la sensazione di rottura e di non-ritorno sperimentata dai protagonisti, genitori che devono affrontare la malattia e poi il lutto della propria figlia.

Il regista anche attraverso flashback, ci trasporta nei momenti cruciali delle esistenze dei protagonisti : dall’incontro, la nascita della figlia, la malattia e al tragico epilogo, mostrandoci come il cerchio si spezza subito dopo il lutto.

Il film racconta come un legame può spezzarsi nel dolore, affronta con grande sensibilità le conseguenze del lutto sulla vita dei personaggi e della coppia.Un’ interpretazione straordinaria degli attori protagonisti ( Veerle Baetens, Johan Heldenbergh) nel ruolo di Elise e Didier, insieme alla meravigliosa musica che ci accompagna dentro i loro vissuti emotivi.

 Elise ha uno studio di tatuaggi, ha fatto della propria pelle una tela dipinta di momenti salienti della sua vita. Bella, spregiudicata, forte. Si intravede una nascosta insicurezza tra le sfumature delle sue espressioni che la rendono umana e fragile. Didier, innamorato del mito dell’America rurale, è un “cowboy” entusiasta, suona il banjo in un gruppo di musica country. Musicista dallo spirito libero, si rifugia in una rulotte nel giardino della sua casa in campagna, mai ristrutturata, lasciata al tempo che scorre . Sembra essere felice nel suo mondo,  tra le galline. Una spensierata esistenza bucolica contornata da un incontaminato pesaggio fiammingo.

La musica da quando si incontrano diventa il leitmotiv del loro rapporto. Li farà incontrare e innamorare. Si incoraggiano nella scoperta delle loro risorse, il loro amore li rafforza e fa scoprire talenti nascosti. Elise entra nel suo mondo country portando colore e femminilità nel gruppo.

 Iniziano ad esibirsi e l’intesa, il loro rapporto magnetico viene comunicato attraverso i duetti, che li mostrano complici tra le note. La musica è sovrana, gli strumenti acustici coinvolgono lo spettatore e accompagnano le scene.

Nasce Maybelle, sconvolgendo inizialmente gli equilibri. Affrontano insieme i cambiamenti della vita,  rafforzandosi a vicenda, crescendo.  Didier ristruttura la casa di campagna e costruisce il nido per la nuova famiglia. Maybelle cresce libera, spensierata tra la simpatia del gruppo country, le note musicali, piena di amore.

 La notizia del cancro piomba nella vita di questa famiglia come una tempesta a ciel sereno, una raffica in mare aperto, un uragano che porta via con se le sicurezze .

La serenità descritta nelle scene iniziali e il trasporto che lo spettatore prova, fa vivere più intensamente il trauma della comunicazione della diagnosi.

Buckam in “La comunicazione della diagnosi” afferma che dopo aver ricevuto la “cattiva notizia”, si apre una vera e propria crisi esistenziale: tutte le certezze vengono messe in discussione dalla comparsa della malattia, ci si interroga sulla dimensione del tempo, l’identità personale, il tema della vita e della morte, il significato della vita. (Buckam R. “La comunicazione della diagnosi”. Milano: Raffaello Cortina Editore, 2003.)

La frattura esistenziale di una diagnosi implica un ribaltamento di prospettive tra passato, presente di malattia e un futuro non più presagibile.

 L’esperienza traumatica lascia un segno nella storia dell’individuo, disorganizzando la capacità di costruire una narrazione.  La persona si trova a dover fare i conti con  la riscrittura di un copione di vita individuale.

Dopo il dramma della diagnosi, inizia il percorso di cura di Maybelle dove il genitori concentrano tutte le forze sulla figlia, cercando di alleggerirla e farla ridere, nonostante tutto. Indimenticabile la scena del ritorno a casa dall’ospedale:  Maybelle apre la porta di casa insieme ai genitori e trovano i componenti del gruppo musicale, travestiti da animali della savana , che iniziano a intonare la canzone del re leone. Commovente il sorriso della bambina e la dolcezza, il calore di questa grande famiglia, fuori dagli schemi.

Non sempre si guarisce dal cancro (per fortuna molte volte si) questo è il racconto di un lutto e del vuoto che si porta dietro. La scena straziante della notizia della morte di Maybelle, annunciata dal volto de Didier. Non ci sono parole, solo la sua espressione nel guardare la mamma abbracciare la figlia sul letto dell’ospedale. Lì, si intuisce la tragedia, è tutto descritto nel suo volto, il dolore straziante di un genitore che perde il proprio figlio. Non ci sono parole, come non ci sono parole per descrivere quella sofferenza. Va ascoltata in silenzio.

In questi momenti diventa importantissimo un supporto psicologico volto ad accompagnare la persona nell’ elaborazione di quanto successo, una presenza anche silenziosa, che possa accogliere il dolore insopportabile e non descrivibile, che possa aiutare nel processo di elaborazione del lutto il quale  è influenzato da fattori individuali, familiari, culturali, religiosi e sociali ed ha un evoluzione complessa e dinamica, che non sempre procede in maniera lineare.

Kübler-Ross (1976) medico, psichiatra dalle sue esperienze con i malati terminali ha tratto il libro “Sulla morte e sul morire”, dove descrive le fasi dell’elaborazione del lutto: una prima fase di stordimento, caratterizzata da attacchi di angoscia e collera, alla quale segue un periodo di struggimento durante il quale il soggetto sente il bisogno di una ricerca dolorosa della persona scomparsa e manifesta una rabbia impotente che di solito proietta verso l’esterno (nel film descritta bene dalla lite rabbiosa in cui Elise attribuisce delle colpe a Didier per la morte della bambina). La rabbia è funzionale alla successiva acquisizione di consapevolezza, che si manifesta nella disperazione, attraverso la comparsa di uno stato depressivo reattivo .In questa fase la persona inizia a verificare cosa è in grado di fare, ed in quale progetti può investire la speranza, iniziando una specie di negoziato, che a seconda dei valori personali, può essere instauratocon le persone che costituiscono la sfera relazionale del paziente.  La fase seguente, di riorganizzazione, comporta, l’accettazione della nuova realtà con la collocazione affettiva della persona in un luogo interno, meno doloroso e più utile ad una riapertura dei contatti con il mondo esterno.

Ognuno di noi ha dei modi e tempi differenti per affrontare le perdite che vanno rispettati , nella maggior parte dei casi questo ciclo fisiologico di elaborazione individuale,  arriva alla fase finale di interiorizzazione della persona cara, ma in alcuni casi il processo viene bloccato in fasi intermedie, instaurando quadri di lutto complicato.

Il film racconta la drammatica situazione in cui il dolore del lutto è rimasto bloccato nella fase della disperata ricerca angosciante della persona persa, nella fase della rabbia impotente che non è stato possibile elaborare e tradurre in parole. Il lutto ha ingigantito i contrasti. I due protagonisti, persi, non riusciranno a trovare conforto l’uno nell’altro. Il loro sistema di valori non  gli ha permesso di darsi una spiegazione e trovare un senso all’accaduto, infine Elise non riesce in alcun modo a trovare in Didier un conforto e nella coppia nuovi obiettivi per il futuro .

Da una parte Didier, ateo, si lancia in feroce invettiva contro l’America.( la  rabbia impotente proiettata verso l’esterno) dall’altra, Elise attraversa prima un periodo di depressione, cercando conforto nella religione, poi di totale negazione, cercando di cancellare le esperienze vissute lasciando il compagno e cambiando nome, per finire annichilendo del tutto se stessa attraverso il suicidio (l’angosciata ricerca della persona persa e la depressione dovuta dall’impotenza e la consapevolezza di non poterla più avere vicino ). Un’ impossibilità da parte di entrambi di comunicare la loro sofferenza, le loro emozioni e accettare la nuova realtà troppo dolorosa.

Un ultimo duetto, dopo la morte di Maybelle che porta anche la musica a interrompersi. Nulla è più possibile.

Lo spettatore riconosce le loro voci, chiudendo gli occhi, la voce di Elise a tratti spezzata, bellissima; sono due persone sconvolte da un dolore non accettabile, trasformati dalla sofferenza.

Lui la cerca con lo sguardo, ma lei è irraggiungibile, il suo corpo irrigidito e gli occhi un po’ lucidi.  Esprimono entrambi un dolore che non riesce ad uscire, trattenuto dentro, come se non fosse più possibile essere sereni. Didier la osserva da  dietro, di nascosto  e nei suoi occhi si legge tutto il suo amore, si prepara a cantare chiudendo gli occhi: “Allora la notte è passata ed è nato il mattino  e il mattino risplende delle luci dell’amore e ti perderai il sorgere del sole se chiudi gli occhi e questo spezzerebbe il mio cuore.La mia signora è con me ora affinché le mostri come posare le sue mani nelle mie e chi può non essere d’accordo che lei sia uno spettacolo da vedere e un tesoro che il povero può trovare”. Elise ascolta senza guardarlo, non si gira mai.Non può accettare l’idea di un mattino nuovo che risplende delle luci dell’amore, sa che vuole chiudere gli occhi e che questo spezzerà il cuore di lui. Non ce la fa. Didier gli allunga una mano che rimane lì nel vuoto. Nessuna risposta, nessuna mano da stringere. Questo duetto sembra un saluto che Elise fa a Didier, al loro amore.  Fa troppo male anche solo toccarsi una mano. E’ un addio celato, straziante. Elise si tiene la pancia durante quasi tutta la canzone, un gesto istintivo materno che ci rimanda a Maybelle e al vuoto incolmabile che ha lasciato nella loro vita.

 L’elaborazione del lutto di due genitori straziati dal dolore che non riescono a trovare conforto nell’amore assoluto che sentono l’uno per l’altra. Elise prova a inventare un nuovo “sé” cambiando nome in “Alabama” e ribattezza Didier in “Monroe”.“Alabama Monroe” diventa l’ultimo tatuaggio che trova rifugio nel corpo di lei.  Lo incide nella sua pelle .  Ultimo tentativo di fermare un istante per sempre,  immobile, un segno sulla sua pelle. La traccia di una storia d’amore e di un grande dolore,  un saluto prima di lasciare un mondo che non poteva più abitare.

Testo tradotto della canzone “If I needed you”, “Se avessi bisogno di te

 Se avessi bisogno di te, verresti da me,   

verresti da me per alleviare il mio dolore?

 E se tu avessi bisogno di me, io verrei da te

 attraverserei i mari per alleviare il tuo dolore.

Allora la notte è passata ed è nato il mattino  e il mattino risplende delle luci dell’amore

e ti perderai il sorgere del sole se chiudi gli occhi e questo spezzerebbe il mio cuore

 La mia signora è con me ora affinché le mostri come posare le sue mani nelle mie

e chi può non essere d’accordo che lei sia uno spettacolo da vedere

 e un tesoro che il povero può trovare

 Se avessi bisogno di te, verresti da me

 verresti da me per alleviare il mio dolore?

 E se tu avessi bisogno di me, io verrei da te

  attraverserei i mari per alleviare il tuo dolore.

Clicca qui di seguito per vedere a ascoltare il brano in versione originale

Note Bibliografiche
1

BUCKMAN R. (2003)“La comunicazione della diagnosi”, Milano, Raffaello Cortina Editore.

2

Kübler-Ross, E. (1976). La morte e il morire, Assisi, Cittadella.

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