Convegni

Scalare le paure… e le emozioni

Federica Olivieri
16 Novembre 2016
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Scalare le paure… e le emozioni

Una quindicina di operatori del nostro gruppo si sono recati a Roma il 4 e 5 novembre per partecipare al II Convegno del Laboratorio Italiano di Psicoanalisi Multifamiliare.

…tutto ci saremmo immaginati tranne il ritrovarci riuniti in una sala da tango come scenario che ci ha ospitati per l’intera giornata.

…intorno alle 18,30 la sala è stata ulteriormente calata in una nuova dimensione: 150-200 persone, operatori e pazienti, hanno partecipato a un gruppo di Terapia Multifamiliare.

In questo contesto, parlando di gruppo, si applica il concetto sistematizzato da Badaracco e ripreso, ripercorso e vissuto nel panorama italiano da Andrea Narraci di ‘ampliamento della mente’, ovvero il ‘pensare insieme quello che non si può pensare da soli’. A cambiare in tale setting è la modalità del transfert che si trasforma in ‘transfert multipli’, ovvero corrispondenze degli altri in noi. Secondo la tecnica della psicoanalisi multifamiliare si creerebbe un contesto di ‘rispecchiamento metaforico’ all’interno del quale molte persone interagiscono e sviluppano una rete di dialogo capace di interrompere il processo d’identificazione patogena e psicotica, la cui ragione profonda sta nell’essere bloccato in una situazione simbiotica con uno dei genitori, o con entrambi.

Nel GPMF (gruppi psicoanalitici multifamiliari) i familiari, i pazienti, gli operatori, creano gruppi generazionali in cui il paziente è considerato portatore di ‘cultura’. La prospettiva di Narraci tende a includere e potenziare l’aspetto familiare della malattia come aspetto socio-culturale da affrontare in un contesto collettivo.

La prima cosa già importante per Badaracco e promossa da Narraci è il tenere presente che è necessario costruire un piano di profondo rispetto per ognuna delle persone presenti.

Questo si ottiene proponendo due regole base: lasciare che chiunque prenda la parola sia ascoltato con attenzione dagli altri, senza che nessun altro sovrapponga la sua voce a quella di chi sta parlando e invitare tutti a considerare che le opinioni espresse da ognuno hanno lo stesso valore di quelle espresse da un altro e, quindi, che nessuno pretenda di avere ragione. In quest’ottica, con l’aiuto di un coordinatore, vengono limitati i dialoghi serrati tra due persone e viene data la parola a tutti quelli che la chiedono, di modo che la circolazione delle idee sia rapida e ci si avvicini al susseguirsi di interventi basati su «associazioni libere». Quando questo avviene si può assistere al fenomeno della ‘mente ampliada’.

.. la giornata trascorsa al convegno è stata caratterizzata da un susseguirsi di report di gran parte delle regioni del nostro paese, e non solo, dove vengono svolti GPMF.

E’ stato importante scoprire quante realtà hanno iniziato da tempo a lavorare usando questo strumento che alcuni colleghi durante il convegno hanno definito non come un approccio o strumento ma come modo di pensare… un vero e proprio cambiamento di pensiero.

…l’esperienza pratica vissuta in gruppo ha sicuramente suscitato diverse emozioni e reazioni in tutti noi… il ritrovarsi attori nel gruppo che potevano condividere pensieri, parole, paure ed emozioni e nello stesso tempo partecipare come operatori ha sicuramente rafforzato la curiosità e la voglia di potersi sperimentare in questa nuova dimensione.

Narraci spiega che in un gruppo pazienti, genitori/familiari e operatori entrano in gioco tutti e tre, la discriminante tra sano e malato si riduce notevolmente, come se ognuno fosse un esperto in grado di intervenire.

Come se gli operatori acquisissero o potessero acquisire tutta una serie di energie che abitualmente non sono facilmente utilizzabili.

Il gruppo permette ad operatori di formazione diversa di poter interagire insieme e imparare a condividere un atteggiamento nei confronti del disturbo più simile a una sorta di minimo comune denominatore. Narraci parla a questo proposito di una capacità della creazione di una cultura d’intervento tra operatori.

Solo così si può arrivare a costituire un’impostazione condivisa della presa in considerazione del problema, nella sua messa a fuoco e nella formulazione di un progetto.



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