Vaso di Pandora

Racconto di un’esperienza formativa sul campo

L’esperienza formativa in Psicoanalisi Multi Familiare nel Dsmd di Cagliari, avviata dodici anni or sono, che attraverso delle fasi molto articolate ha condotto alla creazione di sei Gruppi di Psicoanalisi Multi Familiari (Gpmf), sta ora sperimentando una nuova e distinta fase e offre spunti di riflessione per possibili percorsi formativi dipartimentali.

Dopo la difficile esperienza della pandemia, durante la quale i Gruppi di Psicoanalisi Multi Familiari (Gpmf), ognuno con varie modalità, hanno proseguito il loro lavoro, nella primavera del 2022 la Direzione del DSM, ha ritenuto importante favorire la diffusione della conoscenza dei Gpmf per tutti gli operatori, di ogni ruolo, in tutti i suoi servizi. E’ interessante sottolineare che si tratta della prima formazione in proposito proposta dal Dsmd, diversamente dalle precedenti, richieste dagli operatori che lavorano nei Gpmf.

Il Servizio Formazione ha contattato il Dr. Andrea Narracci e la dr.ssa Fiorella Ceppi, entrambi del LIPsiM e organizzato un evento formativo Ecm, nel quale i formatori hanno coinvolto M. Luisa La Croce, Francesca Maccioni, Mariantonietta Masia, Germana Orrù, Claudia Piras, Stefania Porcu, psichiatre e psicologhe, nonché conduttrici storiche dei Gpmf cittadini.

L’evento costituito da sei incontri ha previsto la presenza di tutti gli operatori dei vari servizi, suddivisi in modo da consentire la partecipazione di ogni operatore a un incontro. Ogni incontro era costituito da una parte teorica iniziale, a cui presenziavano tutti e successivamente da una sperimentazione della partecipazione al Gpmf per una parte degli operatori, mentre un’altra parte partecipava attraverso la visione in streaming. Al termine del gruppo tutti gli operatori si sono nuovamente riuniti in un Ateneo, cioè in una discussione riservata agli operatori che si tiene successivamente al Gpmf, aperta sia a chi ha partecipato direttamente sia a chi lo ha seguito da remoto.

La prima parte teorica è stata gestita, inizialmente dalla dott.ssa Ceppi e dal dott. Narracci. Successivamente le sei colleghe che lavorano a Cagliari, nei Csm, nella Clinica Psichiatrica Universitaria e nel SPDC, che hanno conseguito il Master in Psicoanalisi Multifamiliare presso il LIPsiM, si sono inserite utilizzando materiale di riflessione proveniente dalla conduzione di Gpmf in corso a Cagliari. 

L’intento del Dsdm ha mostrato come possa essere importante un livello conoscenza e coinvolgimento di tutti gli operatori dei servizi della salute mentale in un dispositivo di cura della patologia grave come il Gpmf.

E’ emerso in modo chiaro quanto il lavoro del Gpmf non riguardi e non stimoli solo i partecipanti e i conduttori, ma in fondo coinvolga, a vari livelli, tutti gli operatori del servizio, comprese le loro relazioni.

L’esperienza a partire dal clima di condivisione creatosi, ha suscitato un vivace interesse tra gli operatori, che hanno espresso un livello approfondito di confronto sulle tematiche delle relazioni patologiche così ben osservabili nel gruppo, ma non solo; ha suscitato molta curiosità la possibilità che nel Gpmf si possano creare “sguardi diversi” sulla sofferenza mentale–per tutti- in una modalità che non aiuti a rimandare ancora patologia.

L’aspetto veramente significativo, ogni qualvolta abbiamo presentato la Pmf, è come in breve mobiliti negli operatori riflessioni che riguardano la complessità dei pazienti, della sofferenza nelle relazioni familiari (le relazioni di interdipendenza patogena nelle famiglie), ma contemporaneamente anche degli aspetti relativi alle dinamiche dei servizi e della “cultura della comunità scientifica” che spesso, scotomizzando la sofferenza che caratterizza le relazioni familiari, alla base della patologia grave, minano la possibilità di riconoscere quella “sofferenza non riconosciuta” -gli aspetti dissociati- che passa così da una generazione all’altra, e arriva come “detriti” senza un nome, al paziente designato.

Detriti che finiscono per essere chiamati solo come sintomi relativi alla patologia del singolo e favoriscono così la “carriera psichiatrica” del paziente. In altre parole rimaniamo sempre un po’ sorpresi come parlare della Pmf, in poco tempo permetta a tutti, operatori e non, di focalizzare insieme e contemporaneamente mettere insieme tra loro, i tanti aspetti relativi alle relazioni, alla sofferenza mentale e alla cura.

Aspetti che non sempre è possibile collegare e collocare nella loro complessità, senza la contemporanea necessità di doversi troppo difendere dalla inevitabile sofferenza mentale.

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