Vaso di Pandora

Netily, la parola del futuro scelta per immaginare una rete di rapporti personali nel mondo dei social

“Le parole danno forma al futuro” è una manifestazione che si è svolta a Trieste il 21 e il 22 febbraio 2025. Ha coinvolto circa 400 fra studenti, dirigenti scolastici e insegnanti, ceo, manager, responsabili delle risorse umane e della comunicazione di grandi aziende, personalità delle istituzioni, del giornalismo, della comunicazione, della scienza e dell’associazionismo. Il tema dibattuto è stato: “Generazione Z e ruolo del linguaggio nel plasmare il futuro”.

Ad organizzarla è stata l’Associazione Parole O_Stili, nell’ambito del settimo Festival della comunicazione non ostile, con l’intenzione di focalizzare argomenti quali la comunicazione intergenerazionale e i nuovi sviluppi dell’Intelligenza artificiale generativa e di promuovere dibattito pubblico a partenza da un primo “Manifesto della comunicazione non ostile dedicato all’intelligenza artificiale”.

Il manifesto originario

La creazione della parola del futuro

Nel corso del festival, il confronto è stato favorito dall’organizzazione di 30 tavoli di lavoro intergenerazionali dedicati a temi di drammatica attualità e, soprattutto, alla creazione di una “parola del futuro” individuata o, meglio, creata per incarnare i valori dell’inclusività, del rispetto e della diversità.

Per gli adulti è stata un’occasione per ascoltare i giovani, conoscerli e apprendere il loro linguaggio che trova nei social dei veicoli di diffusione e di amplificazione che lo modificano e lo condizionano. È stato osservato come i social possano estendere i limiti della conoscenza, ma anche restringerli, così come possano accrescere la conoscenza di altre persone, ma anche impoverirla. Va osservato che la conoscenza umana è sempre stata condizionata dai mezzi di comunicazione, ma i social finiscono per avere un ruolo interattivo immediato con il mondo esterno, a stretto contatto con il nostro mondo interno e all’esterno del contesto sociale in cui viviamo.

La polarizzazione digitale

La polarizzazione digitale, però, finisce per creare aggregazioni, non solo sulla base di conoscenze razionali, ma anche sulla base dell’emotività che amplifica le convinzioni personali.

È stato detto che temi polarizzanti, come ad esempio i vaccini o i migranti, finiscono per diventare questioni di appartenenza emotiva con frammentazione della compagine sociale in nicchie che aumentano a loro volta il tasso di polarizzazione del pensiero.

Riportando quanto dichiarato il sociologo Giovanni Boccia Artieri, vengono innescate dinamiche “tossiche perché, se la democrazia è l’arte del ricomporre le differenze, alzare il livello di polarizzazione rischia di metterla in crisi.”

In un’altra parte dell’intervista, egli afferma: “La disinformazione strutturata per scopi economici o politici, l’uso dell’ironia e dei meme per rendere accettabili messaggi polarizzanti e il rage-farming, che sfrutta l’indignazione per generare traffico” sono tecniche che “inquinano il dibattito pubblico e minano la comunicazione”.

La generazione Z e il cellulare

In questo dibattito si inserisce il rapporto della generazione Z con il cellulare, in un equilibrio complesso tra consapevolezza e vulnerabilità sia per le informazioni e i contatti che lo smartphone può veicolare e sia per i rapporti di dipendenza che si possono creare. Il linguaggio veicolato attraverso gli smartphone finisce spesso per essere parziale e frammentario, reattivo a risposte simmetriche, incapace di portare un contenuto logico a favore di contenuti di disuguaglianza, stereotipi, diversità, oltre che di fakenews, che la società deve essere chiamata a controllare.

Il sociologo Giovanni Boccia Artieri si augura un uso responsabile dell’AI, imparando a interagire con questa risorsa in modo critico. In un altro punti, conferma la validità del fact checking che supporta gli utenti a distinguere tra i fatti e le opinioni.

La salute mentale

Un altro tema dibattuto è stato la salute mentale. Gli organizzatori hanno riportato alcuni dati di un recente studio condotto da Webboh Lab su circa 1.000 giovani tra i 13 e i 20 anni. Da questo studio risulta che il 73,5% dei giovani dichiara di parlare con i propri genitori, ma solo il 14,8% si sente ascoltato, evidenziando una distanza intergenerazionale, che è presente in ogni epoca e che non possiamo non capire, anche per distinguere ciò che dipende dai diversi modi di comunicare, oppure dalle scelte diverse delle nuove generazioni. Si conferma che l’uso massiccio dei social è correlato con l’aumento di ansia, depressione e disturbi dell’alimentazione tra gli adolescenti.

Le aspettative familiari e le ansie legate al futuro lavorativo diventano elementi che rischiano di ostacolare i processi di autonomizzazione e di affermazione personale. Su questi temi, il convegno ha cercato di esplorare un approccio più empatico e meno giudicante, focalizzando le difficoltà sia dei giovani che delle aziende e cercando di individuare strumenti utili per costruire il proprio futuro professionale un passo alla volta, incoraggiando una comunicazione aperta e comprensiva.

La generazione Z e la pornografia

Un altro tema è stato il rapporto tra Generazione Z e pornografia. Lo stesso studio indica che il 52,2% dei giovani dichiara di aver appreso, sulla sessualità da Internet, il 37% dalla scuola, mentre solo il 27,8% si rivolge ai genitori per dubbi in materia.

Non sono mancati contributi positivi come la riflessione sull’importanza dell’ironia e del sorriso come modalità di ridimensionamento delle difficoltà e del trauma e sull’importanza di usare un vocabolario che non giudichi né discrimini, ma accolga e informi su patologie spesso stigmatizzate come, ad esempio, l’obesità. Le parole possono influenzare profondamente la percezione sociale dell’obesità e un tavolo di discussione è stato dedicato a smantellare stereotipi e pregiudizi, fornendo strumenti concreti per comunicare rispettosamente e in modo inclusivo ed empatico, mettendo al centro le persone piuttosto che le etichette.

Netily è la parola del futuro che è stata scelta

Il festival si è chiuso ricordando la creazione della “parola del futuro”: Netily, che unisce la parola “Net” (rete) e “ily” (family)”. Questa parola esprime il bisogno dei giovani di ritrovare una dimensione familiare, perché, anche se iperconnessi, vivono una condizione di solitudine e Netily fa riferimento a una “famiglia” allargata, costituita da persone che possono costituire una rete di supporto che si crea oltre la famiglia biologica.

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