Vaso di Pandora

La psicoterapia di Claudio, parte 6: La piramide di carri armati

Dopo aver elaborato l’identificazione con San Sebastiano trafitto dalle frecce, Claudio sviluppò un nuovo progetto grandioso: smantellare tutti i 5.000 carri armati dell’esercito per utilizzarli come materiale da costruzione di una piramide faraonica da erigere nei pressi di Basilea.

Figura 11 Figura 12


Le immagini 11 e 12 sono tratte dal progetto che Claudio aveva ripetutamente inviato a vari governanti e ambasciatori tra cui il presidente della confederazione elvetica ed il Papa. 

La figura 11 raffigura i carri armati destinati a diventare i “mattoni” della piramide monumentale; la figura 12 mostra invece una spirale ascendente verso il vertice, lungo la quale i 5.000 carri armati avrebbero dovuto essere collocati.

Figura 3 Figura 7

La spirale inserita nel cuneo era un’immagine che Claudio aveva già rappresentato in precedenza (link all’episodio 1) e che qui ripropongo: figura 3, la spirale delle sue reincarnazioni; figura 7, l’intestino del neonato affamato (link all’episodio 3).

La piramide di carri armati, secondo il suo pensiero, avrebbe costituito un segno universale di pace: le altre nazioni del mondo, sull’esempio della Svizzera, avrebbero progressivamente rinunciato agli armamenti e alle guerre. In risposta a questo gesto simbolico, gli extraterrestri sarebbero atterrati sulla Terra per attribuirgli i poteri necessari a porre definitivamente fine alla fame e ai conflitti.

Il mancato interesse mostrato dalle autorità nei confronti del progetto suscitò in Claudio una reazione di intensa collera. Nei giorni successivi egli affermò con convinzione che la propria rabbia produceva disastri e sciagure nel mondo. Attribuì, ad esempio, alla sua ira l’incendio di una fabbrica di biciclette appartenente al presidente della Svizzera, così come le centinaia di vittime causate da un terremoto verificatosi nello stesso periodo in Medio Oriente.

In quel periodo, nei suoi discorsi, i temi della rabbia e della fame erano predominanti e tendevano a estendersi alla realtà esterna, che non appariva più chiaramente delimitata rispetto al suo mondo interno. 

Una sera la madre di Claudio mi telefonò, manifestando una forte preoccupazione sia per l’intensificarsi delle idee deliranti del figlio, sia per il fatto che da mesi rifiutava di mangiare carne, nutrendosi esclusivamente di pane.

Quella stessa notte sognai Claudio che mi porgeva dei pezzi di carne, chiedendomi di cucinarli e mangiarli al suo posto: ciò che per lui risultava impossibile doveva essere compiuto da me. Nel sogno preparavo un fuoco, lo accendevo e disponevo la carne sulla brace.

Alla luce della teoria psicoanalitica contemporanea, tali sogni possono essere intesi come espressioni del soggetto transizionale di Benedetti, che coincide con ciò che Ogden ha descritto come terzo analitico: una soggetto psichico emergente del campo intersoggettivo, distinto dal paziente stesso e dall’analista anche se generato dal loro incontro. 

In questa prospettiva, il sogno può essere letto come un tentativo autonomo del campo analitico di trasformare un contenuto psichico ancora “crudo”, non simbolizzabile e potenzialmente traumatico, in un’esperienza più tollerabile e assimilabile. Il “cucinare” diventa così una metafora di un lavoro di trasformazione che, in quel momento, Claudio non era in grado di svolgere autonomamente.

Dopo questo mio sogno, il paziente iniziò a portare regolarmente sogni in seduta. La circostanza mi colpì, poiché il paziente sosteneva di non aver mai sognato o, quantomeno, di non ricordare alcun sogno, fatta eccezione per un unico episodio onirico risalente all’età di tredici anni.

In quel sogno scendeva in una cantina, dove vedeva un fuoco immenso che lo attraeva irresistibilmente e al tempo stesso lo terrorizzava, poiché sapeva che le fiamme lo avrebbero divorato. Con grande sforzo riusciva infine ad allontanarsene. Quel fuoco enorme del sogno adolescenziale poteva essere letto, retrospettivamente, come una prefigurazione della psicosi: un nucleo incandescente di attrazione e distruttività, impossibile da avvicinare senza il rischio di annientamento.

Contestualmente, e con il consenso di Claudio, decisi di offrire uno spazio settimanale di ascolto anche alla madre, profondamente angosciata dalla condizione del figlio.

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