Storie

Il guerriero seduto

Monica Carnovale
26 Marzo 2015
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Il guerriero seduto

Gm ha 40 anni e lo conosco da circa tre, mentre in passato di lui sentivo solo parlare. Un irriducibile, uno che ti fa faticare, che ripaga con un affetto distorto, perverso, pericoloso. Uno scarto ed un mare di spesa per il servizio pubblico, uno che “deve fare il tre per due” come diceva Zapparoli.

Il tre per due era la definizione usata dal Maestro per farti capire che era necessaria la funzione di “rianimazione, di sopravvivenza” ma che il cambiamento era praticamente impossibile.

Quasi tutte le comunità del nostro gruppo lo conoscono.
Gm oggi ha pianto davanti a me parlando di un compagno di comunita’ che andra’ via dopo tanti anni.
Quel compagno in quel momento era lui, e Gm piangeva pensando che potrebbe prima o poi toccare a lui, che il servizio suo potrebbe legittimamente dire che i soldi sono finiti ed occorre andare dove si spende meno.
Gm ha detto per la prima volta di non voler andare via, ma di voler rimanere lì, con noi, che con noi sta bene.
Non so quanto gli è costata e gli costera’ questa affermazione.
“Monica, il guerriero è seduto”…
Forse il passare degli anni fa sedere i guerrieri, forse c’è un piacere sottile nel dirlo e nel sentirselo dire. Credo però che la terapia sia fatta anche di consapevoli piaceri reciproci.
In questo periodo di grandi disillusioni e di confusione di burocrazia mista ad una recessione che rende assurdi certi progetti terapeutici e ci costringe a sostenerli (dimissioni verso strutture meno care perché meno specializzate, interruzioni di trattamenti per cambiamenti ideologici legati al cambio di responsabile di dipartimento ecc.), persone come Gm ci spingono a credere ancora che il nostro lavoro frutti risultati.
I risultati sono emozioni, relazioni, legami.
Difficili da quantificare, da inserire in una griglia numerica.
Difficili da sostenere di fronte al cliente “servizio pubblico”…
Credo che al CSM inviante basti pensare che da circa due anni Gm non e’ più andato in SPDC.
A volte con linguaggi diversi si fatica a comunicare; basta trovare il modo di farsi capire.



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