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Cultura è Salute?

Redazione
15 Gennaio 2021
2 commenti
Cultura è Salute?

Con la partecipazione straordinaria della Sottosegretaria alla Salute, Sandra Zampa, intervengono il “Premio Strega Giovani” Daniele Mencarelli, l’attore Giuseppe Cederna, il fumettista e regista Sergio Staino, l’attrice e musicista Petra Magoni e la pianista Frida Bollani, il geologo Mario Tozzi Conducono Andrea Satta e Federico Russo medici, artisti e membri del Comitato scientifico del progetto di Club Medici “Cultura è Salute” .

Oggi il mondo è concentrato sulla salute e sulla malattia, sulla pandemia di Covid-19, sui dati epidemiologici, i farmaci, i vaccini. La cultura, lo spettacolo, il teatro ed i concerti sono messi all’angolo dalla contagiosità del virus. Ma pur comprendendo la necessità delle attuali misure restrittive, sappiamo che l’arte riduce le distanze e ci mantiene umani.

Ci domandiamo: Se la società rinunciasse alla cultura, gli individui potrebbero essere più esposti alla malattia o guarire più lentamente? Esponenti del mondo della cultura e della salute, risponderanno a tali interrogativi nel corso dell’evento in streaming, promosso da Club Medici, dal titolo “Cultura è Salute?”, in programma venerdì 22 gennaio alle 17.00, per guardare oltre l’attuale crisi ed attivare concretamente una profonda riflessione sull’intreccio virtuoso tra arti, cultura, salute e benessere.

Dice Ester Dominici, responsabile del progetto “Cultura è Salute”: “Si tratta del numero 0 di una serie di eventi che l’Associazione Club Medici ha in programma di realizzare nel corso del 2021 per dare voce e mettere in valore tutti quei soggetti che operano con le arti e la cultura per la cura e il benessere dei cittadini.

Il Portale www.culturaesalute.it, strumento principe del progetto, sta costruendo la prima rete nazionale tra tali realtà per valorizzarne le best practices, sia nell’ambito delle arti e della cultura come forma terapeutica, sia come strumento formativo per gli operatori sociosanitari, sia come autoterapia per i professionisti della salute e per l’umanizzazione dei luoghi di cura.


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2 risposte.

  1. Pasquale Pisseri ha detto:

    E’ bene innanzi tutto chiederci cosa intendiamo per cultura. Per Francesco Bacone è “la georgica dell’anima”; e di fatto impieghiamo identico termine per la cultura intesa come attività e caratteristica dell’animo umano, o invece come la coltivazione di un campo.
    Parliamo dell’attività formativa o del prodotto di questa formazione? A me sembra dell’uno e l’altro: senza contraddizione, sulla base di ciò che è acquisito si innesta continuamente la nuova formazione.
    Questo processo può acquistare una dimensione collettiva, e il termine “cultura” trova allora un’altra connotazione: indica l’insieme di cognizioni, credenze, postulati più o meno consapevoli, prescrizioni esplicite o implicite, usanze e costumi ammessi (o tollerati come minoritari e magari pittoreschi) che sono propri di un gruppo sociale, su base nazionale, sovranazionale (Occidente, Islam), o infranazionale: parliamo allora di subcultura.
    Ma l’iniziativa di cui ci occupiamo propone il termine in una accezione più ristretta: vuol riferirsi ad attività culturali di tipo umanistico, ben distinte da quelle di tipo tecnico specializzato che per definizione sono patrimonio di ristretti gruppi di studiosi – operatori . L’attività di questi ha trasformato il mondo, proponendo anche nuovi ambiti di riflessione alla cultura umanistica: basti vedere quanto dà da pensare al filosofo e a tutti noi il dilagare – ancor più impetuoso sotto la sferza del COVID – delle comunicazioni online sviluppate da portatori di culture tecniche: esempi di homo faber più che di homo sapiens.
    Sale di concerto, aule di conferenze, biblioteche, librerie anche digitali (di nuovo l’incrocio con la tecnica!), musei: luoghi importanti per tutti noi, per mantenere una prospettiva più ampia di quella dei compiti quotidiani, per “capire” meglio quanto ci accade inevitabilmente o quanto invece è frutto di altrui arbitrio. “Questa” cultura può dunque avere anche una valenza e funzione politica: pur se non ci incoraggia l’esempio di una Germania che dopo averci dato musicisti da Bach a Wagner e all’austriaco Schonberg, scrittori da Goethe a T. Mann, filosofi da Leinbiz a Heidegger, è ugualmente caduta nelle mani di un pittorucolo poco colto. Forse meno rischioso il meno ambizioso empirismo inglese, non incline a Weltanschaaung totalizzanti? Ma il discorso si farebbe lungo.
    Un rischio meno drammatico (ma non sempre) è che le attività culturali in questo senso limitativo divengano un connotato di privilegio, di superiorità superciliosa che allontana chi se ne sente escluso: è un vissuto di tanti americani ignoranti e frustrati che anche per questo, credo, si sono avvicinati a un figuro come Trump.
    Ma, detto questo, le attività culturali non direttamente finalizzate a un risultato da conseguire sicuramente fanno bene, favorendo una miglior padronanza delle situazioni e circostanze in cui la vita ci getta: sono rasserenanti per questo e anche perchè ci danno una pausa dalle cure quotidiane, non ci richiedono un rendimento nè una immediata responsabilità; in questo senso si vede un parallelo con il gioco.
    E non occorre dimostrare ciò che è evidente: l’intreccio, pur complicato, di influssi reciproci fa mente e soma.

  2. federico russo ha detto:

    saggie queste note, mi trovano d’accordo. Grazie del commento.

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