Vaso di Pandora

Che la poesia possa divenire un viatico

C’era una donna seduta in una stanza, dove c’ero anche io, insieme ad altri. E un uomo, al centro, ci ha chiesto: raccontatevi con i versi di un poeta. 

Non leggo poesie, ha risposto la donna. 

Lui le era seduto di fronte e ha atteso che lei dicesse qualcosa di sé, per come era in grado. 

Quell’uomo sembrava venuto da un altro mondo, non il mio dove tutti corrono e non si fermano; a tutti ha offerto caffè e dolci, senza far sentire che stava perdendo tempo, o che aveva qualcosa di meglio da fare. 

Viatico

E poi, quell’uomo che sembrava venuto da un altro mondo, si è presentato leggendo la lirica “Viatico” di Clemente Rebora: 

O ferito laggiù nel valloncello
tanto invocasti 
se tre compagni interi
cadder per te che quasi più non eri. 
Tra melma e sangue 
tronco senza gambe 
e il tuo lamento ancora, 
pietà di noi rimasti  
a rantolarci e non ha fine l’ora, 
affretta l’agonia, 
tu puoi finire, 
e conforto ti sia 
nella demenza che non sa impazzire, 
mentre sosta il momento 
il sonno sul cervello, 
lasciaci in silenzio 
Grazie, fratello.

Quella donna non lo ha ascoltato leggere, non poteva. E non ha ascoltato nemmeno gli altri, dopo di lui. Voleva alzarsi, lasciare la stanza, lasciare il caffè che avrebbe desiderato dolce e invece ha chiesto amaro. 

Lui è stato bravo ad attendere; e sono stati accoglienti anche gli altri presenti nella stanza che le hanno prestato i loro versi, le loro poesie. 

E quella tensione, umana, carica di ansia, si è smorzata come nella poesia di Rebora, in quel finale che rende gli uomini fratelli nel dolore. 

Per viatico, s’intende tutto ciò che è necessario per chi affronta un viaggio, ma è anche il conforto, la consolazione per la durezza del cammino e qui, nei versi di Rebora, il saluto e il congedo estremo. 

Nei percorsi di cura in comunità, nei gruppi di psicoanalisi multifamiliare, si diventa fratelli e sorelle nel dolore.  

La poesia, con la sua capacità di esprimere emozioni, pensieri e riflessioni profonde, può offrire conforto, ispirazione e nuove prospettive, aiutando a navigare le sfide e le esperienze che la vita presenta. 

A quella donna che alla fine si è permessa di ascoltare, e ha potuto piangere i suoi dolori, auguro che la poesia possa divenire un viatico nel percorso della vita. Lo auguro a lei, e a tutti. Alle donne e agli uomini. Ai giovani e ai meno giovani.

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