“Primitiva” è un progetto promosso nell’ambito dell’iniziativa Ceramicabili che si sviluppa negli spazi del prestigioso Museo Archeologico Màr, ospitato nella quattrocentesca Loggia del Castello Nuovo, all’interno del complesso monumentale del Priamar di Savona.
Il filo conduttore dell’allestimento, fortemente ispirato alla particolarità degli spazi e alla storia del museo – che conserva suggestive aree di scavo a vista e un’antica necropoli bizantina (IV-V sec. d.C.) – è la ceramica, in particolare il grès, lasciato nel suo colore naturale e, laddove necessario, impastato con caolino per accentuarne la durezza e le tonalità del bianco.
L’esposizione, che raccoglie prevalentemente opere realizzate nell’ultimo biennio, si apre al primo piano con la figura di un angelo che svetta con una sola ala-bandiera, collocato davanti a una vetrata ad arco affacciata sul mare.
L’angelo, in qualità di intermediario fra passato e futuro, cielo e terra, maschile e femminile, accompagna come una guida al piano terra del museo, dove nelle roccaforti sono collocate figure femminili in parte antropomorfe e oggetti con prevalente funzione di contenitori. In alcuni casi essi raccolgono e proteggono antichi reperti di mare, forti e fragili come la pietra a mare del Priamàr.
Sui muri in pietra quattrocenteschi viene proiettato un breve video che testimonia un’esperienza di fruizione creativa vissuta dall’artista stessa. Essa ci ricorda che “tutto si vive con il corpo” e stimola indirettamente una possibile fruizione movimentata dalla sensorialità corporea.
L’inclusione sociale come tema centrale del progetto “Ceramicabili”
La figura iniziale dell’angelo guida, dal titolo “Tutti diversi, tutti uguali”, richiama il tema centrale del progetto Ceramicabili: l’inclusione sociale e l’apprendimento dalle diversità; la sezione della mostra al piano terra è presentata con il titolo “Cuore come causa”.
La parte conclusiva dell’esposizione dove viene narrata la storia della“ stanza dell’ascolto”, del “seggio della saggezza”, e della “ veste della gentilezza”, è collocata nel suggestivo sotterraneo sottostante il baluardo di Santa Caterina (1683). Una scalinata articolata su più rampe porta il visitatore a scendere sotto la falsabraga occidentale di Santa Caterina e ad accedere ai grandi ambienti, fortemente evocativi, dove è possibile osservare il cinquecentesco baluardo.
La particolarità del luogo ben si adatta al racconto, ispirato dal decimo capitolo del Sutra del Loto. È il racconto delle caratteristiche salienti e imprescindibili per lo sviluppo della umana interiorità:la dimensione dell’ascolto di sé, dell’altro, del luogo e delle loro interrelazioni; la dimensione della saggezza relazionale; la dimensione della gentilezza, dell’accoglienza dell’altro come riferimento fondamentale di ogni processo di ricerca.
Se una sintesi si vuole proporre, è ben rappresentata dalla frase: “i luoghi come le persone e la natura ci abitano” nonostante l’illusione inversa.
“Un gioco di reciprocità, tu guardi, loro ti guardano, ti interrogano e ti sollecitano ad abitare la vita e ad usare l’immaginazione per creare o ri-creare tutto ciò che manca”afferma l’artista.
Primitiva
L’osservazione – spesso amara – di una crescente disconnessione, nella nostra società, tra lo sviluppo delle tecnologie, dello studio e della ricerca in molti ambiti del sapere e l’attenzione rivolta alle qualità specifiche e peculiari dell’umano, quelle che ci appartengono dalle origini, mi ha condotto a esplorare i possibili punti di vista sulle “matrici” del nostro vivere attraverso ciò che più mi appassiona: il dare forma alla materia, in particolare alla terra.
Il titolo del lavoro, “Primitiva”, si è imposto da sé, senza lasciarmi alternative.
La forbice sempre più acuta fra conoscenze tecnologico-scientifiche e saperi antichi, radicati in memorie ancestrali, accentua la dicotomia fra le diverse aree della conoscenza e, probabilmente, anche fra le nostre esperienze.
L’essenza della primitività – senza ignorare le sue zone d’ombra fatte anche di violenza e aggressività – mi appare contraddistinta da unicità, autenticità, collaboratività, inclusività e connessione alla vita: caratteristiche emerse alle origini della nostra esistenza per necessità di sussistenza nella lotta alla sopravvivenza.
Francesco Comelli (2025) pone in evidenza il valore della “necessità del bene”, “il cuore segreto”: entrambe espressioni di uno stato mentale buono e costruttivo, caratterizzato da una forza d’amore e di ricerca della bellezza. La teoria del cuore segreto evidenzia quanto possano “far paura” non solo i sentimenti legati alle pulsioni aggressive – rabbia, opposizione, aggressività – ma anche i sentimenti costruttivi dell’amore e dei suoi aspetti vitali e rigenerativi.
Il titolo da me scelto, “Primitiva”, evoca e desidera incarnare una serie di archetipi che, in quanto tali, ci rendono accessibili caratteristiche universali che già possediamo. L’iniziativa si propone di indagarle attraverso il legame specifico fra l’opera proposta, il luogo che la ospita e lo sguardo di chi la osserva.
Mi piace immaginare il tutto come “un unico corpo: opere, spazio espositivo, creatori, fruitori”. Da qui nascono le possibili domande: che cosa ti dice il mio lavoro? Che cosa dici a te stesso attraverso di esso?
Gli scambi, i dialoghi, le esperienze fra le persone che la mostra intende proporre e stimolare, auspicano l’avvio di un’esperienza culturale condivisa, capace di sollecitare i “significati possibili” della fruizione estetica: il legame fra prodotto artistico, visitatore, luogo della visita e artista.
Le proposte laboratoriali sul movimento, il ritmo, il gesto, rappresentano ulteriori opportunità per avviare possibili dialoghi con la propria interiorità.
L’apprendimento attraverso l’esperienza del dialogo interiore
L’allestimento di “Primitiva” e l’opportunità di scendere nello “spazio-tempo” del Santa Caterina aspirano a rappresentare un apprendimento attraverso l’esperienza del dialogo interiore, sollecitato dall’incontro con le pietre, con la materia, con il colore bianco, accompagnato dal silenzio: l’abile “portinaio” della nostra interiorità.
“Primitiva” si propone di dialogare sulla natura degli oggetti, di esplorare il legame fra l’oggetto e il soggetto che lo guarda e soprattutto, quanto questa relazione possa trasformare gli oggetti in “soggetti intermediari”, dotati di una propria natura, in accordo con i materiali di cui sono fatti e i luoghi in cui sono collocati che conservano impresse nella loro storia tracce di memorie passate.
Lo spirito poetico degli spazi del Museo Archeologico di Savona potrà accogliere lo sguardo di forme che non hanno soltanto il compito di essere guardate, ma anche di guardare e interrogare a loro volta il visitatore. La particolarità del contesto sollecita e facilita il ricorso ai poteri arcaici della creatività: sintesi, unione, identità, intermediarietà; tutti abili precursori della costruzione dei legami umani.
La potenzialità della trasformazione è ciò che accomuna e contraddistingue tanto l’insegnamento dell’arte quanto la cura: entrambe hanno il potere di far progredire l’essere umano verso la crescita, la sicurezza, la fiducia, la speranza di poter riavvicinare e sintonizzare le classiche dicotomie: corpo/mente, cultura/ambiente, materia/spirito, costruzione/distruzione.
“Primitiva”, che sta già sviluppando una propria autonomia, per sua natura cerca di collocare il particolare nell’universale ed è più attenta a ciò che sente rispetto a ciò che le viene raccontato. Conosce la transitorietà di tutti i fenomeni e sa che l’espressività di sé le è necessaria per poter giungere a una padronanza interiore e quindi a un pensiero autonomo, indipendente, quanto più possibile libero e desideroso di apprendere.
La scelta del bianco
Il bianco è il colore che Primitiva sceglie: somma o combinazione di tutti i colori, ma anche sinonimo di luce, purezza e apertura verso i nostri sentimenti e l’ascolto del profondo.
Primitiva attribuisce particolare importanza al cuore, organo posizionato fra il cervello e la parte inferiore del corpo, sede tradizionalmente riconosciuta del nostro mondo affettivo e luogo di intermediazione tra le funzioni cognitive della mente e le funzioni strutturali delle viscere. È dalla necessità di sottolineare la centralità di questo organo e delle sue funzioni che molti lavori presentati in mostra recitano il titolo: “Cuore come causa”, richiamando alla memoria la filosofia di Saint-Exupéry.
Con Primitiva ho tentato di evocare la dimensione del proto-mentale, interpretata come una condizione che, riproducendo l’antico legame fra il feto e l’ambiente del suo sviluppo – il liquido amniotico e le pareti dell’utero materno – sottolinea l’irriducibilità del legame dal tempo e dagli spazi in cui l’essere umano vive.
Gli spazi che ospitano Primitiva, le rocce, il mare, il cielo, la terra sono gli stessi elementi che, con l’aiuto del fuoco generano grès e terracotte.



