Nella ricerca della felicità, che rappresenta un dovere morale per ogni terapeuta, ci si imbatte nella gentilezza: un insieme di sentimenti elevati che includono bellezza, sensibilità, generosità e dolcezza. Guido Guinizzelli, nella seconda metà del XIII secolo, così descriveva la nobiltà d’animo: “Al cor gentile rempaira sempre amore.” La gentilezza del cuore veniva definita come un insieme di qualità non più ereditarie, ma relative al valore della persona, frutto dell’esercizio della virtù.
Cosa si intente per cuore gentile?
Ma cosa si intende per “cuore gentile”? Con il Dolce stil novo, per la prima volta, l’essere gentile non dipendeva più soltanto dall’appartenenza ad una stirpe nobile, ma da caratteristiche d’animo come cortesia, garbo, delicatezza e sensibilità.
Il 13 novembre si celebra la giornata della gentilezza, un’occasione rara e importante per ripensare a questo valore. Valore che oggi più che mai si contrappone e funge da antidoto all’aggressività, alla rabbia e alla povertà spirituale ed intellettuale. Un modo delicato di approccio alla vita e all’altro può aiutare a contrastare gli effetti dello stress, a vivere secondo natura e a prendersi cura della vita in tutte le sue manifestazioni. Potremmo restare sorpresi contando quante volte in una giornata siamo sopraffatti da sentimenti rabbiosi e tentazioni di scontro con l’altro, spunti di risentimento, insofferenza o malumore. Se proviamo invece a salutare con garbo, a rispondere all’altro in maniera gentile, ci meraviglieremo dell’effetto sortito.
Gentilezza richiama gentilezza ed inoltre attrae i buoni sentimenti. Secondo Guinizzelli infatti, il cuore gentile è il più adatto ad accogliere l’amore; potremmo anche aggiungere che rappresenta un viatico verso la felicità. Infatti, ampliando il concetto di gentilezza alle nobili virtù, possiamo fare riferimento alla generosità e al suo effetto positivo sui circuiti cerebrali della gratificazione. Come riportato dal “Corriere Salute” del 10 novembre, quando spendiamo soldi per gli altri anziché per noi stessi, aumenta l’attività di aree cerebrali associate all’empatia e alla felicità.
I tanti messaggi di gentilezza nella cultura pop
Un ricordo legato alla gentilezza è una frase pronunciata dalla madre di Cenerentola prima di morire nella versione del film del 2015: “Sii gentile ed abbi coraggio.” Questo invito rappresenta un lascito importante, incoraggiando un approccio sensibile ma deciso alla vita. È interessante notare che in realtà si tratta di una frase scritta da Anna Frank sulla copertina di uno dei suoi quaderni.
Franco Arminio, nel suo libro “Cura dello sguardo”, a mio parere offre una visione rivisitata della gentilezza attraverso il concetto di limpidezza. Arminio contrappone l’esercizio del “fare chiarore” alla miseria spirituale di coloro che “non cambiano mai il ramo su cui stanno appoggiati”. Essere limpidi significa espandersi: “ogni gesto può essere un poco più ampio, può darci e dare qualcosa di più.” In questo modo, Arminio condensa la gentilezza, i suoi affetti sensibili e il coraggio, invitandoci ad aumentare l’estensione dei nostri sensi e a non accontentarci di una cortesia di facciata.
La gentilezza dunque si rivela essere non solo un valore morale, ma una via essenziale verso la felicità, incoraggiando relazioni più profonde e autentiche con gli altri.