Il quotidiano “Il Foglio” annuncia una interessante innovazione editoriale: quattro pagine scritte abitualmente dalla AI. Non so se sia una novità assoluta oppure mutuata da altri editori: è in ogni caso importante, poiché l’articolo di giornale è rivolto a formare opinione, con i conseguenti risvolti sociali e politici. La notizia può essere vissuta in vari modi: un tentativo di integrare questa novità inquietante mantenendone il controllo; oppure l’ulteriore tappa verso la resa ad essa, destinata a sostituire in tutto l’intelletto umano. I proponenti ritengono possibile una interazione dialettica fra i due attori interessati, giornalista e AI: è possibile impostarla nel modo che si ritiene adeguato, eventualmente riservarsi di approvare o meno il suo prodotto, e al caso farlo riscrivere.
I problemi dell’utilizzo dell’AI nel giornalismo
Una delle prospettate capacità di questo strumento è quella di riassumere discorsi; e qui entra il discorso della soggettività dei riassunti, implicante anche la scelta dei punti ritenuti salienti o meno, nonché dello spazio riservato a ciascuno di essi e sulle relative riflessioni e deduzioni
Un problema basilare è l’attribuzione di responsabilità, anche civile, dei contenuti, fermo restando che una totale obbiettività non è mai conseguibile. Come problema di base, esso non è nuovo; ma va riesaminato alla luce di queste novità.
Posto che la responsabilità sui contenuti del prodotto informativo non può essere elusa attribuendola alla AI, è possibile che essa venga in qualche modo annacquata, attribuendo alla macchina una sorta di libero arbitrio? Essa deve recepire la posizione di chi l’ha attivata, oppure ha un qualche spazio per prendere la “sua”? Se lo fa, ciò implica una spinta motivazionale e dunque sorta di emotività? E di coscienza? E di etica? Può divenire una specie di soggetto? Stranamente, sembra sia capace di ironia, di quella operazione cioè che nell’esporre una posizione ne prende le distanze. In linea generale, sembra capace (almeno oggi) di riprodurre, non di creare: anche perché la creazione richiede una spinta emotiva di cui la macchina non pare capace.
Legalità e deontologia
A fianco dei problemi tecnici da affidare ai tecnici, emerge dunque una serie di problemi di legalità e deontologia. A questo proposito, Zuckerberg – creatore di Facebook – ha invitato ad abbandonare “inutili questioni etiche”; questioni che tuttavia si moltiplicano con lo svilupparsi della AI. Cambia in ciò le regole del gioco? Risalire la catena delle scelte etiche può esser complicato.
Si può aggiungere un timore di alcuni: l’eventuale estendersi di questa metodologia potrebbe comportare compromissione dell’occupazione per la categoria dei giornalisti? A me questa possibile preoccupazione parrebbe infondata. Certo, in passato ogni incremento dell’intervento della macchina ha causato riduzione dell’intervento umano diretto: ma ai fini dell’occupazione ciò è stato compensato: dalla necessità di nuovi addetti alla costruzione e manutenzione delle macchine; e dalla riduzione di costi e prezzi con conseguente aumento della richiesta. Si è verificato agli inizi della rivoluzione industriale, quando il timore di un prospettato rischio di disoccupazione ha per qualche tempo allarmato i lavoratori e alimentato il movimento di protesta noto come luddismo.
Gli ulteriori sviluppi nel digitale
Più serio e fondato un altro possibile timore, che fra l’altro non riguarda soltanto l’attività editoriale e soltanto la AI, ma tutto l’impetuoso sviluppo del digitale: il formarsi di una casta di imprenditori, alcuni dei quali divengono dei veri sultani dotati anche di potere politico: spesso informale e occulto, come per uno Zuckerberg, ma ormai formalizzabile come sta accadendo con Musk. Problema non nuovo: si è verificato con la stampa. Non dimenticando il ruolo delle gazzette nello stimolare il movimento di opinione che ha portato alla Rivoluzione francese, ricordiamo che molto tempo dopo ma anche molto tempo fa il grande Orson Welles nel film “Citizen Kane” definiva la stampa “quarto potere”, che si aggiungeva ai tre poteri teorizzati da Montesquieu – legislativo, esecutivo, giudiziario – riuscendo variamente a condizionarli.
Credo proprio che qualcosa di simile stia accadendo ora: difficilmente il potere statale riesce a controllare questo potere informativo, anche perché queste aziende sono sovranazionali, mondiali o quasi (l’area cinese sta a sé, con aziende come Tik Tok).
L’importanza dell’etica
Potremmo star tranquilli se questi personaggi avessero comportamenti eticamente impeccabili: ma pare non sia esattamente così. L’importante rivista di economia Fortune in un recente articolo dà un quadro inquietante di una fra le più importanti aziende nel campo: PayPal, nuova e indiscutibilmente utile valuta di scambi e pagamenti, collegata con Ebay che si occupa di compravendita di oggetti. La rivista dipinge impietosamente e provocatoriamente i due cofondatori, Levin e Thiel; questi esibirebbe “la stessa sicurezza di Michael Corleone” (sic!), e anche l’abbigliamento dei due, vistoso e arrogante, lo ricorderebbe.
I due hanno creato di tutto, aziende di investimento, filantropiche, produttrici di batterie solari, di auto elettriche, imprese che puntano a colonizzare Marte, compagnie che supportano internet: dozzine di imprese che valgono circa 30 miliardi nuova generazione di ricchezza e potere. Puntano a impadronirsi anche di attività già avviate, come istituti bancari. Immaginano una valuta basata sul web, atta minare le strutture fiscali governative. Thiel è nella direzione dell’Istituto Singolarità, che punta alla fusione di uomo e struttura digitale. Si occupano anche dei progetti di sopravvivenza in condizioni di ibernazione. Come si vede, un po’ di tutto. Dalla descrizione che ne dà la rivista, esiste un quadro fatto di notevole spirito di iniziativa con ricorso frequente al capitale di rischio, organizzazione aziendale orizzontale con apertura al contributo di tutti e specie di giovani non ancora qualificati (ferma restando l’autorità del capo); ma anche notevole spregiudicatezza.
I rischi dell’AI nel giornalismo
Metodologia, parrebbe, feconda di sviluppi e tuttavia anche di potenziali rischi e anche di contrasti. Di fatto, si è avviata una guerra senza esclusione di colpi fra Thiel e Musk; pare che questi abbia perso (si è rifatto ampiamente in altri campi).
Fortune definisce, a questo punto, ben consolidata la Mafia Pay-Pal. Definizione eccessiva? Non lo sappiamo. Certo però che l’estrema eterogeneità delle iniziative depone per un tipo di attività non tanto volto a sviluppare attività produttive quanto di tipo speculativo, con acquisizione di denaro impiegato per produrne altro e così via in un circolo (virtuoso? vizioso?). E quanto accade ha dei punti di somiglianza con l’impetuoso e spregiudicato sviluppo industriale USA, a suo tempo guidato dai c.d. “baroni ladri”.
Tornando al tema generale, gli impetuosi sviluppi in ogni campo della AI: le possibili perplessità riguardano dunque due aspetti diversi ma necessariamente integrati: la grande, forse eccessiva, potenza di nuovi strumenti tecnici dotati di una eventuale temuta capacità decisionale; e il ruolo rivestito nella gestione di essa da una nuova generazione di imprenditori capaci e iperattivi, però magari un po’ svelti di mano. È forse necessario, forse superfluo l’invito a evitare due eccessi opposti: entusiasmi acritici, oppure timori del nuovo, di stampo vagamente paranoicale.



