Studi e ricerche

Tumori: ‘socializzare’ sogni per aiutare depressione pazienti

Pasquale Pisseri
25 Settembre 2013
1 commento
Tumori: ‘socializzare’ sogni per aiutare depressione pazienti

Interpreto sogni per incarico di Dio. Sia la fortuna benigna

commento alla notizia (Adnkronos Salute 23 set.) di P. Pisseri

In questa esperienza – per quel che se ne può desumere da una sintetica notizia – paiono confluire due filoni: quello dell’auto-aiuto, che fonda un effetto terapeutico sulla condivisione del problema o di vere tragedie personali, e quello della lettura dei sogni nell’ambito di una terapia. Quest’ultimo è un approccio tutt’altro che nuovo, anzi risale a ben prima della nascita della psicanalisi.

E’ visibile in un museo Egizio, non so quale, l’insegna di un interprete di sogni a Menfi, messaggio pubblicitario in caratteri greci e quindi ascrivibile all’epoca del dominio greco – macedone: “Interpreto sogni per incarico di Dio. Sia la fortuna benigna. C’è un cretese che li interpreta”.

I Greci avevano un Dio del sogno, Oneiro, e nella attività terapeutica dei templi di Asclepio, e in particolare ad Epidauro, il sogno aveva un ruolo centrale. Per attenderlo il paziente giaceva nella Kline, e giungeva il sogno terapeutico, che egli trascriveva. Non erano i sacerdoti a interpretarlo, anche perchè il paziente poteva svegliarsi già guarito.

Anche in epoca cristiana i sogni sono accreditati di un contenuto di possibile verità. Agostino esprime una forte ambivalenza nei confronti del sogno, che considera espressione di un’anima non ancora purificata (concetto in fondo non molto lontano da quello di “Es”), e nella sua maniera tormentata cerca criteri che consentano di distinguere i sogni “veri” – come quello in cui la madre gli annunzia la conversione – da quelli “falsi”, principalmente a contenuto erotico.

In età moderna la fortuna del sogno ha subito una lunga eclisse: il sogno è stato guardato con diffidenza come appartenente all’area dell’irrazionale, del non verificabile, del non ripetibile in quanto privato e personale. Si è dovuto aspettare Freud perchè se ne ritentasse una lettura inseribile in una concettualizzazione teorica ritenuta scientifica.


Una risposta.

  1. Tiziano ha detto:

    L’insegna a cui fa riferimento il dr Pisseri si trova al Cairo, Museo Copto.

    Riferimenti
    -Il sogno come terapia: antica incubazione e moderna psicoterapia
    Di Carl A. Meier – p.58
    -IDENTITÀ CULTURALE, ETNICITÀ,PROCESSI DI TRASFORMAZIONE A CRETA FRA DARK AGE E ARCAISMO – Per i cento anni dello scavo di Priniàs 1906-2006 Convegno di Studi (Atene 9-12 novembre 2006)
    a cura di GIOVANNI RIZZA – p. 215

    ——————–
    Non mi pare un azzardo considerare il sogno, per certi aspetti, una specie di auto-terapia, il sogno guardiano del riposo: ripenso all’angosciante racconto di Ballard “Cubicolo 69” in cui, le “cavie” di un centro sperimentale, dopo un’ operazione all’ipotalamo sono stati privati della capacità di dormire e dopo molti giorni di veglia permanente arrivano alla pazzia, immaginandosi racchiusi in una stanza che diventa sempre più piccola. Il cervello privato di sonno e di sogni non è più in grado di “filtrare la realtà” che fluendo in dosi eccessive e continue ammala di follia le menti.
    Lo hanno capito anche le macchine di Matrix che il sogno è una terapia del mondo, dopo aver preso il sopravvento sull’uomo, riducendolo ad una pila-larva, immersa in un sonno permanente, ne hanno circondato l’immaginazione con l’inganno di una iper realtà quasi perfetta in cui il desiderio è realizzato e non esistono più ostacoli fisici, un parossismo della canzone di Cenerentola “[i]I sogni son desideri chiusi in fondo al cuor nel sonno ci sembran veri e tutto ci parla d’amor se credi chissà che un giorno non giunga la felicità… non disperare nel presente ma credi fermamente e il sogno realtà diverrà![/i]” Ma arriva Neo a rompere le uova nel paniere infrangendone i canoni.
    Se davvero come in “Until the end of the world” avessimo a disposizione un aggeggio per registrare i nostri sogni e rivederli su uno schermo potremmo inventarci una sorta di YouTube dei sogni, svelando o vendendo le nostre paure o fantasie al miglior offerente: il cinema e la televisione assurgerebbero a simulacri di un lontano passato e il loro destino sarebbe definitivamente segnato.
    Ma il sogno è anche premonitore, può salvarci da sventure futuro o, per lo meno, metterci sull’avviso di cambiare i nostri piani: che ne sarebbe stato del viaggio in macchina di Isak Borg senza il sogno premonitore ?
    Speriamo soltanto di non essere vittime degli “estrattori di sogni” che un giorno non troppo lontano vorrebbero impiantarci pensieri estranei o rubarci ricordi e pensieri privandocene per sempre: cosa rimarrebbe di noi senza i nostri sogni ?

    Rif.
    James G. Ballard, Tutti i racconti, Vol. I (1956-1962)
    The Matrix , anno 1999, scritto e diretto da Lana e Andy Wachowski
    A Dream is a Wish Your Heart Makes (I Sogni son Desideri), 1949, scritta da Mack David, Jerry Livingston e Al Hoffman
    Il posto delle fragole (Smultronstället), 1957, diretto da Ingmar Bergman
    Fino alla fine del mondo (Bis ans Ende der Welt in tedesco e Until the end of the world in inglese), 1991, regia di Wim Wenders
    Inception, 2010, scritto, prodotto e diretto da Christopher Nolan

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